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L’acqua non potabile fa 800.000 morti all’anno, 300.000 bimbi, ma per gli “scienziati” c’è solo il Covid-19

| 27 Marzo 2021 | SALUTE

Avvolti 24 su 24 da una sola ed unica notizia, l’informazione come strumento di manipolazione di massa dirige le notizie in un’unica direzione. Il Covid-19 ha fermato anche il terrorismo internazionale. Da circa un anno non se ne parla più. Ma che strano.

Come ad esempio la notizia battuta dall’Ansa in poche e misere 9 righe di pochi giorni fa: ogni anno, 829.000 persone muoiono in media di dissenteria come conseguenza di acqua non potabile, compresi 300.000 bambini sotto i cinque anni. L’Oms calcola che le perdite totali dovute all’acqua non potabile in 136 paesi a medio e basso reddito equivalgano a circa 260 miliardi di dollari all’anno. Lo scrive l’Onu nel suo rapporto annuale sull’acqua, diffuso in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua.

Nei paesi a medio ed alto reddito, in media il 59% delle acque reflue è trattato, ma nei paesi a basso reddito è trattato solo l’8%. Questa triste realtà non entra nell’agenda globalista, quindi perché parlarne? Ci sono tante notizie di importanza fondamentale, ma spesso vengono messe completamente da parte. L’assunzione di acqua contaminata rappresenta un innegabile rischio per la salute di tutti e a maggior ragione per la salute dei bambini, specialmente nel periodo gestazionale e nella prima infanzia.

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L’accesso e la disponibilità di acque salubri, pulite e di qualità sono quindi le condizioni indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone e delle generazioni future. Circa 2,1 miliardi di persone (pari al 29% della popolazione globale) continuano a non avere accesso all’acqua potabile pulita e sicura, come sottolinea l’ultimo Rapporto sullo sviluppo idrico globale “Nessuno sia lasciato indietro“, pubblicato il 22 marzo 2019 in occasione della celebrazione della Giornata mondiale dell’Acqua e presentato dall’Unesco. Non a caso l’Obiettivo numero 6 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile prevede l’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari per tutti: un “goal”, purtroppo, ancora molto lontano da raggiungere.

Proprio le persone che vivono nelle aree più povere e disagiate del mondo soffrono di una serie di malattie, denominate “idrotrasmesse”, associate all’uso diretto o indiretto di acqua contaminata. Si tratta di patologie che sarebbe facile debellare semplicemente grazie all’uso di acque salubri e pulite. “Se si riuscisse finalmente a riconoscere, anche per legge e in tutto il mondo, che l’acqua è un bene comune preziosissimo ed irrinunciabile da tutelare, un patrimonio dell’umanità e non una merce da cui trarre profitto e guadagno – scrisse in un articolo la Dott.ssa Antonella Litta, Medico di Medicina Generale e Referente nazionale per le problematiche ambientali e sanitarie derivanti dall’inquinamento delle acque a uso umano – allora sarebbe anche più semplice individuare tutti gli interventi da realizzare subito affinché torni a essere un elemento salubre (e non una minaccia in quanto inquinata e contenente miscele di sostante tossiche e cancerogene) per soddisfare il primario e vitale bisogno di bere. Per fare questo è però necessario che al tema della tutela e del risparmio dell’acqua venga restituito un ruolo centrale e costante nel dibattito scientifico, sociale, economico, culturale e anche morale. La relazione che abbiamo con l’acqua, le modalità di tutela, risparmio, accesso e gestione relative a tale risorsa sono infatti tra gli indici più importanti per giudicare il livello della civiltà umana”.

TAG: acqua, Unesco; Covid-19
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