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Dal 2026 l’introduzione dell’Euro digitale sui mercati dell’Unione

| 8 Novembre 2022 | ECONOMIA

Con le criptovalute come Bitcoin o Ethereum che prendono sempre più piede sui mercati finanziari, anche istituzioni nazionali e internazionali si dichiarano pronte a introdurre proprie monete virtuali per stabilizzare le transazioni ed evitare concentrazioni di potere presso soggetti privati. Non manca all’appello l’Unione Europea, che nei prossimi mesi tramite la Commissione Ue presenterà una prima proposta legislativa per progettare l’euro digitale.

“Il denaro contante è ancora molto importante ma il suo utilizzo è in declino in molte parti del mondo. Un euro digitale integrerebbe questo mezzo di pagamento”, ha detto alla conferenza congiunta con la Bce il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Che ha spiegato come il provvedimento vedrà la luce probabilmente nella prima metà del 2023.

“L’Eurotower stima che i pagamenti non in contanti effettuati nell’Eurozona nel 2021 siano aumentati del 12,5% a 114 miliardi di transazioni per un valore totale di 197 mila miliardi di euro”, ha precisato Dombrovskis. In questo scenario, sostiene il braccio destro di Ursula Von der Leyen, “l’euro digitale ha il potenziale per apportare numerosi vantaggi ai consumatori e alle imprese” poiché “fornirebbe un’alternativa di denaro pubblico ai mezzi di pagamento digitali privati”.

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L’idea cardine del piano allo studio della Banca Centrale Europea è quella di affiancare l’euro digitale alla moneta unica tradizionale ancorando i due lavori con una parità uno a uno. Soluzione che, assicurano da Bruxelles, ne farebbe “un mezzo di regolamento sicuro, facile da usare e a basso costo”. In questo modo, la valuta virtuale potrebbe essere utilizzata gratuitamente per le operazioni di pagamento essenziali in tutta l’area dell’euro.

“Agli esercizi commerciali e alle piccole imprese un euro digitale fornirebbe un’altra modalità per ricevere pagamenti dalla clientela. Inoltre, potrebbe rendere disponibili funzionalità avanzate, come il pagamento automatizzato o l’applicazione di una qualche forma di identità digitale“, si legge ancora nell’analisi pubblicata da Francoforte.

Non si sa come verrà emessa la nuova valuta ma diverse banche centrali nel mondo stanno esplorando un’architettura ibrida: un mix tra l’emissione tradizionale a due livelli e l’emissione a un livello, nel quale la banca centrale emette denaro direttamente agli utenti senza passare dalle banche commerciali.

Pochi dettagli anche su come l’euro digitale circolerà materialmente. Non è però escluso che la nuova moneta possa passare da computer a computer, o da smartphone a smartphone, senza bisogno di banche. E senza tracciamenti di sorta, se non in alcuni casi. “L’Eurosistema non ha alcun interesse a raccogliere dati sui pagamenti dei singoli utenti, tracciare le abitudini di spesa o rendere noti questi dati a enti e istituzioni pubbliche”, ha precisato la Bce.

“Non abbiamo un interesse commerciale sulle informazioni contenute nei pagamenti degli utenti”, ha detto il membro del board della banca centrale Fabio Panetta. “Stiamo discutendo su un sistema che protegge la privacy: la nostra proposta che è la Bce non abbia accesso ai dettagli personali”, seppure con eccezioni. Ad esempio, “potremmo non registrare le transazioni fino a 50 euro l’una per un massimo mensile di mille euro”.

Prima di poter vedere l’euro digitale in azione sarà comunque necessario superare diverse tappe: uno studio sulla fattibilità del progetto è già in corso e proprio sulla base di esso la proposta della Commissione dovrà passare dai negoziati con Parlamento europeo e Consiglio degli Stati membri. Un iter lungo e complesso che potrebbe arrivare a compimento verso la fine del 2026 non senza opposizioni da parte delle banche.

“Poiché i conti di deposito attualmente pagano tassi di interesse bassi, una moneta virtuale ha il potenziale per disintermediare il sistema bancario”, si legge in una analisi della Deutsche Bank. Che prosegue: “Le persone potrebbero preferire detenere i loro soldi direttamente presso la banca centrale e questo potrebbe avrebbe un impatto sulla stabilità finanziaria degli istituti”.

Si tratta di un rischio escluso dalle istituzioni europee. Alla Bce si è infatti discussa la possibilità di fissare un limite di 3mila euro di depositi in euro digitale, “altrimenti si potrebbe spostare l’intero conto corrente su un telefono”. Simili considerazioni entrano in gioco anche nel decidere, per esempio, se dare accesso alla moneta ai consumatori dei Paesi in via di sviluppo.

In ogni caso si tratta di una necessità percepita come impellente dalle autorità comunitarie. “I clienti si sposteranno sempre di più verso le monete virtuali e se non soddisfiamo questa richiesta, altri lo faranno”, ha detto Panetta. Parole che suonano come un riferimento ad altri Paesi al lavoro su progetti simili come la Cina con lo yuan virtuale. Non solo. “L’ingresso nel mondo delle criptovalute delle Big Tech potrebbe aumentare il rischio di dominio del mercato e di dipendenza dalle tecnologie estere”, ha spiegato la presidente della Bce Christine Lagarde.

TAG: Bce, Euro, mercati, Unione Europea
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