fbpx
adv-499
<< ESTERI

Crisi Ucraina, USA: inviati 3.000 soldati in Polonia, Germania e Romania

Al momento i soldati non saranno schierati come truppe di combattimento
| 3 Febbraio 2022 | ESTERI

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha approvato l’invio di tremila soldati in Europa dell’est, al fine di rafforzare il fianco orientale della Nato nell’eventualità di un’invasione russa dell’Ucraina. Il Pentagono ha confermato che le truppe saranno dislocate in Polonia, Germania e Romania in via temporanea per difendere i Paesi dell’alleanza e non per combattere in Ucraina. “E’ importante mandare un forte segnale non solo a Putin ma al mondo”, ha detto il portavoce John Kirby. Gli Stati Uniti hanno lasciato aperta la porta a ulteriori trasferimenti. Intanto la Nato sta monitorando una squadra navale russa in movimento nel mar Mediterraneo.

Ieri si è tenuta una conferenza stampa del ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, che ai media internazionali ha detto: “Noi pensiamo che ci sia ancora spazio per la diplomazia, ma se la Russia attaccherà, allora combatteremo”. Il ministro ha poi aggiunto che l’Ucraina “si prepara ad ogni scenario” nella crisi con la Russia e ritiene che “tutto è possibile”, ma giudica ancora che le truppe russe mobilitate vicino al confine “non sono sufficienti per un’invasione su larga scala”.

Nella capitale ucraina, in giornata, è volato anche il ministro degli esteri olandesi, Mark Rutte. La sua visita segue quella del premier della Polonia Mateusz Morawieck e di quello del Regno Unito Boris Johnson che, in giornata, ha sentito al telefono il presidente russo Vladimir Putin. Nei prossimi giorni sono in programma vari incontri anche a Mosca. Oltre al presidente turco, ha annunciato che volerà “presto” nella capitale russa anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

adv-91

Il presidente francese Emmanuel Macron, invece, ci sta ancora riflettendo. “Sono molto preoccupato per la situazione sul terreno”, ha detto, aggiungendo di non escludere un’eventuale incontro con Putin. “Penso che il ruolo della Francia, in particolare in questo semestre, sia provare a costruire una soluzione comune”.

“Ci attendiamo che con negoziati pacifici si possano risolvere tutti i problemi”, ha detto l’Alto commissario Ue agli Affari esteri e la sicurezza, Josep Borrell. “Ci si aspetterebbe una guerra considerando gli oltre 100mila militari altamente armati al confine del Paese”, ha aggiunto, “ma stiamo facendo tutti gli sforzi per trovare una soluzione diplomatica in questa crisi”.

Borrell ha poi specificato che le sanzioni dell’Ue sono “solo un’ipotesi” ma “se ci sarà un’aggressione militare in Ucraina dovremo reagire, e ci stiamo solo preparando per affrontare questa possibilità”. Una scelta che lascia perplesso il ministro degli Esteri ucraino, secondo il quale finalizzare la lista delle sanzioni e renderla disponibile servirebbe a mostrare a Mosca cosa l’aspetta in caso di invasione.

Il quotidiano spagnolo El Paìs, intanto, è entrato in possesso delle risposte scritte che Washington ha consegnato a Mosca a proposito del futuro dell’Ucraina. Non si sa chi glieli abbia consegnati, ma il Cremlino ha negato ogni responsabilità. Secondo quanto si apprende, i documenti proverebbe che sia gli Usa che la Nato rifiutano di firmare un accordo che impedisca a Kiev di entrare nel Patto atlantico, come pretende la Russia.

Le forze occidentali avrebbero però proposto a quest’ultima un accordo in base al quale entrambe le parti si impegnerebbero a non schierare in Ucraina “missili offensivi da terra e forze permanenti per missioni di combattimento”. Gli Usa sarebbero inoltre pronti a fare ulteriori concessioni sugli armamenti a fronte di un impegno equivalente da parte di Mosca. La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, intanto, ha detto che non definirà più l’invasione russa in Ucraina come “imminente” pur sottolineando che potrebbe ancora succedere “in qualsiasi momento”.

Il clima di tensione si respira anche al di fuori dell’Ucraina: oggi i caccia Typhoon della Raf britannica hanno intercettato quattro velivoli militari russi che volavano a nord della Scozia. Secondo il profilo Twitter del Defence Correspondent della Bbc, Jonathan Beale, si trattava di bombardieri russi Tupolev Tu-95, chiamati ‘Bear’ dalla Nato, che non sono mai entrati nello spazio aereo del Regno Unito. I datati quadrimotori, risalenti alla Guerra Fredda, si sono poi allontanati.

Prosegue il movimento delle navi russe nel Mediterraneo, che hanno superato il Canale di Sicilia dirigendosi verso Oriente. I satelliti hanno fotografato la squadra navale russa in avvicinamento verso la Grecia. Le immagini, analizzate dal sito francese Coupsure, hanno individuato però che la fregata Hansen, un’unità norvegese che è la vedetta avanzata della task force guidata dalla portaerei americana Truman, l’ha seguita a distanza molto ravvicinata.

Oltre alla fregata norvegese, la flotta russa è stata monitorata da più ricognitori della Nato, come anche il Gulfstream Caew dell’Aereonautica italiana: il radar volante più avanzato del mondo che può analizzare con un sistema di intelligenza artificiale le informazioni raccolte e trasmesse dall’intera flotta atlantica. Lo Stato Maggiore della Difesa ha comunicato che si è trattato solo di una missione di intelligence e che “né le forze Nato e né la formazione navale russa hanno posto in essere comportamenti o volontà escalatorie”.

Il 15 gennaio sono salpate dal Baltico e dal mare di Barents sei navi della Russia progettate per scaricare sulla spiaggia carri armati e marines, in grado di creare una testa di ponte con 60 tank e 1500 fanti. Mosca ha specificato che sono dirette in Siria, ma l’Alleanza Atlantica teme che possano in seguito procedere per il Mar Nero, per rinforzare l’assedio militare intorno all’Ucraina.

A nord di Creta e davanti alla Siria, aerei statunitensi e turchi sono anche a caccia dei sottomarini russi, moderni battelli, molto silenziosi e in grado di sfuggire ai sonar che sarebbero armati con i missili Kalibr a lungo raggio. Proprio con l’obiettivo di monitorare i movimenti della flotta russa, da Tolone è già partita la portaerei Charles De Gaulle, scortata da un caccia, due fregate e un sottomarino nucleare.

Sabato si uniranno alla portaerei americana Truman e all’italiana Cavour, a fregate greche, spagnole e ad altri sottomarini alleati e posizionati nell’area dove si trovano le navi della Russia. Nelle acque tra la Grecia e la Siria ci saranno quindi quasi trenta navi da guerra, tra le più moderne e potenti, con dozzine di aerei ed elicotteri.

TAG: crisi ucraina, Nato, Pentagono, Presidente Joe Biden, russia, USA
adv-536
Articoli Correlati