Alle 04:48 l’ufficio stampa ufficiale israeliano dichiara che Israele non si assume la responsabilità dell’accaduto e non porge le proprie scuse. Ribatte che la colpa è dell’Iran e delle forze siriane che materialmente hanno abbattuto il velivolo sotto la cui scia volavano una troupe di F-16 israeliani in incognito.

Cosa è accaduto?

Il pattugliatore russo Il-20, decollato dalla provincia di Latakia dalla base di Hmeimim con 15 militari russi a bordo, è stato abbattuto lungo la fascia costiera siriana a poche miglia dalla Fregata francese Auvergne di stanza vicino Cipro. I missili anti-aereo S-200 forniti dalla Russia all’esercito siriano, sono partiti proprio dalla stessa base di Hmeimim dove poche ore prima era decollato il Il-20. Gli S-200 erano diretti per abbattere una troupe di F-16 israeliani che stavano, come di consueto, sorvolando il territorio siriano.

Israele si è reso complice negli ultimi anni dei conflitti in Siria, di un forte interventismo non richiesto nonché del tutto illegale, fuori dalle direttive NATO, fuori dalle direttive ONU e fuori da ogni invito dei padroni di casa: la Siria e i suoi alleati. Sciaguratamente per i russi in pattugliamento, la troupe israeliana per evadere al sistema anti-aereo siriano si è di proposito posizionata dietro la scia-radar del pattugliatore Il-20, attirando di quest’ultimo il sistema anti-aereo. Una triste storia per i pattugliatori, un altro vergognoso episodio che Israele, pur non colpevole di aver azionato il grilletto, poteva risparmiarsi.

Shoigu e Putin concordano che l’accaduto è frutto di una serie di eventi a catena molto sfortunati che hanno portato alla morte dei militari da parte di un fuoco amico siriano, ma ribadiscono che Israele stava deliberatamente dirottando il sistema anti-aereo sul velivolo russo, usando i russi di fatto come ignari scudi umani. Soltanto l’8 maggio di quest’anno, l’incontro Putin-Netanyahu sembrava aver rilassato i toni e continuato il rapporto di partnership intercorrente tra i due. Peccato che il 10 maggio Israele invase nuovamente lo spazio aereo siriano.

Secondo il dottor Waqqaf, direttore dello Gnonsos Think Tank, non sarà più permesso a Israele di agire liberamente sul suolo siriano. E’ molto probabile quindi uno schieramento anti-aereo più fitto sul confine tale da abbattere immediatamente gli sconfinamenti israeliani. Ciò potrebbe tirare nel mezzo anche il Libano, che si trova praticamente nel mezzo dei due fuochi e che nelle ultime decadi ha già subito le invasioni israeliani. A tal proposito il supervisore incaricato dell’ONU, Staffan de Mistura, intima le due parti ad impedire ogni ripercussione militare che possa ulteriormente destabilizzare il processo di pace.

Quali possono essere le conseguenze?

L’episodio è senz’altro differente da quello avvenuto con l’abbattimento del jet russo da parte delle forze turche. In quel caso l’aereo cadde in territorio turcomanno e il pilota venne sbranato dai terroristi locali. Ma in questo caso siamo davanti a due leader, Putin e Netanyahu, entrambi ex militari ed entrambi adottanti la medesima strategia.

Nel tecnicismo strategico possono definirsi entrambi come leader dominanti: un leader dominante fa le proprie mosse sapendo che l’altro si comporterà di conseguenza. Il problema è che entrambi gli attori del gioco danno l’avversario come sottomettibile, continuando quindi un approccio dominante. La minaccia, arma principale del leader dominante, deve essere credibile, quindi deve mostrare indifferenza alle conseguenze e deve essere attuabile. Una minaccia attuabile è una minaccia che ha un riscontro da cui non si torna indietro. Questo comporta che nessuno dei due può cedere il passo, perché farlo significherebbe perdere potere di ricatto, di deterrenza.

I russi in questo contesto stanno avendo un atteggiamento molto paziente, diplomatico e maturo, minacciando solo nella misura in cui sono disposti ad agire, risparmiandosi minacce superflue che porterebbero a gravissime conseguenze. In sintesi la Russia ha un atteggiamento molto meno dominante, seppur dominante, rispetto al comportamento spregiudicato israeliano, che sembra invece non aver nulla da perdere (o le spalle troppo coperte). Israele si sta quindi avvantaggiando del fatto che i russi vogliono impedire lo scontro su larga scala, limitandosi a riportare la Siria alla piena statualità. Un tale scontro invece gioverebbe di gran lunga il piccolo Stato sionista, che potrebbe vedere ridisegnate nuovamente in meglio i propri confini.

Come sono soliti, gli israeliani non perdono occasione per destabilizzare ulteriormente la zona calpestando senza pudore alcuno quelli che sono gli accordi e le vie diplomatiche. Quanto possa durare ancora questo gioco, non ci è dato saperlo.

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Alessandro Verdoliva, nato il 28-01-1995 a Milano, di origini siculo napoletane, frequenterà le scuole elementari e medie in Svezia, per poi tornare in Sicilia, dove intraprenderà parallelamente diversi rapporti di stretta collaborazione con il M5S Pachino, Siciliani Liberi e con la Accademia della Lingua Siciliana, di cui è uno dei cofondatori. Si diploma in Scienze Umane a Trento ed è attualmente studente di Scienze Politiche e Relazioni internazionali presso l'università di Bologna. Passioni? Motori, arti marziali e viaggi