Nel corso degli anni in molti hanno provato a scansarla da quel posto speciale e di prim’ordine che occupa nel cuore di tutti gli amanti di Vasco Rossi. Ci hanno provato con Gabri, o con Stupendo, passando poi per Sally e tante altre bellissime canzoni.

Albachiara però, senza nulla togliere ai gusti personali, resta lì in cima nelle preferenze. Correva l’anno 1979, direbbero i cronisti. La Sony aveva da poco lanciato il walkman, una scatoletta per ascoltare la musica anche fuori casa che oggi farebbe inorridire i giovani. Nelle sale cinematografiche si accorre per assistere alla prima di Apocalypse now.

Nel novembre dello stesso anno gli appassionati di tutto il mondo stringono fra le mani un album dalla copertina sagomata con mattoni e bordo nero: titolo The Wall, disco dei Pink Floyd, evento che segna un’epoca. A Zocca intanto, nella provincia modenese, Vasco Rossi aveva già esordino con Ma cosa vuoi che sia una canzone. A breve non sentiremo più parlare di questo soggetto malfermo sulle gambe e con occhiali da zombie, aveva chiosato il critico Nantas Salvalaggio.

Vasco Rossi rispose con la canzone Vado al massimo a…quel tale che scrive sul giornale. Evidente dimostrazione che anche i grandi critici a volte sbagliano. La cosa più importante però è che la produzione artistica di Vasco Rossi non si ferma. Primavera ormai inoltrata del 1979, album Non siamo mica gli americani.

All’interno una canzone che all’inizio passa quasi inosservata: qualche giro di Do maggiore, un testo semplice che parla di una ragazzina timida e riservata e sul finire un assolo di chitarra. Un brano non molto fortunato nelle classifiche di vendita ma che, dopo quarant’anni, si può ben osservare quanto abbia cambiato i tempi.

Dal 1982 ormai i concerti del Blasco si concludono con questa canzone. Sarà possibile riascoltarla insieme a tanti altri successi di Vasco domani 06 agosto sul palco di Parco Schuster grazie alla tribute band Liberi Liberi, che suonerà insieme al grande Alberto Rocchetti, tastierista storico di Vasco dal 1989 ad oggi.

Suonare con Alberto Rocchetti, ci racconta Gino Di Giuseppe membro della tribute band, è un’emozione grandissima, un sogno per me che da ragazzo seguito tutti i concerti di Vasco Rossi. Quello che ci sorprende è il carisma ma anche l’umiltà di Rocchetti, la grinta che sa trasmetterci e naturalmente gli insegnamenti che possiamo ricavare dalla sua bravura. Una bella soddisfazione per questo gruppo che già nei mesi scorsi aveva ospitato con loro sul palco Andrea Braido, per molti anni colonna portante dei concerti di Vasco Rossi e considerato a tutt’oggi uno dei migliori chitarristi italiani.

Appuntamento quindi da non perdere nei 5000 metri quadrati di parco Schuster, circondati dalla splendida cornice della basilica di San Paolo e dalla buona musica che animerà quest’estate romana. L’ingresso al concerto sarà gratuito.