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Naufragio Crotone: il titolare del Viminale ha riferito alla Camera e al Senato

| 8 Marzo 2023 | POLITICA

“Voglio rinnovare prima di tutto il cordoglio, mio personale e di tutto il Governo, per le vittime di questo ennesimo, tragico, naufragio e la vicinanza alle loro famiglie e ai superstiti”, così è iniziata l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alla Camera sul naufragio del 26 febbraio al largo di Cutro in Calabria.

Il titolare del Viminale poi è passato al bilancio della tragedia, che “non è ancora definitivo”, e ha riferito dell’arresto di tre persone, presumibilmente scafisti. Le parole del ministro alla Camera sono state accolte con una standing ovation dei deputati del centrodestra e con proteste dai banchi dell’opposizione. Nel pomeriggio il titolare del Viminale ha ripetuto l’informativa al Senato.

“Gli aggiornamenti giunti dalla Prefettura di Crotone portano il numero delle vittime a 72, di cui 28 minori, mentre i superstiti sono 80. Di questi, 54 sono accolti nel locale Centro di accoglienza richiedenti asilo, 12 nel Sistema Sai a Crotone, 8 sono ricoverati in ospedale, 2 minori non accompagnati sono stati collocati nelle strutture dedicate e 3 soggetti, presumibilmente gli scafisti, sono stati arrestati”, ha detto Piantedosi aggiungendo di essere prontamente andato a Cutro “per testimoniare, a nome del Governo, il cordoglio per le vittime e la vicinanza ai superstiti, nonché alle Amministrazioni locali” appena arrivata la notizia del naufragio. “Anche in questa sede desidero rivolgere una parola di profonda gratitudine alla Calabria – ha aggiunto – che, da sempre, accoglie con solidarietà e generosità i tanti migranti che sbarcano sulle sue coste e che affronta questa tragedia con compostezza e dignità non comuni”.

“Per la doverosa ricostruzione dei fatti, che in quella sede deve avvenire – ha continuato il ministro nell’informativa – sulla vicenda sta indagando la Procura della Repubblica di Crotone. Attenderemo, pertanto, con fiducia e rispetto l’esito degli accertamenti giudiziari”.

Intanto, sulla base degli elementi acquisiti dal Ministero della giustizia, Piantedosi ha riferito che “gli scafisti decidono di sbarcare in un luogo ritenuto più sicuro e di notte, temendo che nella località preventivata vi potessero essere dei controlli; il piano prevedeva l’arrivo a ridosso della riva sabbiosa, con il successivo sbarco e la fuga sulla terraferma”.

Intorno alle 4 di domenica “sull’utenza di emergenza 112 giunge una richiesta di soccorso telefonico da un numero internazionale che veniva geolocalizzato dall’operatore della Centrale operativa del Comando provinciale dei Carabinieri di Crotone e comunicato, con le coordinate geografiche, alla Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Crotone. È questo il momento preciso in cui, per la prima volta, si concretizza l’esigenza di soccorso per le autorità italiane”, ha spiegato il ministro dell’Interno aggiungendo che nei momenti immediatamente precedenti al naufragio la navigazione “era proseguita fino alle 3.50, allorquando, a circa 200 metri dalla costa, erano stati avvistati dalla barca dei lampeggianti provenienti dalla spiaggia e a quel punto gli scafisti, temendo la presenza delle forze dell’ordine lungo la costa, effettuano una brusca virata nel tentativo di cambiare direzione per allontanarsi dal quel tratto di mare”. Sarebbe stata questa manovra a causare il naufragio. “In quel frangente, la barca, – ha continuato Piantedosi – trovandosi molto vicino alla costa e in mezzo a onde alte, urta, con ogni probabilità, il basso fondale (una secca) e per effetto della rottura della parte inferiore dello scafo, comincia a imbarcare acqua”.

