Tutti noi abbiamo sentito parlare della vicenda “Angeli e demoni”, notizia di cronaca che ha rimbombato nei tg di tutta Italia circa un mese fa, per i fatti gravissimi di cui si accusavano degli operatori emiliani, notizia che poi è sembrata sparire nel nulla. Notizia che ha scosso le coscienze, notizia  orripilante, perché a farne le spese sarebbe stata proprio la categoria di esseri umani che più merita protezione e tutela, ossia i bambini.

Con l’espressione “Angeli e demoni” ci si riferisce infatti all’inchiesta riguardante un presunto sistema illecito di gestione dei minori in affido nel comune di Bibbiano, Reggio Emilia. Il sistema criminale sarebbe incentrato sulla manipolazione delle testimonianze dei bambini da parte di assistenti sociali e psicologi, che avrebbero tolto, dietro pagamento, bambini a famiglie in difficoltà per affidarli a conoscenti e ad amici. Si parla di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, lesioni gravissime per i danni procurati ai minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso. Si contesta il tentativo di costruire falsi ricordi di abusi sessuali ingenerati con gli elettrodi di una “macchinetta dei ricordi”.

Ma la cosa che stride con tutto ciò è che proprio i comuni della Val d’Enza erano considerati, fino a qualche anno fa, un modello da seguire nel campo degli affidi. Cosa è successo in questi ultimi anni? Possiamo davvero parlare di “Angeli e demoni”, ossia di una grande trasformazione?

Qui non si vuole certo dar eco al circo mediatico che oramai ha assunto i chiari tratti della speculazione politica, ma ci si vuole soffermare sulle specifiche nozioni in tema di tutela dei minori e di ascolto psicologico.

Nonostante ci siano molti aspetti che ancora non conosciamo di questa vicenda, infatti, l’unica cosa certa è che, se venissero confermate le accuse, sarebbero di una gravità assoluta, a maggior ragione perché i presunti autori di reato sono proprio le figure che dovrebbero essere preposte alla protezione e alla tutela dei bambini più vulnerabili. Se dovessero essere confermate le accuse, il trauma psicologico vissuto da quei bambini sarebbe uno di quei traumi con conseguenze sulla loro vita psichica davvero pesanti, sia a medio che a lungo termine. Avendo lavorato per circa dieci anni in un ambulatorio ospedaliero, e avendo diretto per altrettanti anni un centro antiviolenza, ricordo molto bene la paura nei nostri confronti da parte dei bambini, (non si scordano quegli occhietti pieni di paura che ti scrutano tenendoti a debita distanza), ma ricordo anche molto bene quanto essa svanisse in pochi secondi, essendo i piccoli subito accolti nel modo migliore, con peluche e giochi ma soprattutto tanta dedizione da parte nostra. Chiunque abbia lavorato con i bambini conosce benissimo la Carta di Noto, un protocollo da seguire nell’ascolto di minori, approvato dalla comunità scientifica internazionale e stilato nel 1996. La sua quarta stesura inizia proprio con queste parole: “I bambini sono sempre da considerarsi testimoni fragili perché educati a non contraddire gli adulti e non sempre consapevoli delle conseguenze delle loro dichiarazioni e, pertanto, propensi a confermare una domanda a contenuto implicito. Richiesti da un adulto, i bambini possono mostrarsi compiacenti (cioè tendono a conformarsi a ciò che presuppongono sia desiderato dall’interrogante) e persino suggestionabili (cioè si convincono intimamente che le cose sono andate in un certo modo, così come più o meno esplicitamente suggerito dall’interrogante)”.

Gli effetti l’allontanamento dei bambini dal genitore sono stati studiati già negli anni ’40 da J. Bowlby, psicologo londinese, che svolge uno studio retrospettivo su “giovani ladri anaffettivi”, cioè ragazzi con comportamento delinquenziale e che avevano difficoltà relazionali.

