Ci lascia oggi Ugo Gregoretti, uno degli autori e degli intellettuali più lucidi della televisione italiana. Per meglio dire di una certa televisione, quella con la vocazione istruttiva e pedagogica tipica del servizio pubblico.
Gregoretti era entrato alla Rai nel 1953, arrivando quasi in anticipo: poco prima dell’inizio delle trasmissioni. Paradossale come sempre, lui raccontava di essere un raccomandato, assunto con l’aiuto del padre che conosceva molti personaggi ai vertici dell’azienda. Appena giunto iniziò subito con Inchieste coraggiose, decisamente anticonformiste per la Rai dell’epoca.
Nel 1960, a pochi anni dalla sua assunzione, vinse il Prix Italia con il documentario La Sicilia del Gattopardo, dedicato a Giuseppe Tomasi di Lampedusa  autore dell’omonimo romanzo, presentato al grande pubblico attraverso un viaggio nei luoghi da lui frequentati in vita: il palazzo nobiliare di famiglia, la casa di campagna, il caffè Mazzara di Palermo e così via.
Il documentario è visibile You Tube.Due anni dopo Gregoretti esordirà come regista cinematografico dirigendo I nuovi angeli, un lavoro molto originale che si colloca tra  documentario e fiction tratto dal libro di M. Guerrini I ventenni non sono delinquenti. E’ un viaggio tra i ventenni italiani alla scoperta della loro vita sociale, affettiva e lavorativa, che non da’ giudizi precostituiti permettendo a ciascuno di formulare il proprio.
Nel 1963 Gregoretti partecipò al film ad episodi Ro.Go.Pa.G. – Laviamoci il cervello (1963), opera ispirata al saggio I persuasori occulti dell’ intellettuale americano Vance Packard. Qui Gregoretti dirige il quarto episodio intitolato Il pollo ruspantefacendo considerazioni sul nostro modello di sviluppo a partire da una gita fuori porta.
Si tratta di un’ opera di ampio respiro e di notevole successo, basti pensare che gli autori degli altri cortometraggi sono grossi calibri del cinema internazionale: Roberto Rossellini, Jean Lui Godard e Pier Paolo Pasolini. Sempre nel 1963 Gregoretti dirige Omicron, film ben diverso e molto più intellettuale sulla storia di un alieno che si incarna in un operaio, morendo per essersi troppo umanizzato. Un caso particolarissimo di alienazione operaia. Dal ’68 in poi inizia un periodo di crescita anche politica.
Nel 1970 Gregoretti aderisce al Pci e , per una decina di anni, si voterà proprio al documentario politico. Va ricordato Apollon, una fabbrica occupata (1969), in cui gli operai fanno gli operai anche davanti alla macchina da presa mentre i dirigenti sono interpretati da vari intellettuali e da funzionari del PCI. Gregoretti è stato un intellettuale organico molto raffinato e molto consapevole.
A questo proposito va ricordato Uova fatali, un incredibile sceneggiato in due puntate del 1977 interpretato benissimo e dai ritmi serrati e coinvolgenti che sarebbe bello rivedere alla televisione. Il lavoro è ispirato ad un’opera del 1925 di Michail Bulgakov, scrittore sovietico da noi poco ricordato che anche per i suoi paragoni zoologici (vedi ad esempio Cuore di cane, impubblicabile in Urss) ebbe più di qualche problema con il potere.
Nel suo romanzo Uova fatali un’epidemia uccide tutte le galline dell’Urss. Per farle rinascere alcune uova vengono sottoposte in un laboratorio ad un raggio rosso sperimentale finché si schiudono dando vita a una razza di super rettili mostruosi ed aggressivi che crescono ad una velocità straordinaria. I mostri, altri una decina di metri, divorano le persone causando un’ondata di terrore che fa fuggire i superstiti.
La loro pericolosità è tale da rendere necessario l’intervento dell’esercito, che non riuscirà ad averne ragione: questi mostri verranno uccisi solo da una eccezionale ondata di freddo. L’opera contiene metafore politiche chiarissime ed è una critica molto consapevole all’estremismo ed alla violenza che dominavano in quel momento (siamo, giova ricordarlo, nel 1977) la società italiana.
Lo sceneggiato ebbe un grande successo.Dopo il decennio dell’impegno politico Gregoretti negli anni ’80 iniziò la carriera teatrale, allestendo almeno 50 spettacoli. Il maestro diresse anche il Teatro Stabile di Torino dal 1985 al 1989. E proprio nel 1989 realizzò Maggio musicale, un film che narra le disavventure di un regista che cura l’allestimento della Bohème.
Nel 2006 uscì la sua autobiografia, Finale aperto – Vita scritta da se stesso, per i tipi di Aliberti. Gregoretti voleva farne un film, che non venne mai girato. Nello stesso anno il maestro così diceva in un’intervista al Sole 24Ore: “In fatto di autori oggi potremmo tranquillamente competere con la scena degli anni Sessanta. I talenti non mancano, il problema è che non siamo in grado di assicurare loro prospettive solide. Le grandi produzioni americane dominano il mercato, con i loro mastodontici battaglie pubblicitari. Si tratta di una concorrenza che le nostre produzioni non riescono a reggere. All’inizio degli anni ’60 la stampa si sorprese perché esordimmo in dodici. Gli esordi oggi sono addirittura più numerosi, ma in larga parte non trovano neanche distribuzione. Il mio ultimo film, Maggio musicale del 1989, non riuscì ad arrivare nelle sale. Il rischio è che i nostri autori, sapendo a priori di non poter parlare al pubblico, diventino sempre più autoreferenziali ed elitari e che al botteghino continuino ad imperare i film di Natale”.
Tre anni dopo, nel 2009, Gregoretti ricevette il Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi, quale ‘giornalista, autore teatrale e televisivo, regista, attore, sempre uomo d’alto impegno intellettuale e civile’. L’anno successivo, nel 2010, arrivò il Nastro d’Argento alla carriera.
Il maestro era un uomo semplice, che fino a qualche anno fa era facile incontrare in autobus e agli eventi. Era sempre lui anche se un pò invecchiato, era sempre un uomo curioso anche se a tratti un pò diffidente. La sua attenzione ed il suo spirito critico ci mancheranno.