Un fiume di droga, per lo sballo e l’isolamento delle nuove generazioni. Dati a dir poco preoccupanti, che devono far riflettere. Sono 730, secondo l’ultimo report dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda), le sostanze stupefacenti sintetiche in circolazione in Europa, 55 segnalate nel 2018.

Dal congresso della Società italiana di psichiatria (Sip) a Firenze, gli esperti lanciano l’allarme sugli effetti definiti “terribili” di queste sostanze. Il fentanyl, potentissimo oppioide sintetico, è uno dei più noti. Viene utilizzato anche come adulterante di partite di ‘sostanze classiche’, soprattutto eroina, causando scie di decessi per overdose.

Ma sono tante le ‘Nuove Sostanze Psicoattive’ (Novel Psychoactive Substances), le nuove droghe, difficili da riconoscere. Il cantante americano Prince sarebbe morto il 21 aprile 2016 proprio per un’overdose di Fentanyl, farmaco che assumeva per alleviare il dolore causato da un operazione alla gamba.

Il Fentanyl, infatti, è così potente che è facile andare in overdose, anche inavvertitamente ed è molto difficile dosarne la quantità giusta: quella in grado di uccidere una persona potrebbe essere giusta per alleviare il dolore di un’altra. Secondo quanto riportato dai CDC, i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle malattie americani, tra 2014 e 2015 le morti per overdose dovute agli oppioidi sintetici come il Fentanyl sarebbero cresciute del 72%.

Soltanto nel 2014 più di 18 mila statunitensi sono morti per overdose da oppioidi regolarmente prescritti. Di questi, 700 decessi sono dovuti al Fentanyl: se il numero vi sembra statisticamente irrilevante è perché il farmaco, per la sua pericolosità, è prescritto pochissimo. “Di frequente – spiega Massimo Di Giannantonio, presidente eletto Sip – sono frutto del ‘riciclaggio’ di prodotti sintetizzati per scopi farmacoterapeutici e spesso abbandonati a causa degli effetti avversi. Sono estremamente eterogenee: una possibile classificazione muove dalla categoria di sostanze di cui mimano gli effetti (cannabimimetici sintetici, o catinoni sintetici), ma le differenze rendono la predizione dei rischi complessa”.

Altre difficoltà sono dovute al dubbio sullo status legale, all’impossibilità di rintracciarle con i test tossicologici tradizionali e al ‘marketing sul web’, con cui raggiungono infiniti potenziali acquirenti, spesso giovani o giovanissimi. “A porre i maggiori rischi – aggiunge Enrico Zanalda, presidente della Sip – sono sostanze stimolanti come catinoni sintetici e fenetilamine, responsabili di episodi di delirio paranoide, agitazione psicomotoria grave, aggressività, allucinazioni, nonché crisi convulsive, addirittura coma.

Ma anche i cannabimimetici sintetici sono spesso causa di intossicazioni potenzialmente fatali e di sintomi psicotici spesso non transitori”. Il dramma viene sottolineato, anche da un Rapporto del 2018 dell’agenzia europea, per quanto riguarda la crescita del consumo di cannabis e ritorno della cocaina, con l’aumento dei decessi.

In Spagna ad esempio quasi un terzo delle persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni (il 31,5%) l’ha consumata almeno una volta nel corso della vita, mentre il 17,1% dei giovani adulti (dai 15 ai 34 anni) l’ha assunta nell’arco degli ultimi 12 mesi. Queste percentuali sono leggermente più alte in Italia, dove un terzo delle persone della categoria 15-64 anni (il 33,1%) ha fatto almeno una volta uso di cannabis nella vita e il 20,7% dei giovani adulti della fascia 15-34 anni l’ha consumata nel corso dell’ultimo anno.

Con questi dati il Bel Paese si trova al terzo posto della classifica, che viene guidata dalla Francia, dove il 41,4% delle persone dai 15 ai 64 anni l’ha assunta nella corso della vita e il 21,5% dei giovani adulti nell’arco degli ultimi 12 mesi. Aumenta del resto in Europa il consumo di cannabis detto “ad alto rischio”, con tutte le conseguenze. Nel corso del 2016, così rivela il rapporto, più di 150.000 europei hanno iniziato una terapia per problemi legati all’abuso della cannabis.