Nella sua informativa alla Camera, il ministro ha ricostruito, ora per ora, il viaggio dei migranti finito in tragedia a Cutro citando anche il racconto dei sopravvissuti. “La traversata parte da Cesme, in Turchia, intorno alle 3.00 del 22 febbraio in condizioni metereologiche ottimali: condizioni che, tuttavia, dopo 2 o 3 giorni peggiorano -ha spiegato citando i superstiti. “Secondo il loro racconto, a bordo dell’imbarcazione erano presenti circa 180 persone, oltre a 4 scafisti, due turchi e due pakistani”, ha continuato.

“Tre ore dopo l’inizio della navigazione, un guasto al motore dell’imbarcazione induce due scafisti a contattare, tramite cellulare, un complice. Dopo altre tre ore di attesa i migranti sono raggiunti da una seconda imbarcazione, pilotata da altri tre scafisti. Dopo il trasbordo dei migranti, la navigazione prosegue verso le coste italiane. Sempre sulla base del racconto dei sopravvissuti – ha detto ancora il titolare del Viminale – la barca giunta in sostituzione aveva due motori MAN entro-bordo. I migranti notano che gli scafisti dispongono di telefono satellitare e di un apparecchio che sembrava di tipo ‘Jammer’ ovvero in grado di inibire la trasmissione e la ricezione di onde radio. Inoltre, quando l’imbarcazione incrocia davanti alle coste elleniche, gli scafisti sostituiscono la bandiera turca con quella greca. Durante la navigazione, sempre stando alla narrazione dei migranti, gli scafisti li costringono a restare sotto coperta, facendoli salire sul ponte solo pochi minuti per prendere aria”.

Passando alle polemiche su un mancato intervento volontario delle autorità italiane, Piantedosi ha specificato che “l’esigenza di tutela della vita ha sempre la priorità, quale che sia l’iniziale natura dell’intervento operativo in mare. In altre parole, le attività di law enforcement, che fanno capo al Ministero dell’Interno, e quelle di soccorso in mare, che competono al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, esigono la cooperazione e la sinergia tutte le volte che i contesti operativi concreti lo richiedono, e in primis quando si tratta di salvaguardare l’incolumità delle persone in mare”.

“Il quadro normativo nazionale, peraltro sottoposto a vincoli di natura internazionale – ha sottolineato – con specifico riguardo alla materia del soccorso in mare, non è assolutamente stato modificato dall’attuale Governo. Peraltro, le modalità tecnico-operative dei salvataggi non possono essere in alcun modo sottoposte a condizionamenti di natura politica o a interventi esterni alla catena di comando. Dunque, sostenere che i soccorsi sarebbero stati condizionati o addirittura impediti dal Governo costituisce una grave falsità che offende, soprattutto, l’onore e la professionalità dei nostri operatori impegnati quotidianamente in mare, in scenari particolarmente difficili”.

Parlando del presunto ritardo dei soccorsi, Piantedosi ha chiarito che “l’attivazione dell’intero sistema Sar (ricerca e soccorso, ndr) non può prescindere da una segnalazione di una situazione di emergenza. Solo ed esclusivamente se c’è tale segnalazione, si attiva il dispositivo Sar. Laddove, invece, non venga segnalato un distress, l’evento operativo è gestito come un intervento di polizia, anche in ragione di quanto prima osservato circa la capacità di soccorso delle nostre unità navali. È esattamente quanto avvenuto nel caso in questione”.

“Dal 22 ottobre 2022 al 27 febbraio 2023, le nostre Autorità hanno gestito 407 eventi Sar – sono i numeri riportati dal ministro dell’Interno ruguardanti gli interventi degli ultimi mesi – mettendo in salvo 24.601 persone. Nello stesso periodo, nel corso di 300 operazioni di polizia per il contrasto dell’immigrazione illegale, la sola Guardia di Finanza ha tratto in salvo 11.888 persone. Per un totale, tra Sar e law enforcement, di 36.489 persone salvate. Dunque, dati alla mano, è del tutto infondato che le missioni di law enforcement non siano in grado di effettuare anche salvataggi”.

