Da coccarda tricolore, simbolo di rivoluzione a Bandiera nazionale italiana

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Nei periodi di maggior difficoltà, come quello vissuto con la pandemia per il Covid-19, anche la visione della Bandiera italiana issata, rafforza il simbolo di unione, dove la nazione si stringe nella speranza, sotto gli stessi colori.

E quello che prima sembra scontato, un’immagine familiare, ma distante e sbiadita, poi diventa qualcosa in cui riconoscersi e identificarsi, ritornando al senso delle sue origini. Ricordando nel vessillo le lotte passate, le ferite e le vittorie che innalzano faticosamente l’asta, per sventolare con orgoglio la pace e la gloria.

Sembra che l’idea di un drappo associato alla nazione appaia a Genova il 21 agosto 1789, durante una manifestazione, dove s’inizia a diffondere l’uso di una coccarda con i colori della bandiera, attaccata al vestito.

E scelta come bandiera militare l’11 ottobre del 1796 dalla Legione Lombarda. La coccarda, comunque resta un “simbolo rivoluzionario per eccellenza… protagonista dei moti, che hanno caratterizzato il Risorgimento italiano”.

La bandiera poi viene adottata il 7 gennaio 1797, dalla Repubblica Cispadana e sembra “per distinguere il contingente italiano all’interno dell’esercito di Napoleone”, con il suo arrivo in Italia e la campagna militare.

La cerimonia della sua adozione si svolge a Reggio Emilia nel Palazzo comunale, nella Sala definita poi del Tricolore. La bandiera quindi, viene usata prima come vessillo militare e s’ispira a quella francese con il bianco e il rosso simile, e il verde dalle livree della Guardia civica milanese.

Dopo la caduta di Napoleone, anche la bandiera si abolisce, ma ogni tanto sventolata come simbolo nella lotta contro gli austriaci. I Savoia in seguito, nel 1848 ripristinano lo stendardo per il Regno di Sardegna, aggiungendo lo scudo, e nel 1861 diventa la bandiera ufficiale del Regno d’Italia.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la nascita della Repubblica diventa la Bandiera nazionale, ma senza lo scudo dei Savoia, che svetta in alto la tanto sofferta e sacrificata libertà. Anche la Costituzione italiana nell’articolo 12, garantisce i canoni della “bandiera della Repubblica italiana è il Tricolore: verde, bianco e rosso a tre bande verticali di eguale dimensione”.

La nobile Bandiera per cui si lotta e spera, segue dei riti e delle regole, infatti, s’innalza “dopo il sorgere del sole”, nelle ore di lavoro e abbassata “prima del tramonto”. E se viene esposta durante la notte, il luogo deve essere illuminato.

Tra le curiosità, le nazioni di Liechtenstein e Haiti, durante le Olimpiadi del 1936, si ritrovano ad avere la stessa bandiera, senza neanche saperlo. E il Liechtenstein per distinguersi, poi aggiunge una corona.

Invece, l’unica bandiera al mondo non rettangolare è quella del Nepal con due triangoli, e solo quella del Belize ha delle persone raffigurate. Le bandiere nazionali tra l’altro devono sempre dominare in alto e mai toccare terra o l’acqua, e sempre superiore alle altre di enti e città.

Nel tempo sono tanti i versi dedicati a questo lembo ti terra, su cui sventola fiera la bandiera, da Quasimodo, Leopardi a Giuseppe Ungaretti con la sua “Italia”, mentre lo stendardo resiste alle offese del vento e al bruciore del sole, seguono le sue parole tra le “più alte e sincere”:

Sono un poeta

un grido unanime

sono un grumo di sogni

Sono un frutto

d’innumerevoli contrasti d’innesti

maturato in una serra

Ma il tuo popolo è portato

dalla stessa terra

che mi porta

Italia

E in questa uniforme

di tuo soldato

mi riposo

come fosse la culla

di mio padre.

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