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Le Regioni sono per i vaccini negli istituti, resta il nodo della Dad

| 13 Gennaio 2022 | CRONACA

Vaccini anche a scuola, per spingere la campagna vaccinale e rendere possibili le inoculazioni anche all’interno degli istituti. Per ora si tratta solo di un’ipotesi, proposta dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che però convince le Regioni. Si valuta l’allungamento delle lezioni fino a giugno, in caso si renda necessario. Ecco cosa sta studiando il governo per blindare la scelta di tenere aperti gli istituti ed evitare la Dad.

Il primo fronte su cui si lavora sono le somministrazioni del siero ai bambini tra i 5 e gli 11 anni, che stentano a decollare e potrebbero essere la chiave con cui arginare il rischio di quarantene per le classi.

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Sono molte le Regioni che si dicono pronte ad allestire i centri vaccinali, come il Piemonte e la Toscana, mentre in Umbria – nella zona del Trasimeno – i bambini che ne faranno richiesta potranno già essere vaccinati a scuola da martedì 18 gennaio. In Abruzzo, una scuola di Castiglione Messer Marino ha invece cominciato questa mattina.

Gli hub vaccinali nelle scuole “non sono impensabili”, sostiene il ministro per l’Istruzione, Patrizio Bianchi, ma – chiarisce – “occorre distinguere la situazione dei ragazzi tra i 12 e i 19 anni dove si tratta di completare i cicli vaccinali, e quella dei bimbi più piccoli dove stiamo ragionando di portare il più vicino possibile le strutture per la vaccinazione sulla base dell’esperienza pugliese”.

Anche l’ipotesi di prolungare la didattica non è esclusa. “Finora – dice Bianchi – non è stato perso un giorno di scuola, ma se dovesse essere necessario ne possiamo ragionare con le regioni”. Soluzione al momento non contemplata, visto che è stata fatta “una scelta di unità del Paese che è il principio per cui la scuola deve essere l’ultima a chiudere”.

“Abbiamo fatto una scelta di unità del Paese che è il principio per cui la scuola deve essere l’ultima a chiudere. Abbiamo avuto il massimo dei contagi con la scuola chiusa e avere la scuola chiusa con i ragazzi che hanno altri contatti non sarebbe spiegabile”, ha poi aggiunto il ministro.

“Siamo assolutamente d’accordo”, ha commentato il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli. “Ma non bisogna dimenticare di coinvolgere anche la rete dei pediatri, il cui consiglio per le famiglie è molto importante. Ricordo che quando eravamo piccoli, i vaccini che all’epoca erano obbligatori si facevano a scuola. Si tratterebbe di riprendere una buona vecchia abitudine”.

Intanto tornano tra i banchi gli studenti in Campania dopo il pronunciamento del Tar che ha accolto la richiesta del Governo di annullare l’ordinanza del presidente della Regione, Vincenzo De Luca. Ma il governatore ribatte: “Noi abbiamo una linea diversa, le decisioni vanno prese prima che esploda il problema” e per quanto riguarda le misure del Governo “mi sembrano tutte virtuali e inattuabili, a cominciare dai tracciamenti e dalle garanzie da dare ai presidi e alle famiglie”.

Per questo alcune Regioni spingono per firmare un documento indirizzato al governo per rivedere i criteri e le competenze sulle ordinanze che dispongono la sospensione delle lezioni in presenza nelle scuole, e cioè di non limitare esclusivamente alle zone rosse la possibilità delle Regioni di emanare ordinanze sulla Dad.

Le Regioni meno favorevoli alla Dad, guidate dalla Puglia di Michele Emiliano, rimandano ogni decisione alla prossima Conferenza delle Regioni. “Non è stata presa – spiega in serata Emiliano in una nota – nessuna decisione, né approvato alcun documento sulla ripresa dell’attività didattica nelle scuole o sui criteri delle ordinanze”.

“Sono stati affrontati nell’ambito di una discussione generale diversi temi legati all’esigenza di rendere più efficace la collaborazione fra il Governo e le Regioni – aggiunge Emiliano – e ciascuno ha potuto liberamente esprimere il proprio pensiero rispetto a diversi aspetti che caratterizzano tale rapporto. Ma non è stata tratta alcuna conclusione”.

Sempre per quanto riguarda la Dad, in Sicilia la task force regionale ha dato il via libera alla riapertura delle scuole dopo tre giorni di rinvio, trovando però lo “scoglio” di molti sindaci che autonomamente hanno deciso di mantenere le chiusure, almeno fino a lunedì 17 gennaio.

Restano comunque una serie di territori dove le scuole non sono ancora ripartite in presenza con il nuovo anno. Sono molte le città alle prese con la mancanza di professori e personale scolastico.

Come in Molise, dove la percentuale di Comuni che per la settimana in corso hanno attivato la Dad è molto più elevata rispetto alla media nazionale: sono 27 su 136 i sindaci della regione che hanno optato per la didattica a distanza, dunque quasi il 20% del totale mentre in Italia i Comuni che hanno fatto ordinanze in questa direzione sono il 3%.

A Potenza invece, lo screening su oltre 7.500 studenti della città ha rilevato complessivamente 122 positivi, poco più dell’1,6%.

Nel Lazio, il 30%-40%degli istituti fa orario ridotto per la mancanza di docenti, così come succede a Bologna per le scuole dell’infanzia. Situazione simile in Toscana dove la maggiore mancanza riguarda il personale del ciclo primario, in particolare maestre.

TAG: covid, Regioni, scuole, vaccini
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