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Cosa significa veramente la parola legalità per questo Paese?

| 1 Aprile 2021 | INCHIESTE

E’ stato parte di un sistema becero, ma adesso le parole dell’ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura Luca Palamara fanno riflettere sull’integrità di un Nazione: dovrebbero generare una riflessione profonda sulla degenerazione dei meccanismi di indipendenza della Magistratura, ma non solo …

“Il tema delle correnti è stato un argomento che ho affrontato in maniera chiara e netta, anche nel mio libro. Io appartengo ad una generazione, quella degli inizi anni 90, che ha segnato la storia politico-giudiziaria del nostro Paese. La segna nel 1992 che è l’anno degli attentati a Falcone e Borsellino, ma ancor prima nel 1990 la morte di Rosario Livatino, e la segna anche perché in quello stesso anno il 17 Febbraio del 1992 con l’arresto di Mario Chiesa, parte quella che poi sarà l’inchiesta di tangentopoli, sono gli anni in cui io personalmente studio e preparo il concorso in Magistratura, per gli strani casi della vita frequento, grazie ad un mio stretto parente, anche dei giornalisti che frequentano gli uffici giudiziari di Milano, e quindi mi relazionano quasi in tempo reale di quello che accade presso la procura di Milano, e l’inchiesta di tangentopoli segna sicuramente il mio ingresso in magistratura e della maggior parte dei colleghi che con me superano il concorso”.

“C’è in quel periodo un eccesso del ruolo del pubblico ministero, che viene visto come un salvatore, caratterizzato appunto da una missione salvifica, però subito dopo il 1992, diciamo che nel corso di quell’indagine accadono degli eventi che scuotono molto anche coloro i quali erano ‘infatuati’ da quell’inchiesta, parlo in particolar modo dei suicidi che caratterizzano quell’inchiesta, e quindi che in qualche modo danno l’altro lato, di quanto la giustizia poi può incidere sulla vita di una persona in maniera tragica andando oltre quello che è l’accertamento e la ricostruzione del fatto nel processo penale e poi sicuramente l’avvento della maggioranza del centro-destra e del Presidente Berlusconi con l’informazione di garanzia, catapultano ancora di più la necessità di individuare un confine tra politica e magistratura”.

“Un altro anno particolare è il 1993, dove viene tolta l’autorizzazione a procedere a seguito com’è noto del discorso di Craxi alla Camera, che fa venir meno una linea di confine tra politica e magistratura, da quel momento sicuramente, e sono gli anni del mio ingresso in magistratura, salta il confine tra politica e magistratura e quel ruolo del pubblico ministero che inizialmente viene visto come ‘salvatore’ diventa un ruolo che incide in maniera preponderante non solo nell’ambito giudiziario, ma direi anche nella vita politica”.

Lo ha dichiarato Luca Palamara intervenendo al “Forum Monzani”. Ma facendo un passo in avanti, fino agli ultimi anni, il magistrato spiega bene il ruolo delle correnti e quel “tutto cambia affinchè nulla cambi” appare molto significativo per capire lo stato delle cose e quello spaccato di politica e magistratura su cui anche l’opinione pubblica si sta interrogando.

L’ex Presidente della Camera G. Fini riceve l’ex presidente dell’ANM Palamara

“Sicuramente sono fermamente convinto di un fatto, che in uno Stato democratico, i poter dello Stato, debbano interloquire fra di loro. Tradizionalmente la corrente che maggiormente aveva rapporti con la politica, con una parte della politica, era ‘Magistratura  Democratica’, le altre correnti ‘Unicost’ e ‘Magistratura indipendente’ sicuramente erano correnti più filo-governative. Gli anni dell’avvento del governo Renzi, non lasciano insensibile il mondo della magistratura, c’è uno scossone a sinistra che ha dei riflessi interni, il nuovo Partito Democratico – spiega Palamara – evidentemente non vede più quelle correnti di sinistra come il loro naturale interlocutore, anche perché non dimentichiamo l’episodio molto importante, che è quello che accadde nel Gennaio 2008 in Italia, il governo di centro-sinistra cade a seguito di un indagine giudiziaria l’allora Ministro della Giustizia Mastella, va in Parlamento, il Parlamento intero, lo ricordo bene applaudì il suo discorso, fortemente critico nei confronti della giustizia, fu quel giorno stesso in cui io partecipando ad una trasmissione televisiva ricevetti gli insulti del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, questo era il clima. Quando cambia anche il modo di intendere la sinistra, sicuramente anche all’interno della magistratura viene svolta una riflessione, quel rinnovamento che avviene nel mondo della politica ha dei riflessi interni, anche su questo non dimenticherei che esiste una spaccatura interna alla magistratura, in prossimità del referendum, un conigliere del Csm, appartenente a ‘Magistratura Democratica’, Pier Giorgio Morosini, rilascia un intervista ad una giornalista de ‘Il Foglio’, Annalisa Chirico, dicendone di tutti i colori a l’allora maggioranza di governo”.

