Tra fine ’800 e primo ‘900, grazie ad artisti del calibro di

Gauguin, Van Gogh, Cézanne e Toulouse-Lautrec, non sarebbe stato difficile sentire nell’aria una svolta nel mondo dell’arte, una rivoluzione che l’avrebbe sradicata completamente dalla sua tradizione e avrebbe dato origine a tutta l’arte moderna e contemporanea. Da una parte abbiamo lo sviluppo del cubismo, già anticipato nei dipinti di Cézanne, di cui il maggior esponente fu senza alcun dubbio Pablo Picasso; dall’altro abbiamo Tristan Tzara, che nel 1918 pubblicò il Manifesto del Dadaismo, di cui il maggior rappresentate fu Marcel Duchamp. Furono probabilmente questi i due eventi che segnarono una scissione definitiva con il passato.

La novità del dadaismo consisteva nel porre l’arte al

servizio dell’idea, cioè trasformando il comando pittura-pittura come da  definizione di Octavio Paz – in pittura-idea. Di solito sbaglia lo sguardo che si sofferma sull’assenza di tecnica delle opere dadaiste, trovandole prive di bellezza estetica, quando invece bellezza e tecnica in realtà sono più che mai presenti. La peculiarità del dada è infatti quello di rendere il pensiero tecnica, liberando così l’arte dai legami con scultura o pittura propriamente dette. L.H.O.O.Q. fece scandalo quando fu resa pubblica perché Duchamp dipinse dei baffi alla Gioconda di Leonardo, ma proprio per questo è da considerarsi una delle opere di maggiore impatto in tutto il ‘900. Quei baffi non vogliono essere un oltraggio a Leonardo (di cui Duchamp riconosceva il genio) ma bensì un omaggio e provocazione contro chi scrutal’opera in modo superficiale. Il ready-made contiene quello che l’arte stava diventando, il comando pittura-idea, anticipando, tra le altre cose, quello che sarebbe diventata con Wharol, pura provocazione.

Anche il cubismo potrebbe considerarsi, forse svolgendo

una sovralettura, provocatorio allo stesso modo del dada. L’arte cubista aggiunge al comando pittura-idea il concetto di tempo. L’esempio più facile che può essere fatto è quello della scomposizione di un cubo. Formato da sei quadrati uniti tra di loro, scomposto ne comprendiamo la vera essenza, sia nel tempo che nello spazio. Se con il dadaismo
abbiamo un pensiero che diventa tecnica, nel cubismo la scomposizione del soggetto in
più parti porta al medesimo risultato, ma ci permette di osservarlo in ogni singolo attimo.

Ancora oggi dadaismo e cubismo sono ancora difficilmente apprezzati (come tutta l’arte contemporanea d’altronde), malgrado considerazione maggiore rivolta all’arte cubista grazie all’esposizione dei suoi quadri in carne ed ossa. Specialmente in Italia, dove
siamo ancorati alla concezione artistica che identifica il bello nel suo significato estetico,
probabilmente a causa del nostro retaggio rinascimentale e barocco, non si è compresa la lezione di queste due correnti artistiche. Dadaismo e cubismo mostrano che il bello non deve necessariamente essere gradevole e piacevole allo sguardo; e che esiste un bello, teso alla comprensione dell’essenza, gnoseologico come è appunto l’estetica in filosofia.