Proprio per interrompere la “tragica sequenza” di morti in mare, “sul presupposto che la causa principale, immediata e diretta sia costituita dalle reti criminali dedite al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e che la causa profonda risieda nei persistenti e crescenti squilibri tra Nord e Sud del mondo, questo Governo ha finalmente riportato il tema migratorio al centro dell’agenda politica – ha affermato infine Piantedosi – in modo trasversale rispetto a tutte le dimensioni lungo le quali si esplica la sua azione: a livello nazionale; sul piano europeo; con i Paesi di transito e partenza dei flussi”.

Tornando alla reazione del ministro subito dopo appresa la notizia della tragedia, Piantedosi ha chiarito di volersi riferire “alla gravità della condotta criminale degli scafisti “quando, con commozione, sdegno e rabbia e negli occhi l’immagine straziante di tutte quelle vittime innocenti, ho fatto appello affinché la vita delle persone non finisca più nelle mani di ignobili delinquenti, in nessun modo volendo colpevolizzare le vittime. Mi dispiace profondamente che il senso delle mie parole sia stato diversamente interpretato. La sensibilità e i principi di umana solidarietà che hanno ispirato la mia vita personale, sono stati il faro, negli oltre trent’anni al servizio delle istituzioni e dei cittadini, di ogni mia azione e decisione”.

Dure le repliche dell’opposizione alla Camera alle parole del ministro dell’Interno, con il deputato Pd Peppe Provenzano che accusa: “Alla fine quelle vite si potevano salvare, lo ha detto il comandante della Guardia Costiera di Crotone. Il governo deve essere indagato per strage colposa”. La deputata M5S, Vittoria Baldino si è scagliata invece contro Matteo Salvini, sottolineando che “l’autorità nazionale responsabile della convenzione Sar è il ministro Salvini che ha voluto la delega ai porti per continuare a padroneggiare sull’immigrazione” e per questo chiede: “perché continua a scappare dal parlamento come un coniglio e non si assume le sue responsabilità? Se ritiene di rispondere solo a se stesso si guardi allo specchio e si dimetta”.

A difesa dei ministri ai quali l’opposizione domanda il passo indietro, Riccardo Molinari, capogruppo della Lega, ha replicato: “È il solito film che in questo Paese vediamo da 30 anni: sono giorni che si parla di esposti in procura, giorni che qualcuno di fatto sta chiedendo l’intervento delle manette perché non si sono vinte le elezioni”. Al Senato è poi intervenuto il leader di Iv Matteo Renzi: “In questi anni si è affermato il principio che l’identità nazionale si afferma attraverso i respingimenti, alzando i muri. Non condivido l’analisi: l’identità italiana da Virgilio, che vede la fondazione della città attraverso un popolo di naufraghi, è di chi salva le vite non di chi fa respingimenti”.

“Le parole del ministro fanno chiarezza e pongono fine a una pagina buia della nostra politica”, ha detto la capogruppo di Forza Italia, Licia Ronzulli. “La politica dovrebbe trovare compattezza nel trovare soluzioni. Il governo l’ha fatto continuando a chiedere che il dossier migrazione venisse trattato al livello europeo, chiedendo che 20 Stati europei condividano oneri e responsabilità. Lo fa presentando nuove norme nel cdm a Cutro. Ora vedo una scellerata corsa a sinistra per strumentalizzare e guadagnare consensi: grave che per bieco tornaconto politico si faccia passare l’idea che l’Italia lasci morire la gente in mare, grave che si faccia passare Meloni come mandante politica della strage, grave legare queste morti al decreto sulle Ong, nessuno di loro avrebbe potuto salvarle”.

TAG: Camera, Governo Meloni, migranti, ministro Piantedosi, Senato
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