Affermarsi vuol dire essere pienamente se stessi, essere autentici ma con tatto, per non compromettere il rapporto con gli altri. Per molti è un atteggiamento molto difficile da adottare, soprattutto nella quotidianità, e allora si preferisce soffocare i propri bisogni e fingere che tutto vada bene. Quante volte rinunciamo alle cose che ci piacciono veramente, rischiando di spegnerci lentamente?
Ma oggi, in quest’epoca così tormentata, molti si chiedono se sia davvero meglio condurre un’esistenza senza rischi ma monotona, o sia più gratificante una vita più movimentata ma che ci permetta di portare avanti noi stessi e i nostri valori.
A volte pensiamo di compromettere le nostre relazioni sociali, solo perché manifestiamo le nostre idee e i nostri principi, ma invece è proprio questo nostro essere noi stessi che ci rende unici e anche più simpatici agli occhi degli altri. Inoltre la negatività che sprigioniamo quando neghiamo noi stessi ci porta ad ammalarci e a non poterne più, a chiudere bruscamente dei rapporti o ad evitarli. Quando non ne possiamo più , quando un giorno ci svegliamo e capiamo di aver dato troppo o di aver subito troppo, quando arriviamo a diventare degli zombie nel tentativo di aiutare tutti tranne noi stessi, allora vale la pena fermarsi un attimo e riflettere insieme, come faremo in questo articolo.
Vediamo in cinque piccoli passi come affermare se stessi.

Decidi tu della tua vita, altrimenti qualcuno lo farà per te.

Affermarsi vuol dire mettere dei confini, dire di no ed essere se stessi senza offendere gli altri. Vuol dire avere il coraggio di raccontare il proprio vissuto, le proprie sensazioni, ricordandosi sempre di esprimersi A FAVORE e NON CONTRO. A FAVORE dei propri bisogni e non CONTRO i bisogni dell’altro. Ossia, mettere sullo stesso piano i bisogni propri e quelli degli altri.

Per arrivare dove vogliamo, bisogna conoscere da dove partiamo.

Facciamo un nostro bilancio personale e chiediamoci quali sono le situazioni o le persone in cui tendiamo ad annullarci, seppur senza rendersene conto. Sono situazioni lavorative? Familiari? Situazioni sociali più allargate?
Le nostre risposte ci aiuteranno a capire come funzioniamo e cosa tendiamo a fare. Ad esempio alcune persone parlano più in casa che sul lavoro, mentre altre, al contrario, sono più socievole in ufficio che con i familiari.

Acquistiamo consapevolezza dei nostri limiti.

Ora caliamoci sempre più nella nostra realtà concreta. Quali sono le nostre difficoltà, ad esempio nell’ambiente lavorativo? Trovare le parole giuste con quel collega? Essere a mio agio quando parlo? Oppure avere il coraggio di esprimere un’opinione diversa da quella degli altri? Stupiamo una lista di situazioni e di persone che ci mettono in difficoltà.
E inoltre chiediamoci cosa cerchiamo di preservare, in ogni situazione, e cosa invece perdiamo. Ad esempio, se io evito di esprimere un disappunto ad una certa persona, sicuramente sono una persona che tende a preservare la pace, ma perdo la mia vitalità.

Prendiamo spunto dagli altri.

Ora pensiamo ad una persona che apprezziamo per il suo carattere deciso e per la sua capacità di affermarsi. Soffermiamoci a sentire la nostra ammirazione nei suoi confronti e a cosa di preciso ci ispira il suo modo di essere. Ad esempio, potrebbe essere il fatto di guardare l’interlocutore negli occhi, la sua postura, o ancora ci potrebbe piacere parlare con voce ferma. Proviamo ad annotarci una lista di caratteristiche che ammiriamo in lui/lei.

Trasformiamo i nostri pensieri in potenziali azioni.

Eccoci arrivati alla tappa finale. Una volta che abbiamo messo a fuoco un vissuto difficile, una certa situazione che ci crea difficoltà, allora saremo in grado di riconoscere le emozioni provate, le sensazioni vissute, i pensieri che ci ripetiamo in resta in quei momenti e le conseguenze concrete, ossia le azioni che mettiamo in atto, o subendo quello che ci accade o attaccando l’altro per difenderci o ancora giustificandoci, sentendoci a disagio o in colpa. Allora la prima tappa fondamentale è riflettere su tutti i nostri vissuti in quelle situazioni specifiche ossia di rendere consci i nostri pensieri inconsci.
Prendiamoci tutto il tempo necessario per questa autosservazione. Potrebbero volerci giorni oppure mesi. Non importa. Una volta individuato i pensieri che ci bloccano, come i giudizi su noi stessi o sugli altri, paure, preconcetti, solo allora saremo in grado di pensare e programmare un piccolo passo verso il cambiamento. Cosa posso fare di diverso in quella situazione? Come posso soddisfare i miei bisogni inappagati?
Un diario di bordo ove appuntare le nostre riflessioni potrà esserci utile in questo percorso di autoconoscenza.
E allora, non mi resta che augurarvi buon viaggio!