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Il Mar Rosso è sempre di più, considerata un’area di importante interesse strategico e commerciale

Dopo la Cina, la Russia apre i dialoghi con il Sudan
| 23 Novembre 2020 | ESTERI

Quella che sembrerebbe ormai una politica imperialista, dedita al pieno espansionismo strategico, militare e commerciale, ormai è diventata un dato di fatto. Nelle prime settimane di Novembre i dialoghi tra lo stato africano del Sudan e la Russia Euroasiatica, si sono fatti sempre più fitti ed insistenti fino ad arrivare all’accordo dell’anno, così definito dai numerosi analisti. La Russia di Putin, sembra intenzionata ad aprire una base militare strategica in Sudan, proprio in quell’area strategica e commerciale del Mar Rosso, nei pressi del Golfo di Aden, in quella lunga di distesa che dal Mare Arabico, porta fino a Suez, la porta d’ingresso verso il Mediterraneo.

Nelle ultime settimane, il  Primo Ministro russo  Michail Mišustin, ha avviato i colloqui con Karthoum  per delineare le basi di un accordo che ha nelle sue direttive la creazione di una base logistica, strategica e contenente personale militare russo, con un dislocamento di quattro unità navali , di cui due a propulsione nucleare, e l’installazione di componenti radar per il monitoraggio del traffico commerciale, lungo una zona di mare molto estesa, ma anche trafficata, vista la presenza della marina cinese e delle sue basi commerciali e militari nella vicina Gibuti, e vista anche la presenza di basi militari statunitensi, con unità navali che operano tra il Mare Arabico e il Golfo di Aden, fino a nord di Sharm el Sheikh.

Sembra di giocare al Risiko, ma non è una novità, che la Russia nutre interessi di carattere commerciale e strategico al di fuori delle proprie frontiere. Basta analizzare a fondo la presenza di personale militare russo nelle basi del Mediterraneo di Lakatia in Siria e di  Tartus, dove la Russia mantiene la sue presenza nel Mediterraneo, da dove è esclusa per motivi geografici.  Inoltre ci sarebbe anche l’intervento miliare in Libia, con la presenza dei Mercenari Wagner e di consulenti militari russi nella Cirenaica. Un modo che oltre ad intavolare dialoghi con il Generale Haftar ,  serve anche ad osservare da vicino le operazioni militari turche nel Golfo della Sirte a sostengo del Governo di Tripoli presieduto da Al Serraij. Sono tanti i campi di analisi che interessano la politica internazionale russa, ma tutti convergono in un punto risolutivo: Le mire espansionistiche e il controllo delle rotte commerciali.

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Forse, nelle nostre considerazioni ci siamo dimenticati, della politica post sovietica intrapresa da Putin nel dopo Eltsin, quest’ultimo impegnatissimo nel lanciare un messaggio chiaro all’occidente mostrando la nuova Russia Democratica, ma al contempo mostrando anche che l’apparato militare russo ereditato dai Soviet era ancora efficiente. Il conflitto in Cecenia ne era stato la conferma. Con l’arrivo di Putin, gli interventi in Georgia e Ucraina, sono serviti a rimarcare ulteriormente l’influenza russa, in quelle aree vicine all’Europa, ma sopra tutto vicine alle installazioni militari della NATO (il chiodo fisso della politica zarista di Putin). L e diaspore con il Sultano Erdogan, sempre più incisivo e presente nel Mediterraneo, hanno spinto Mosca ad elaborare strategie di intervento diplomatico anche nel conflitto del Nogorno- Karabakh, dove Mosca a sostengo dell‘Armenia, pare abbia iniziato un percorso sempre più anti turco, vista la predisposizione di Ankara a sostenere l’Azerbaidjan e di conseguenza quest’ultimo è diventato il Corridoio Energetico della traballante economia turca.

Da qui l’esigenza di Mosca a rivedere le politiche internazionali, in chiave di apporti collaborativi, economici e strategici con quelle economie asfittiche e in deficit, ritenute di importanza strategica e geografica, come appunto il Suda, un tempo ritenuto dagli USA di Bush i principali responsabili degli attacchi terroristici in occidente. Un’altra importante analisi, non chè, determinante sulla volontà di ampliare il raggio d’azione da parte del Cremlino verso le aree calde dell’Africa, sarebbe la questione legata al gasdotto Nord Stream 2, dove Washington aveva applicato pesanti sanzioni nei confronti del Cremlino, per tutta risposta Mosca ha risposto con la volontà di investire con un ingente quantità di Rubli, costruendo appunto un avamposto di notevole importanza lungo le rotte commerciali che dall’Asia, passando per il Mar Rosso, portano verso il Mediterraneo, appunto verso l’Europa.

Oltre alle mire espansionistiche e di valutare la capacità di Mosca, di penetrare negli stati africani, con investimenti non indifferenti, come allo stato attuale, sta facendo la Cina, ci sarebbe un altro importante dato derivante dallo scioglimento dei ghiacci che aprirebbe la Northern Sea Ruote, una rotta commerciale strategica, che collega il Nord Europa e tutte le regioni settentrionali della Federazione Russa, con l’Asia e l’Amerca del Nord. Un aspetto di notevole importanza, in quanto questa rotta, abbasserebbe i tempi di percorrenza e consentirebbe ai russi di essere presenti sulle principali rotte commerciali, comprese quelle del Mar Rosso.

Dal crollo dell‘Unione Sovietica e dei Famosi Paesi Allineati al blocco sovietico, la Russia Moderna guidata dallo Zar Putin, sembra non temere la concorrenza cinese. In piena crisi sanitaria, con una pandemia che sta mietendo milioni di vittime, Russia, Cina e Turchia mirano sempre al controllo economico, commerciale e militare della aree calde del pianeta, con uno scopo ben preciso: Portare materia prima nei propri paesi e stabilire l’egemonia militare e politica, grazie ai cospicui investimenti finanziari che mirano a creare o basi militari o dei veri e propri organismi di controllo della politico interna di quei  paesi. Dopo l’esperienza di Gibuti con cinesi e americani, il Sudan, guidato dal presidente golpista Abdel Fattah Abdelrahman Burhan subentrato grazie al golpe militare dell’Aprile del 2019, con la quale è stato destituito il Presidente Al-Bashir,  mantiene costantemente relazioni amichevoli con la Federazione Russa, ma anche con la Turchia. Su quest’ultimo aspetto ci sarebbero delle perplessità visti gli investimenti di Ankara proprio in Sudan e che sarebbero pari a 650 milioni di dollari, Mosca vuole stringere con Karthoum proprio per contenere l’influenza turca, che dal nord di Cipro, si estende verso il Mediterraneo, in Libia e ora verso il Mare Arabico.

Analizzando la costante corsa al riarmo navale, dove la cantieristica navale russa, ha evaso ordini per la costruzione di armi da tiro, mine da ormeggio e altre tipologie di armamenti, commissionati da ben nove paesi africani(a dimostrazione che il continente nero è terreno fertile per Mosca) le potenze planetarie, sembrano tornate a quelle logiche di Espansionismo tanto care alla Germania dell’inizio 900, quando gli occhi del mondo erano puntati sul Kaiser Guglielmo Secondo. L’ultimo imperatore di Germania, che voleva addentare il mondo e la Guerra glie lo proibì. Per portare l’asse politico mondiale  in equilibrio, quindi occorrerà un conflitto su scala planetaria? 

TAG: Mar Rosso, russia, Sudan
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