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Silvio Berlusconi. La scalata al Colle dell’uomo che pagava Cosa nostra mentre stava a Palazzo Chigi

| 4 Luglio 2021 | IL FORMAT, MAFIA, POLITICA

Silvio Berlusconi Presidente della Repubblica. La pillola che la maggior parte della stampa cerca di far ingoiare notizia dopo notizia.

Silvio Berlusconi punta al Colle ormai è chiaro a tutti. Altrettanto chiara, sta trasparendo la task force messa in campo per la realizzazione del piano.

Quella parte di informazione che ne da notizia come fosse la cosa più naturale del mondo, è il fronte più solido manco a dirlo; come potrebbe non esserlo dopo anni di servilismo mediatico?

Ricostruiamo il piano del cavaliere; innanzitutto scompiglio dentro la magistratura affinché la Corte Europea –  chiamata dai suoi legali a pronunciarsi sulla condanna per frode fiscale – si trovi davanti una serie di giudici i cui giudizi sono inquinati dall’odio per B.

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Significativo a tal proposito, il servizio che la trasmissione Report ha dedicato alla vicenda   rivelatasi davvero molto goffa,  soprattutto nella parte in cui da voce ad un cadavere per avvalorare la tesi del complotto anti B.

Un filo conduttore, lega  contemporaneamente il caso a scandali e presunti tali, all’interno del CSM denunciati da figure significative solo nella misura a loro attribuita dagli organi di informazione.

Un colossale caos, sempre di stampo mediatico, restituisce l’immagine di una magistratura che devia dalla propria imparzialità a favore di agnelli sacrificali fra cui, il candido cavaliere.

Va precisato, quanto sia fuor di dubbio che una parte della magistratura si muova con metodi di tipo mafioso per quanto riguarda nomine, incarichi e sentenze ma va anche precisata l’impossibilità che le vittime di questi alti tradimenti alla giustizia, siano da ricercare fra persone ricche e potenti. In genere è per consolidare quella ricchezza e quel potere che si riesce a corrompere chi indossa la toga.

Torniamo al piano di B. e dei suoi camerieri senza dignità; dopo il caos toghe, era necessario un collettivo cospargimento di cenere in segno di perdono e chi meglio dei leader politici, poteva intraprendere l’operazione?

Matteo Renzi, la cui prima occupazione e’ fare da sguattero agli sceicchi che promuovono il Rinascimento arabo facendo a pezzi – non in senso figurato si intende – i giornalisti dissidenti, fa gli straordinari promuovendo il rinascimento italiano che come potrebbe non partire con Berlusconi al Colle?

Il leader del 2% scarso alias Italia Viva, ha già invitato la sinistra, la sua casa fittizia, a scusarsi con Berlusconi per tutto quello che gli ha fatto negli anni; a suo dire, una serie di attacchi privi di senso ma, in realta’ ci penso’ Luciano Violante a confessare tutto quello che “non ha fatto” contro Berlusconi.

La parte più esplicita della sinistra che “ostacola” Berlusconi: “l’onorevole Berlusconi … sa per certo che gli è stata data la garanzia piena – non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo – che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’onorevole Letta. A parte questo, la questione è un’altra. Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni…Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte. Dunque, non c’è stata alcuna operazione di questo genere. Ora, se dovessimo applicare i criteri che avete applicato voi a noi, altro che regime, cari amici! Non è stato così.”

Con nemici politici cosi non si ha certo bisogno di alleati.

Sempre Renzi, interviene sull’indagine per stragi aperta a Firenze contro il suo amato cavaliere e senza ricorrere a mezzi termini, lo dichiara innocente. “Non c’e’ uno straccio di prova”.

Il giudice Renzi ignora volutamente tutti gli elementi raccolti nelle intercettazioni a Graviano e il sodalizio fra B. e Dell’Utri, fondatore di Forza Italia, con l’ala stragista di Cosa nostra, i corleonesi capeggiati da Riina. L’indagine parte da qui.

Non dimentichiamo che nelle motivazioni della sentenza del processo trattativa Stato-mafia, i giudici mettono nero su bianco il patto criminale fra B. e la mafia dettagliando le elargizioni di denaro: “è determinante rilevare che i pagamenti sono proseguiti almeno fino al dicembre 1994” mentre B. era presidente del consiglio e dopo le stragi del 92/93.

Matteo Salvini, più addomesticato del cucciolo Dudù in merito, lo ha proposto in più sedi; secondo lui, “Silvio Berlusconi ha le carte in regola per ambire a diventare il presidente della Repubblica”. E’ vero, il leader della Lega non brilla in acume anzi, denota una carenza importante ma che gli sia sfuggita tutta la materia criminale che il suo papabile ha toccato non regge molto.

Dal momento che il politically correct accetta contestazioni ai leader ma non ai suoi elettori, cercherò di astenermi dal definirli nella stessa maniera dell’homo heidelbergensis ma non posso risparmiarmi domande del tipo: ma chi vota Lega, è disposto ad accettare l’individuo che ha traghettato al nord la mafia, come carica più alta dello Stato?

Anche per la sorella d’Italia, Giorgia Meloni, Berlusconi va bene per il Colle. Lei lo voterebbe subito. In fondo che motivo ha per non sostenerlo? Il suo partito ha raggiunto un pessimo record di collusi con la mafia in tutta Italia quindi perché avere la puzza sotto il naso? Anche in questo caso, le sue manifestazioni di fede a Dio Patria e famiglia Berlusconi, sono pubbliche; per i suoi elettori in continua crescita, nulla da obiettare?

Ma il più grande fan di Berlusconi presidente è lui: Berlusconi. Oggi  comincia a darsi anche delle percentuali che risultano modeste rispetto ai numeri che sono dalla sua parte grazie agli indegni sopra citati e, aggiungono i suoi fedelissimi, non sono da escludere nemmeno voti da parte del M5S nel segreto dell’urna.

Quanto possa risultare vero, ad oggi non lo sappiamo, ma le recenti uscite di Luigi Di Maio non fanno ben sperare; dopo essersi scusato per aver chiesto le dimissioni di un sindaco in carcere – come se la giunta potesse riunirsi nell’ora d’aria – ora spinge perché Mario Draghi continui a presiedere il governo perché lui solo può dare stabilità, lui solo riunisce e lui solo fa cose buone per l’Italia.

Uscite nuove a cui è difficile abituarsi.

Quanto sia diffuso questo voltafaccia all’interno del M5S, è da verificare, certo è, che la loro permanenza a fianco del partito fondato da un condannato per mafia, non fa ben sperare e dal giorno in cui Alessandro Di Battista ha letto quella sentenza di condanna ad Arcore, sembrano trascorsi secoli. 

TAG: Alessandro Di Battista, Giorgia Meloni, Luigi Di Maio, Matteo Renzi, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi
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