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L’equinozio d’autunno, tra spiritualità, salute ed alimentazione

| 18 Settembre 2020 | SALUTE

La vita di ogni essere vivente si svolge seguendo i ritmi delle stagioni, dalla primavera, attraversando l’estate, per accogliere l’autunno e infine l’inverno: si nasce, si cresce, ci si sviluppa e si ritorna alla Madre Terra, nell’eterno ciclo della vita.

Questi momenti di passaggio segnano sempre un punto di svolta, anche quando non ne siamo esplicitamente consapevoli, e dimostrano che noi siamo parte di qualcosa di grandioso, di eterno, e quella scintilla di Luce è sempre dentro di noi, basta contattarla.

Da tempi immemori l’equinozio d’autunno, (21 settembre) carico di fascino, suggestione e mistero, ha rappresentato un evento importante per i popoli. È il giorno in cui sia le ore diurne che notturne sono pari, fenomeno che è stato a lungo interpretato come un equilibrio cosmico.

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L’autunno è un periodo che ha un duplice scopo: è il momento di fare i raccolti principali, ma anche di stabilire ciò che è necessario per l’inverno che dovrà arrivare. Ruota tutto attorno a una questione di equilibrio e, pertanto, l’autunno è considerato come la stagione dell’equilibrio, un tempo durante il quale è possibile ripristinare armonia nella propria vita.

L’autunno nelle tradizioni

Nella tradizione druidica l’equinozio d’autunno è chiamato Alban Elfed (Luce d’autunno) o Elued (Luce dell’acqua). Esso rappresenta la seconda festività del raccolto, segnando la fine della mietitura. In Grecia tutte le cerimonie più significative si verificavano durante il mese dell’equinozio.

In questo periodo, chiamato dai Beoti, Demetrio o Cererino, Atene celebrava le grandi Tesmophorie, in onore di Demetra, dea del grano. A queste seguivano le Eleusine, che si tenevano ad Eleusi.

Nella mitologia celtica, l’Equinozio d’autunno è indicato col nome di Mabon, il giovane dio della vegetazione e dei raccolti, il cui simbolo chiave è la cornucopia, la cesta senza fondo dalla quale sgorga, come una cascata, tutto il cibo che si desidera.

Mabon fu identificato dai Romani con Apollo Maponus, simile all’alter ego celtico in tutto e per tutto: è l’aspetto giovanile e luminoso del Dio, anch’egli cacciatore come la sorella Diana e dallo spirito silvano. L’equinozio d’ autunno era importante anche per i Romani. In questo giorno nacque l’imperatore Augusto nel 63 a.C. Egli fece costruire la più grande meridiana di Roma.

Grazie a questo immenso orologio solare l’altare della pace, l’Ara Pacis, era in linea proprio con l’equinozio di autunno. Per la tradizione cristiana la figura legata a questo importante momento di passaggio è quella di San Michele, la cui festa si celebra il 29 settembre.

Il suo nome deriva dall’espressione ebraica “Mi-ka-El” (chi è come Dio). L’arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede contro le orde di Lucifero, il quale, ribellandosi al Creatore, si separa dagli angeli e precipita negli Inferi.

Grande importanza anche nel mondo orientale: l’Equinozio segna l’inizio del grande inspiro cosmico. La venerata Shakti apre gli occhi e l’Universo si riassorbe in Lei. Luce e tenebre quindi, si trovano in perfetto equilibrio, per cui dal giorno successivo e fino all’equinozio di primavera, mentre nel nostro emisfero prevarranno le tenebre col picco massimo nel solstizio d’inverno, nell’emisfero australe avverrà l’esatto contrario, in una alternanza di forze contrapposte e complementari che si manifesta in tutte le situazioni della vita e non solo come diktat del cosmo. E’ quello che la saggezza orientale chiama Yin e Yang, l’equilibrio degli opposti.

Il nostro organismo durante questo periodo

Nella tradizione ayurvedica l’Autunno, dominato dal Vata può generare sintomi quali dolori alle articolazioni, sensazione di secchezza, insonnia, irritabilità, ansia e paura in una sorta di “autumn blues”.

Tutti i cambiamenti stagionali, segnati astronomicamente da equinozi e solstizi, hanno ripercussioni sulla nostra vitalità (ovvero salute) fisica, mentale ed energetica. Con la riduzione delle ore di luce diminuisce la produzione di serotonina e aumenta quella di melatonina, per questo avvertiamo stanchezza e cali d’umore, inoltre l’appetito aumenta e si abbassano le difese immunitarie.

Cosa mangiare

Tra i cereali preferire quelli di stagione come l’avena che contiene proteine, sali minerali e triptofano, precursore della serotonina. Tra gli altri cereali da consumare in autunno troviamo anche il miglio, il grano saraceno, l’amaranto, l’orzo e il farro, ideali per preparare delle ottime zuppe con l’aggiunta, magari, di verdure di stagione.

I legumi, grazie al contenuto di fibre e proteine, aiutano a mantenere l’intestino regolare e donano energia. Le proteine, inoltre, fanno sì che ceci, soia, lenticchie e fagioli, siano pietanze ottime da consumare anche come piatto unico, in quanto forniscono anche la giusta quantità di carboidrati.

Tra i cibi da consumare in autunno non può mancare la frutta secca, quindi noci, mandorle, anacardi, nocciole, tutti frutti oleaginosi. In questo periodo tra i frutti da preferire ci sono: mandarini e arance che sono ricchi di vitamina C e ci aiutano a rinforzare le difese immunitarie, oltre a rallentare l’invecchiamento delle cellule, mantenendo la pelle più giovane e tonica.

Nel cambio di stagione ci sono dei vegetali particolarmente adatti a questo periodo, parliamo di verdure a foglia verde come bietole, verza, spinaci alimenti ricchi di vitamine che ci aiutano a difenderci dai malanni di stagione.

TAG: autunno, salute, tradizioni
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