In occasione della Giornata mondiale di lotta all’AIDS del 1 dicembre, Lila (Lega italiana per la lotta all’AIDS) ha pubblicato un report che fornisce un quadro approfondito della situazione. Questo rapporto non ha valore statistico, ma è giusto considerarlo soprattutto alla luce delle paure e dei pregiudizi intorno al tema AIDS. Dal report di Lila si notano negli intervistati una percezione del rischio HIV ancora confusa e uno scarso utilizzo dei test presso i servizi pubblici.

AIDS in Italia, i dati del LilaReport 2018

Tra il 1 ottobre 2017 e il 30 settembre 2018 il 60% delle richieste d’aiuto a Lila hanno riguardato dubbi di persone circa un’ipotetica trasmissione del virus in un momento preciso della loro vita. Il quadro che ne è emerso è una situazione generale di confusione circa la trasmissione dell’HIV. Questa paura generalizzata, come si legge nel report, è dovuta ad una mancanza di interventi di prevenzione mirati. La stessa confusione si nota nel secondo tema più trattato (42,4% delle richieste) che riguarda il test dell’HIV.

Un dato importante emerso dal rapporto di Lila è la percentuale di uomini e donne che convivono con l’AIDS. Tra le persone che si sono rivolte alla Lega hanno dichiarato di aver l’HIV:

  • 26% di persone transgender;
  • 16,7% delle donne;
  • 10,1% degli uomini.

Ancora pregiudizi sull’AIDS

Il dato più sconfortante che emerge da queste indagini è ancora il pregiudizio intorno a chi convive con il virus. Infatti, numerose persone con l’HIV hanno affermato di aver subito discriminazioni e difficoltà in vari settori (sanità, lavoro e assicurazioni). Per questo motivo Lila il 1 dicembre scenderà nelle principali piazze italiane per sensibilizzare su temi quali prevenzione, rispetto e solidarietà. Inoltre, per tutta questa settimana la lega italiana per la lotta all’AIDS ha rafforzato l’offerta di test rapidi gratuiti: ricorrere al test per l’HIV è importante per accedere in tempo alle cure. Infatti, il 32% delle persone a cui è stato diagnosticato il virus ha eseguito il test soltanto dopo la comparsa dei primi sintomi. Accedere in tempo ai trattamenti ART (Antiretrovirali) è importante per raggiungere uno stato di non-trasmissibilità: in Italia la percentuale di chi raggiunge la soppressione virale è tra l’85% e il 95%.