In tutti questi ragazzi la relazione con la madre era atipica. Negli anni 50 Bowlby inizia effettivamente a studiare la relazione madre-bambino, in bambini ospedalizzati (quindi deprivati delle cure materne per un lungo periodo), o istituzionalizzati. Entrambe queste categorie avevano comportamenti simili ai giovani ladri. Quindi Bowlby, alla luce di questi studi, conclude che per la salute mentale del bambino è necessario che egli venga cresciuto in un’atmosfera calda, e sia unito alla propria madre da un legame intimo e costante, fonte per entrambi di soddisfazione e gioia. Dunque si evince da questi studi, ripresi da molti ricercatori, fino al famoso studio di Bucarest del 2000 , (The Bucharest early international project che ha come obbiettivo studiare gli effetti dell’istituzionalizzazione sullo sviluppo del bambino, e vedere che ruolo può avere l’affido o l’adozione) che l’allontanamento dei bambini dai propri genitori, e soprattutto dalla madre, deve essere portato avanti solo e soltanto per una questione di sicurezza del minore.

Inoltre, una delle accuse  è proprio il maltrattamento psicologico, ossia la forma di violenza infantile più difficile da provare, definita già nel 1995 da Fortin e Chamberland “L’insieme di atti che provocano danni alla salute emotiva o mentale del bambino, come la violenza verbale e atteggiamenti di disprezzo, atti simbolici volti a terrorizzare il bambino e la mancanza di amore e di disponibilità affettiva da parte del caregiver, compresi tutti gli atti di omissione, ossia trascuratezza emotiva, cognitiva o educativa”. Sempre secondo gli autori, le conseguenze a breve termine per chi subisce questi atti sarebbero incapacità nel formare rapporti di fiducia con altri e difficoltà  nello sviluppo di competenze sociali. Ma è soprattutto dell’adolescenza e nell’età adulta che si manifestano le conseguenze più gravi, come bassa autostima, disturbo depressivo e rivittimizzazione, ossia quello schema di comportamento per cui gli uomini vittimizzano gli altri, identificandosi con l’aggressore, invece, le donne, spesso si legano a uomini che hanno comportamenti di abuso, esponendo se stesse e i figli a un’ulteriore vittimizzazione. Potete ben comprendere come le conseguenze, per questi bambini, sarebbero pesanti e compromettenti la loro salute psichica, si potrebbe anche arrivare, infatti, ad un Disturbo dissociativo vero e proprio, DID.

Insomma, inutile dire che l’ascolto dei minori è una professione molto delicata e va svolta seguendo i protocolli internazionali, per evitare di provocare danni psicologici, alcuni dei quali irreparabili, nei futuri adulti. Concludo con una frase che soleva dire il professor Montecchi, noto neuropsichiatra nel campo degli abusi,  a noi studenti dei suoi corsi sulla violenza ai minori, “Se ignorati nei loro bisogni, i bambini pagano con la loro sofferenza l’inconsapevolezza degli adulti”. Meditate, gente.

Per non dimenticare.

FONTEWww.professionepsicologoroma.it
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Sono una psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e mi sono laureata nel 2002 presso l'Università La Sapienza di Roma. La mia passione per l'ambito clinico mi ha portato a frequentare diversi masters, tra cui quello dell'Università Cattolica del Sacro Cuore che mi ha dato la formazione teorica di psicologia e psichiatria ospedaliera. A questa esperienza è seguita quella pratica e interessantissima di collaborazione con l'Ambulatorio di Psicologia dell'Ospedale di Rieti, iniziata nel 2004 e terminata da poco. All'interno di questo servizio ambulatoriale è stato impostato un servizio di assistenza a pazienti oncologici, con percorsi psicoterapici strutturati e paralleli a quelli farmacologici. Contemporaneamente, sempre nel 2004, ho iniziato l'esperienza di Psicologa Responsabile del Centro Antiviolenza della Regione Lazio, che è andata avanti per 10 anni. Sono appassionata di Mindfulness e tecniche di rilassamento, su cui tengo dei seminari. Attualmente partecipo come relatore a convegni di Psiconcologia e seguo i miei pazienti presso gli studi di Roma e Rieti. Effettuo inoltre consulenze on line in tutta Italia e a italiani residenti all'estero.