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Charles Dickens e il Canto di Natale. Parte 1

| 17 Dicembre 2021 | CINEMA, CULTURA, LIBRI, TEATRO

Quando si avvicina il Natale è inevitabile associare la festa anche al Canto di Natale, tra i romanzi più popolari di Charles Dickens, con la conversione dell’arido Ebenezer Scrooge in un uomo sensibile e generoso. Il libro ormai è un simbolo natalizio al pari del presepe e dell’albero, che contribuisce a diffondere le tradizioni e lo spirito benevole del Natale.

Lo scrittore e giornalista, conosciuto anche per gli scritti umoristici con Il circolo Pickwick, si dedica ai romanzi sociali di cui è il fondatore, con Oliver Twist, David Copperfield, Tempi difficili, Grandi speranze, Canto di Natale.

Non è un caso, l’idea del bambino solo,  in balia di un mondo crudo e incurante dell’infanzia, specchio della società vittoriana.  Proprio come ha vissuto lo stesso Dickens in una parte della sua infanzia, e che ha poi influenzando la sua fantasia e le opere letterarie.

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Charles John Huffam Dickens, giornalista, scrittore nasce a  Portsmouth, in Inghilterra il 7 febbraio 1812, secondo di otto figli. Il padre John lavora all’ufficio della  Marina britannica e con la famiglia si spostano più volte per il suo lavoro, stabilendosi poi a Londra nel quartiere allora povero di Camden Town. Dimostra già in questi anni una particolare passione per la lettura e una vivace memoria fotografica. Ma qualcosa cambia nella sua vita quando suo padre nel 1824 viene arrestato per debiti, finendo in prigione. A quel punto un ex coinquilino dei Dickens, suggerisce la possibilità per Charles di lavorare nella fabbrica Warren’s Blacking Warehouse, fino a dieci ore  al giorno, per aiutare la famiglia. Questa decisione da parte dei genitori segna per sempre   l’animo dello scrittore, che si sente solo e tradito.

Infatti, la madre Elizabeth Barrow, con gli altri fratelli seguono il padre in prigione, come in uso allora. Mentre il dodicenne Charles si ritrova a lavorare in una fabbrica per il lucido delle scarpe e a vivere prima con dei ragazzi e poi affidato a una coppia. Un po’ come succede ai protagonisti dei suoi romanzi.

Dopo qualche mese il padre viene rilasciato e poi anche riconosciuta una grave invalidità, assegnandogli una buona pensione, che gli consente di togliere il figlio dal lavoro e iscriverlo alla Wellington House Academy. I mesi di solitudine e di duro lavoro per un bambino però dalla fervida fantasia,  si rivelano dopo il trauma iniziale, anche la sua fortuna e fonte d’ispirazione, su cui costruisce i personaggi di maggior successo riconosciuti da ogni generazione.


In seguito lavora per un periodo in uno studio legale, frequenta i teatri, collabora con l’agenzia The Mirror of Parliament e diventa cronista per The True Sun e poi assunto dal Morning Chronicle. Nel 1836 pubblica con lo pseudonimo Sketches by Boz  e dopo qualche mese propone mensilmente sul giornale a fascicoli I quaderni postumi del Circolo Pickwickche lo rendono famoso, avviando tra l’altro, questa nuova modalità narrativa cadenzata. Sempre nello stesso anno sposa la figlia del direttore del giornale Catherine Hogarth e accetta il lavoro come scrittore presso il Bentley’s Miscellan.

Negli anni Quaranta è ormai uno scrittore conosciuto, nascono nuove storie, altri progetti, legge e interpreta le sue opere in pubblico. E sempre mensilmente escono altri racconti, prima Oliver Twist, poi David Copperfield, quest’ultimo scritto in prima persona e in parte autobiografica, a cui seguono letture pubbliche sia a Londra che all’estero.


In famiglia i rapporti con la moglie peggiorano e nel 1858 si separano dopo ventidue anni, sembra per la sua relazione con la giovane attrice  Ellen Ternan. Lui l’accusa di non aver saputo gestire la famiglia e i loro dieci figli e si vocifera che ci fosse del tenero anche con la cognata Georgina, che dopo la separazione gli rimane comunque molto vicina. Forse troppo! Sembra che Dickens cerchi addirittura di far sembrare la moglie una pazza per liberarsene in un manicomio, ma senza riuscirci. Non mancano dichiarazioni pubbliche sul suo astio con la consueta e proverbiale ironia: La signora Dickens e io abbiamo vissuto infelicemente insieme per molti anni. Quasi nessuno che ci abbia conosciuto intimamente può non aver saputo che siamo, sotto tutti gli aspetti di carattere e temperamento, meravigliosamente inadatti l’uno all’altro”.

Inoltre, nel 1865 resta coinvolto nell’incidente ferroviario di Staplehurst e l’unica carrozza che non cade dal ponte in ristrutturazione, è proprio quella dove viaggia Dickens in prima classe. Lo scrittore evita l’inchiesta nel timore si sapesse che viaggiasse con la madre ed Ellen Ternan.
Nello stesso anno, si dedica al tour di letture in America, leggendo le sue opere in molte città come Filadelfia, New York, Baltimora e Washington, nonostante i problemi di salute con degli attacchi di paralisi. L’ultimo romanzo Il mistero di Edwin Drood, resta incompiuto. Dickens muore a Higham, il 9 giugno 1870 per emorragia cerebrale, alle 18:10, la stessa ora beffarda del disastro di Staplehurst. Sembra quasi che la morte lo rincorra, fino a raggiungere il suo passo allenato a soli cinquantotto anni. Si conclude la sua passione per le passeggiate, i libri, la scrittura, l’ironia e inizia il mito del genio  eterno, che cristallizza un’epoca con le sue parole.

Chiunque è capace di essere di buono e benevolo umore quando è ben vestito. Non è un gran merito.

 Ci vogliono venti anni a una donna per fare del proprio figlio un uomo, e venti minuti a un’altra donna per farne un idiota.

TAG: Canto di Natale, Charles Dickens, denunce, disastro di Staplehurst, epoca vittoriana, giornalista, infanzia, Inghilterra, Londra, lotta alla povertà, Natale, Oliver Twist, povertà, romanzi sociali, scrittore, sfruttamento minorile, tradizioni, Warren's Blacking Warehouse
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