Anche qui, la stragrande maggioranza (ben l’84%) era di sesso maschile.Gli autori della ricerca si preoccupano in particolare per il ritorno della cocaina, la cui purezza “è attualmente al livello più elevato da oltre un decennio in Europa”, un fatto che rende l’alcaloide derivato dalle foglie della pianta della coca ancora più pericoloso.

A spingere il fenomeno è l’aumento della produzione nei Paesi dell’America Latina, così rivela il rapporto, che inoltre fa notare che nel corso del 2016 il Belgio ha superato la Spagna come Paese europeo con la maggior quantità di cocaina sequestrata, ovvero 30 tonnellate contro 15,6 tonnellate.

Nell’arco del 2016 sono state sequestrate del resto 70,9 tonnellate di cocaina in Europa, un lieve aumento rispetto al 2015.Per quanto riguardo il consumo della cocaina, il Paese che guida la classifica è il Regno Unito, dove quasi una persona su dieci — il 9,7% per essere precisi — nella fascia di età dai 15 ai 64 anni ha consumato almeno una volta nella vita la sostanza e il 4% dei giovani adulti dai 15 ai 34 anni ne ha fatto uso nell’ultimo anno.

Al secondo posto si posiziona la Spagna, con rispettivamente il 9,1% e il 3,0%. Più basse sono le percentuali in Italia, che con rispettivamente il 6,8% e l’1,9% si trova comunque al quarto posto dopo l’Irlanda, e in Francia (il 5,4% e il 2,4%). Non sorprende quindi che da tre dei cinque Paesi appena menzionati — Italia, Regno Unito e Spagna — arrivino quasi tre quarti (il 73%) delle 64.700 richieste di terapia per dipendenza da cocaina in Europa, delle quali 30.300 da parte di pazienti entrati per la prima volta in trattamento.

L’età media all’inizio del primo trattamento è di 34 anni. Una delle sfide menzionate nel rapporto dell’agenzia europea è quella delle nuove sostanze psicoattive, spesso prodotte in grandi quantità in laboratori cinesi e poi spedite in Europa. Su un totale di 670 nuove sostanze o molecole monitorate, sono state individuate nel corso del 2017 per la prima volta 51 nuove sostanze.

Si tratta, così osserva il documento, di un dato inferiore rispetto agli ultimi cinque anni e circa la metà rispetto agli anni record 2014 e 2015, quando le nuove sostanze identificate erano circa 100.Preoccupa poi il fatto che alcune di queste sostanze sintetiche vengono prodotte all’interno della stessa UE, ad esempio la metanfetamina e l’MDMA, facendo sì che l’Europa risulti a sua volta un esportatore di droga, ad esempio verso l’Australia.

Mentre la produzione di metanfetamina avviene soprattutto nella Repubblica Ceca (dei 291 laboratori clandestini segnalati nell’anno 2016, ben 261 si trovavano su suolo ceco), quella di MDMA (3,4 metilenediossimetilanfetamina o ecstasy) si concentra soprattutto nei Paesi Bassi (intesi in senso ampio), cioè Olanda e Belgio. Sempre nel 2016 le autorità dei due Paesi hanno smantellato undici laboratori, dieci dei quali in Olanda e uno in Belgio.

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Marco Staffiero, il mio nome spirituale è Ardas Sadhana Singh. Sono laureato in Scienze Politiche - Relazioni Internazionali e dal 2009 sono iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio. Approfondisco come giornalista e studioso diverse tematiche, che riguardano le discipline olistiche, le medicine alternative, la sana alimentazione e il benessere psico-fisico. Sono insegnante certificato di Kundalini Yoga, il mio diploma è riconosciuto a livello internazionale dal KRI (Kundalini Research Institute) e dall’IKYTA (International Kundalini Yoga Teacher Associations) e a livello nazionale dalla UISP – Area Discipline Orientali. Collaboro on line con “Il Giornale dello Yoga“ e "Yoga Magazine". Con il quotidiano “L’Osservatore d’Italia” e con “Il Format info” mi occupo di malattie ambientali, elettrosmog e salute. Inoltre, sono responsabile della rubrica Benessere e Salute del quotidiano on line “Il Mamilio”. Attraverso la conoscenza di tematiche legate alla Geobiologia, collaboro con la Bioriposo, dove effettuo misurazioni (con degli strumenti tecnici brevettati) dei nodi di Hartmann, elettromagnetismo ecc. , dando vita a conferenze sull'argomento in vari centri olistici e non solo.