3 solide motivazioni per non vedere il Re Leone, il remake di Jon Favreau

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Il Re Leone
Il Re Leone

Il Re Leone, tutti o quasi lo conoscono. Infatti è uno tra i più belli e significativi cartoni animati targati Disney. E quasi tutti sanno che da poco tempo nelle sale è arrivato l’attesissimo remake del cartone animato uscito nel 1994.

Venticinque anni fa a dirigere il cartone animato furono Roger Allers e Rob Minkoff. Jon Favreau ha diretto l’esecuzione dei lavori per il nuovo capolavoro tutto al digitale, uscito nelle sale da pochi giorni.

 

Attenzione: probabile spoiler

3 motivazioni che potrebbero farvi perdere il desiderio di vedere il nuovo Re Leone

 

Ma cos’è che stona nel Re Leone nuovo, rispetto alla grandezza dell’opera precedente? Una bella domanda! Nell’articolo di oggi cercherò, per quanto possibile, di enunciarvi 3 motivazioni che potrebbero trattenervi dal vedere il remake del Re Leone.

Motivazione 1: La storia non è cambiata, ma l’impatto grafico sì

 

Nel film d’animazione del 1994 i personaggi erano colorati e fiabeschi, a tratti divertenti ed elettrizzanti: una risata te la strappavano, insomma, Timon e Pumbaa, con la loro simpatia da animali selvatici, a tratti goffa ma divertente.

Nel Re Leone del 2019 col nuovo adeguamento grafico digitale si perde quella connotazione buffa e scherzosa che avevano quasi tutti i personaggi del Re Leone a cartone animato.

Digitalizzando un’opera così grandiosa si è reso tutto molto più realistico, ergo se da una parte si è acquisita anche la comprensione dell’opera da parte di un pubblico più adulto, da un’altra si è eroso l’appellativo Disney dell’ “adatto a tutti”. Ciao ciao bollino verde.

Motivazione 2: L’intreccio narrativo appare, a tratti, molto superficiale

 

E qui bisogna decidersi: se si fa un Re Leone adatto a tutti, anche le vicende e gli intrecci (quello che combinano i personaggi, per capirsi) devono esserlo. Sembra invece che nel nuovo Re Leone alcune tra le parti più importanti della storia vengano rese in maniera molto superficiale e poco approfondita.

Mi riferisco alla scena della morte di Mufasa, il padre di Simba. Ecco qui un’estratto di una delle sue affermazioni più famose, che è possibile trovare nel cartone animato del 1994: “Simba… Lascia che ti dica una cosa che mio padre disse a me. Guarda le stelle. I grandi re del passato ci guardano da quelle stelle. Sì! Perciò quando ti senti solo ricordati che quei re saranno sempre lì per guidarti. E ci sarò anch’io”.

Tornando alla morte di Mufasa, quando Mufasa cade, precipitando là dove scalpita una mandria di animali, finendo per l’esserne travolto, la scena poteva essere approfondita anche di più. In parole povere, non c’è coerenza tra l’intento del film (che sembra essere indicato ad un pubblico anche più adulto) con altre scene, di minore importanza, ma che, in sostanza, vengono approfondite pure meglio. Non mancano, infatti, scene forti, di inaudita violenza tra animali selvatici.

Motivazione 3: La logica che domina l’intero cartone animato sembra fallace, qualche volta

 

Quando Mufasa, nella prima parte del Re Leone, passeggia al mattino presto con Simba nella zona “dove splende il sole”, la motivazione che il Re Leone adulto dà al figlio del cerchio della vita sembra non poggiare su alcun fondamento logico.

Nello specifico viene dedotta una motivazione delle preferenze alimentari dei leoni (che mangiano altri animali); questo “mangiare altri animali” viene giustificato da Mufasa col fatto che il mangiare altri animali (come gazzelle e antilopi) sarebbe moralmente giusto proprio perché questi sono animali erbivori: viene quindi lasciato intendere che i Leoni, seguendo la loro catena alimentare, mangerebbero giustamente altri animali perché, alla fine, è come se mangiassero erba.

Quanto ha incassato ad oggi il Re Leone in Italia e negli altri paesi?

 

Al di là delle critiche che – tengo a precisare – sono puramente personali, Il Re Leone 2019 ha avuto un esordio col botto: a due giorni dall’uscita nelle sale cinematografiche italiane ha incassato già la bellezza di 3 milioni di euro.

Negli altri mercati cinematografici, Stati Uniti d’America e altri paesi, il film in digitale ha addirittura battuto gli incassi del cartone animato del 1994, attestandosi sulla cifra di 1 miliardo e 437 milioni di dollari.