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Dal Covid-19 al microchip, come la pandemia viene utilizzata per controllare le nostre vite

| 5 Luglio 2021 | ATTUALITÀ

Si sfrutta la pandemia per accelerare quel mondo tecno-virtuale, che da tempo avevano progettato. Il tempo è pronto per dar vita alla quarta rivoluzione industriale. Senza nessuna opposizione, confronto ed analisi la “democrazia totalitaria” sta dando vita al “Grande Reset”. https://www.gospanews.net/2021/04/13/wuhan-gates-35-microchip-sotto-pelle-anti-covid-il-pentagono-svela-il-gel-iniettabile-finanziato-da-obama-per-controllarci/

Sotto questo nome a maggio del 2020 il World Economic Forum (WEF) a delineato alcuni punti fondamentali, che sconvolgeranno le nostre vite ed i nostri diritti. Un piano preciso, ufficiale e ben documentato, sul quale istituzioni internazionali, filantropi, organizzazioni non governative e mega-aziende private collaborano apertamente già da tempo. Le misure restrittive adottate dai governi hanno sdoganato definitivamente pratiche comportamentali funzionali alla nuova normalità, dallo smartworking alla teledidattica.

Le nuove abitudini acquisite dalle popolazioni durante la crisi del coronavirus hanno apportato quell’impulso alla digitalizzazione e all’automazione decisivo per implementare la Quarta Rivoluzione Industriale, che finora stentava a realizzarsi. E’ impossibile trattare l’argomento per vie “istituzionali”, ma per il momento è possibile informarsi attraverso la lettura di alcuni libri, che spiegano l’argomento con attenzione, libertà e vasta documentazione.

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La stessa scrittrice e giornalista Enrica Perucchietti con Luca D’Auria nel libro “Coronavirus il nemico invisibile” di Uno editore, spiega alcuni passaggi, che vanno dalla cultura della sorveglianza al monitoraggio dei cittadini, passando per altri fondamentali punti, in un testo di circa 300 pagine: “Il contenimento della pandemia comporta l’uso di strumenti di sorveglianza visibili, come droni e dispositivi indossabili (droni, braccialetti elettronici introdotti per esempio da Singapore e Israele). Si tratta di soluzioni tecnologiche comuni abituando la popolazione ad una cultura del controllo e della sorveglianza”.

Super controllati, sempre connessi ad un mondo virtuale, che sta prendendo i nostri spazi, le nostre decisioni e i nostri diritti. Una gabbia elettronica, come viene descritta dalla Perucchietti. In linea con il cosiddetto “capitalismo dei disastri” che sfrutta momenti di crisi e shock globali, per le élite mondialiste l’emergenza sanitaria è vista come un’occasione per avviare la promozione di un’Agenda globale, nota come Great Reset, volta a ristrutturare l’economia mondiale secondo linee specifiche: globalizzazione, digitalizzazione, Intelligenza Artificiale e automazione, moneta digitale, identità digitale e biometrica per tutti, robotica avanzata, transumanesimo.

Dietro la maschera dell’utopia e dell’ecologismo, ci troviamo dinanzi all’ennesima distopia elitaria tesa a dividere la società in due livelli: da una parte il potere economico detenuto da una ristretta cerchia tecno-finanziaria di super ricchi, dall’altra la “massa” indistinta di individui sempre più poveri, senza legami, diritti e senza radici, facili da sfruttare e controllare per il governo globale post-umano che si sta costruendo. Se tutto questo può sembrare fantascienza, ricordiamo alcuni esempi per riportare il lettore alla “realtà”.

Ad esempio poche settimane fa a ’60 Minutes’ sulla Cbs  è stata presentata l’invenzione, ideata dagli scienziati del Pentagono di un microchip che una volta inserito sotto la pelle è in grado di rivelare se il paziente svilupperà i sintomi del Covid-19. Il colonnello in pensione Matt Hepburn, ex medico militare specializzato in malattie infettive che ha guidato la risposta del Defence Advanced Research Project Agency (DARPA) alla pandemia, ha mostrato la tecnologia nel corso del programma. “È un sensore che si mette sotto la pelle e che ci dice quali sono le reazioni chimiche in corso. Funziona come una spia di controllo di un motore e quel segnale significa che domani avrai i sintomi”.