“Tutto questo per dire il tasso di politicità interna alla magistratura, rispetto al quale io penso che oggi, bisogna svolgere una serena e pacata riflessione, e capire se a distanza di 80 anni dell’entrata in vigore della costituzione, di 60 più o meno in cui il meccanismo interno è governato dalle correnti, questo sistema regga ancora oppure sia un sistema che debba essere messo in discussione, però è chiaro che bisogna fare un distinguo perché sia internamente alla magistratura sia in politica, non c’è voglia e volontà di fare delle riforme che possano impattare in maniera sostanziale sul mondo della giustizia, ci si limita fondamentalmente a delle riforme di contorno. Oggi, non solo io, ma c’è un documento di circa 100 magistrati che chiedono un forte cambiamento interno. Se parliamo di come riformare il Csm, io da uomo delle correnti a cui prima abbiamo fatto riferimento, c’è una sola riforma che temevo, che era quella del sorteggio interno alla magistratura, perché è l’unico meccanismo che in qualche modo può scardinare il sistema interno, sembra che tutto cambi affinché nulla cambi”, ha concluso poi in un passaggio Luca Palamara al forum Monzani.

Parole che fanno riflettere sull’integrità di una Nazione, sulla funzione dello Stato e su cosa significhi veramente la parola legalità per le Istituzioni di questo Paese. Lasciamo ai lettori un’ulteriore riflessione con queste parole, sempre di Palamara.

“Se io mi sono messo ‘in gioco’ è per la fiducia che ho nella giustizia, avere una giustizia che possa rispondere alle esigenze dei cittadini, rassicurandoli che però già oggi esistono tanti magistrati che sono fuori da questo meccanismo di potere, che proprio quei magistrati devono essere poi la forza del rinnovamento interno, riflettendo proprio su quelle che sono state storture che io non ho fatto nell’ottica di una vendetta o di un racconto contro, ma mettere sul tavolo tutto ciò che a mio avviso meritava una approfondita riflessione, dai processi che hanno riguardato Silvio Berlusconi, che tanto hanno fatto discutere in Italia, ma non solo perché i processi per Berlusconi, per me sono il punto di partenza per discutere delle modalità di svolgimento dei processi ai politici, doverosi, ma che devono essere svolti nel rispetto delle regole, e rispetto ai quali l’eliminazione dell’autorizzazione a procedere di fatto determina uno sconfinamento di fatto determina che l’inchiesta della magistratura legittima e doverosa possa diventare però poi il meccanismo attraverso il quale si elimina questo o quell’avversario politico. La magistratura deve svolgere il suo ruolo senza invadere un campo che spetta anche da un punto di vista delle riforme alla politica, proprio per questo ai cittadini, ai magistrati che non hanno fatto parte delle correnti, a mio avviso ritengo che si debba porre un tema di discussione. E’ giusto il funzionamento? E’ giusto che magistrati lodevoli siano stati esclusi perché non facevano parte delle correnti? Devono essere privilegiati solo quelli che appartengono ad una corrente? E’ doveroso dire che chi si candida per un posto ad una procura importante come quella di Milano ad esempio, è ovvio che abbia i meriti per partecipare al concorso, ma quanto influisce nella scelta l’appartenere ad una corrente? Quanto ancora oggi le correnti influenzano l’attività interna delle nomine? Una sentenza del Tar oggi ci dice che esistono gli stessi problemi di allora, e allora io penso che anziché dare una visione approssimativa di come ha funzionato il mondo individuando una singola persona, cioè me, sia giusto mettersi in discussione e chiedersi se tutto ciò va bene oppure no?”.

TAG: corruzione, giustizia, istituzioni, legalità, magistratura, Paese, palamara, politica
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