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L’ipocondria, quando è difficile conviverci

| 28 Marzo 2022 | ATTUALITÀ, SALUTE

Tutti noi abbiamo avuto esperienze nella nostra vita di persone ipocondriache. Chiamata anche malattia immaginaria, in realtà è un disturbo che arreca molta sofferenza in chi ne soffre.

In questi anni si è sviluppato un sottotipo di disturbo,  chiamato volgarmente Ipocondria da Covid.

L’Ipocondria (o Disturbo da ansia di malattia, come definito dal nuovo DSM-5) è un disturbo caratterizzato dalla presenza per almeno 6 mesi di un’eccessiva preoccupazione legata alla paura di poter contrarre una malattia o alla convinzione di soffrire di una grave malattia.

Gli individui con l’ipocondria, infatti, sono persone convinte che ogni piccolo malessere patito sia il segno premonitore di una patologia seria.
Questo timore immaginario condiziona via via l’intera esistenza del soggetto colpito, dalla sfera lavorativa ai rapporti sociali e affettivi; addirittura, nei casi più gravi, porta all’assunzione impropria di farmaci, depressione, senso di frustrazione ecc.

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Tra le cause  sembra esserci la convinzione familiare che l’individuo che ne soffre sia fragile o sensibile a varie malattie, inoltre una predisposizione familiare a parlare esclusivamente di malattie o di pericoli legati alla salute.

È stato evidenziato, inoltre, come malattie gravi, specialmente avute nell’infanzia, o esperienze pregresse di malattia di un membro della famiglia sono facilmente associate con il manifestarsi di questa condizione clinica.

Caratteristiche

I soggetti ipocondriaci possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia e tendono ad identificarne i sintomi con sensazioni o cambiamenti che riguardano il proprio corpo. Inoltre, nonostante i frequenti controlli diagnostici a cui si sottopongono, queste persone, ritengono di non ricevere spesso le cure adeguate, alimentando così l’ansia che diventa persistente e nei casi più gravi totalmente invalidante.

Come possiamo immaginare, questo disturbo, oltre a creare uno stato ansiogeno in chi ne soffre, crea molti problemi alla vita relazionale della persona.

Come uscirne?

Guarire dall’ipocondria è difficile, in quanto, oltre a un trattamento adeguato, bisogna che il paziente si convinca di soffrire di un disturbo psichico (cosa molto difficile) e, conseguentemente, di necessitare di un supporto terapeutico.

Secondo moltissimi studi scientifici e secondo le linee guida internazionali per la diagnosi e la cura in ambito psicologico e psichiatrico (vedasi ad esempio le linee guida del National Institute for Care and Health Excellence), la psicoterapia cognitivo comportamentale è il trattamento di eccellenza per questo disturbo.

Tra le tecniche di provata efficacia abbiamo anche la Mindfulness. La Mindfulness ( ho scritto diversi articoli sull’argomento) è risultato essere un approccio valido, infatti, per distanziarsi dal rimuginio, un sintomo molto fastidioso per il paziente.

Tale tecnica si orienta sul diventare consapevoli dei propri eventi cognitivi interni, verso i quali è possibile dirigere l’attenzione senza rimanerne intrappolati. In questo senso il lavoro terapeutico aiuta a sospendere i processi di rimuginio e di prevenire anche in futuro eventuali ricadute, per favorire una migliore qualità di vita e un maggior benessere psico-fisico.

Come aiutare una persona ipocondriaca?
  1. Non sottovalutare il problema. La sofferenza di una persona ipocondriaca è reale, pertanto non va sminuita né sottovalutata.
  2. Rassicurala ma non troppo. Non puoi sostituirti al medico o tantomeno allo psicologo
  3. Aiutala a responsabilizzarsi. Le sue fissazioni rovinano rapporti sociali e relazioni ed è giusto che ne prenda atto.
  4. Non assecondare le sue “manie”. Va detto chiaramente che le sue preoccupazioni sono esagerate ed irrealistiche.
  5. Ultimo, ma il più importante, prova a convincerla a rivolgersi ad uno specialista.
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