Philippe Guillemant, ingegnere fisico specialista in Intelligenza Artificiale del CNRS, in un articolo del 2020 sottolinea un importante aspetto della gestione della crisi pandemica che riguarda l’implementazione di tecniche di intelligenza artificiale, al fine di realizzare una governance mondiale di sorveglianza di massa. Secondo Guillemant questo progetto non si realizzerà, ma molto dipenderà dal livello di accettazione del vaccino e da quanto esso potrà essere reso, direttamente o indirettamente, di fatto obbligatorio.

Lo scopo principale della vaccinazione è giungere ad una normalizzazione dell’uso dell’identità digitale per ogni cittadino. Ciò renderà possibile che il controllo del diritto di accesso dei cittadini ai diversi luoghi (ristoranti, negozi, stazioni ecc.) avvenga in maniera automatica, portando con ciò all’apertura di un immenso mercato, quello dei dispositivi connessi, così allettante da riuscire a trasformare gli informatici in virologi.

Ciò permetterà anche l’introduzione di una moneta elettronica, già predisposta, con la soppressione progressiva del denaro contante. Oggi, l’identità digitale esiste già tramite i nostri cellulari, ma non se ne è fatto un grande utilizzo, salvo nel caso dell’app TousAntiCovid (l’App Immuni francese, ndt). Tutti hanno il diritto di entrare in qualsiasi negozio e di viaggiare senza essere obbligati ad avere un cellulare.

D’altro canto, il tracciamento degli spostamenti consentito da un cellulare è assai grezzo, con una precisione che va da 1 metro ai 10 metri. Possiamo ritenere che, per il momento, avere un cellulare sia un fatto innocuo. L’uso dell’identità digitale permetterebbe la raccolta dei dati sotto riportati tramite l’IA (Intelligenza Artificiale): Verifica dell’autorizzazione all’accesso per i vaccinati, controllo della velocità e della sosta (autovettura connessa), identificazione di tutti i tipi di infrazioni alla guida, identificazione delle persone con le quali si pranza, memorizzazione di tutti gli spostamenti, calcolo del tempo di lavoro o del tempo di permanenza in un luogo, rilevamento degli spostamenti non abituali.

Proprio il miliardario Bill Gates ha rivelato il suo piano per utilizzare i “certificati digitali” per identificare coloro che sono stati colpiti da COVID-19.Il cofondatore di Microsoft Bill Gates lancerà capsule impiantabili – chiamati anche microchip – questi possono mostrare chi è stato testato per il coronavirus e chi è stato vaccinato contro di esso. Si lavora anche con il “gel intelligente”, poroso è strutturalmente simile al microambiente delle cellule ed emette segnali fluorescenti in presenza di più sostanze chimiche del corpo, come glucosio, ossigeno, ioni, lattato, urea e altri biomarcatori.

Fondamentale per la sua differenziazione da una tecnologia simile, l’impianto è stato progettato per superare “la risposta del corpo estraneo”, perché non utilizza alcun metallo o elettronica. Pur evitando l’infiammazione e il rigetto dei tessuti, il dispositivo può rimanere in posizione e raccogliere dati per oltre due anni, secondo il sito web di Profusa, scrisse Suzanne Hodsden il 14 luglio 2016. Un dispositivo di generazione precedente che utilizza la tecnologia Profusa, chiamato Lumee Oxygen Sensing System, è stato progettato per rilevare i livelli di ossigeno nei tessuti, rispetto ai dispositivi esistenti che controllano i livelli di ossigeno nel sangue.

Dell’hydrogel intelligente nel settembre scorso scrisse anche il giornalista italiano Maurizio Blondet evidenziando un aspetto curioso. “Apprendiamo che a inventare e produrre il bio-sensore in gelatina la società di Sylicon Valley, Profusa, finanziata e controllata insieme dal Dipartimento Difesa (Pentagono, tramite DARPA) e dalla Fondazione Bill e Melinda Gates con una borsa di studio speciale.

La borsa di studio Bill and Melinda Gates Foundation parla infatti dello sviluppo di Sensori impiantabili multi-analitici per il monitoraggio continuo delle sostanze chimiche del corpo”. Ad onor del vero (scrive il giornalista) non siamo riusciti a rintracciare quella Borsa di Studio, magari svanita dal web dopo gli articoli sul microchip di Gates. Ma i legami tra Gates, megadonor del Democratic Party, e l’agenzia del Pentagono DARPA sono di antica data e si sono stretti ancor di più durante l’amministrazione Obama.

Non va infatti dimenticato che gli esperimenti sui supervirus in Cina e negli USA furono finanziati dall’agenzia governativa americana USAID (strumento finanziario della Central Intelligence Agency nei regime-change internazionali) ma anche dalla Bill & Melinda Gates Foundation. E che proprio durante quelle ricerche è stato brevettato da Anthony Fauci, direttore del NIAID (l’istituto nazionale di malattie infettive) il vaccino a RNA messaggero che ha consentito alla Big Pharma Moderna, finanziata da DARPA e dallo stesso Gates, di sviluppare uno dei primi sieri anti-Covid in uso in tutto il mondo.

“ARPA-E potrebbe essere la mia oscura agenzia governativa preferita. In effetti, è uno dei motivi per cui mi sentivo fiducioso di far parte di un fondo di investimento da 1 miliardo di dollari l’anno scorso. Il fondo, Breakthrough Energy Ventures, crea società che forniranno energia pulita affidabile e conveniente in tutto il mondo. In definitiva, vogliamo aiutare le persone a sfuggire alla povertà, promuovere l’indipendenza energetica, ridurre l’inquinamento ed evitare i peggiori effetti del cambiamento climatico. L’idea è di investire il capitale privato che aiuta gli imprenditori a portare le promettenti tecnologie energetiche a zero emissioni fuori dal laboratorio e nel mercato”, scrisse Bill nel suo blog Gatesnotes.

“Fin dai primi giorni di BEV, sapevamo che la realizzazione della promessa di innovazione energetica sarebbe dipesa da una grande ricerca di laboratorio finanziata dai governi. La connessione cruciale tra aziende private e ricerca pubblica è qualcosa che conosco bene dalla mia esperienza con Microsoft. Considera quanto sia centrale Internet per la strategia aziendale di quasi tutte le aziende tecnologiche odierne, inclusa Microsoft. Ma Internet esiste solo perché l’agenzia del Dipartimento della Difesa DARPA ha creato le basi per questo con una ricerca rivoluzionaria sulle reti di computer. Nessuna impresa singola avrebbe mai intrapreso un progetto di quella portata” aggiunse il tycoon di Microsoft Corporation.

Va ricordato che nella multinazionale IT è direttrice non esecutiva Emma Walmsley, CEO della potentissima multinazionale dei vaccini GlaxoSmithKline (GSK) che controlla la distribuzione commerciale di Pfizer, produttrice con BioNTech (a sua volta partecipata da Gates) dell’altro vaccino a mRNA Comirnaty. Inoltre, come svelato da un’altra inchiesta giornalistica “Coronavirus Bio-Arma” proprio la GSK è uno dei contractor di riferimento di DARPA nel campo delle ricerche batteriologiche.

Resta però evidente l’intrigo di conflitti d’interessi tra Pentagono, Big Pharma e Bill Gates, che dal 30 settembre 2020 ha stipulato un accordo mondiale con tutte le industrie farmaceutiche diventando così l’imperatore mondiale dei vaccini. Ecco perché il microchip sotto cutaneo per il controllo del Covid, iniettabile insieme ad una dose di vaccino, rappresenta un potenziale ulteriore passo verso il controllo della popolazione.

TAG: covid, grande reset, microchip
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