Michel Piccoli, artista e non solo. Vivere senza politica è da pigri

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La settimana scorsa l’ex presidente del Festival di Cannes, Gilles Jacob, ha dato la notizia della scomparsa di Michel Piccoli, suo grande amico. Come richiesto dalla famiglia dell’attore la notizia è stata diffusa sei giorni dopo il decesso.
Michele Piccoli non è stato solo un cineasta e un artista, ma anche un uomo molto impegnato in politica, cosa che non viene sempre ricordata.
Il suo percorso inizia a Parigi il 27 dicembre 1925 nel 13 arrondissment, un quartiere operaio sulla Rive Gauche della Senna. I suoi genitori erano entrambi artisti. Il padre Henri Piccoli era un violinista di origine ticinese, mentre la madre Marcelle Expert-Bezançon era una pianista francese.
Secondo la leggenda il piccolo Michel scoprì prestissimo la sua passione per la recitazione, partecipando a un saggio scolastico all’età di soli nove anni. I genitori incoraggiarono il suo precoce talento iscrivendolo al “Cours Simon”, famosa scuola di teatro parigina fondata da Renè Simon nel 1925.
Una volta finito il conflitto i Piccoli fecero ritorno a Parigi.
Il giovane Michel debuttò in teatro e al cinema a 20 anni, nello stesso periodo. Il suo primo film fu Sortileges” (Silenziosa minaccia) di Christian – Jacque, anno 1945.
A teatro collaborò da subito con le compagnie di Madeleine Reynaud e Jean-Louis Barrault, due attori importantissimi del tempo, marito e moglie, ma anche con la Grenier-Hussenot che dal dopoguerra fino al suo scioglimento nel 1957 colse successi indimenticabili sui palcoscenici francesi.
Piccoli lavorò anche con Louis Daquin, attore e poi regista cinematografico di area comunista che nel 1949 lo fece recitare in Le point du jour.

Il suo apprendistato attoriale e politico continuò col Théâtre de Babylone di boulevard Raspail, fondato da Jean-Marie Serreau (che nasceva architetto) e gestito da una cooperativa operaia di cui faceva parte anche Max Barrault (il fratello di Jean-Louis Barrault). Il teatro venne inaugurato nel maggio 1952 proponendo La Giara di Pirandello con la partecipazione del giovane Michel.
Il gruppo, successivamente, portò in scena opere di Beckett e di Strindberg ma l’esperienza fu di breve durata ed il teatro chiuse prestissimo, già nel 1954, per difficoltà economiche.

E fu proprio nell’ ambiente della sinistra e del Babylone che Piccoli incontrò Eléonore Hirt, la sua prima moglie, una attrice molto famosa di cinque anni più grande con la quale sarebbe rimasto sposato fino al 1966. La coppia ebbe anche una figlia.
La Hirt era nota per aver portato sulle scene, nel 1948, L’Etat de siege (Lo stato d’assedio) di Albert Camus con la regia di Jean – Louis Barrault e la scenografia di Balthus. Nel cast c’era il giovane Marcel Marceau che compariva come mimo nella parte del becchino. Le rappresentazioni al teatro Martigny furono solo 24, ma la piece e l’allestimento fecero epoca.

In questo periodo Piccoli lavorerà con vari autori, come ad esempio il drammaturgo Jacques Audiberti, e moltissimi registi tra cui – in ordine alfabetico – l’inglese Peter Brook, Luc Bondy, Patrice Chéreau che fu anche attore, André Engel, Jean-Marie Serreau attore e direttore di teatro e Jean Vilar che fu anche il fondatore del Teatro Nazionale Popolare.
Oltre a loro va ricordato un grande maestro come Jean Renoir che gli fece interpretare il film “French cancan”, dedicato alla storia del Moulin Rouge e dello spettacolo di varietà francese raccontati attraverso la vita di un impresario.
Nella sua avventura artistica incontrerà Luis Bunuel con il quale girerà numerosi film e che proprio a lui, ateo convinto, affiderà il ruolo del prete ne “La selva dei dannati” (1956).
Il film che rese famoso fu invece Il disprezzo (1963) di Jean-Luc Godard, opera in cui il regista Fritz Lang recita da attore ed interpreta se stesso.
Probabilmente nella vita artistica di Piccoli il sodalizio più significativo è quello con il regista italiano Marco Ferreri, con il quale lavorerà in vari film.
Il più famoso resta La grande abbuffata, considerato dall’autore un “film fisiologico”. Non è solo il più famoso di Ferreri, ma nella sua critica eccessiva e paradossale alla società dei consumi anche uno dei più criticati fin dalla sua presentazione al festival di Cannes, ed anche uno dei più tagliati dalla censura.
In quest’opera il consumo di sesso e l’eccesso alimentare non sono più un antidoto alla frustrazioni, ma una forma di suicidio. Colpisce in modo particolare la scena della morte di Piccoli in preda a una crisi di meteorismo che lo coglie – uccidendolo – dopo lunghe ed irrefrenabili libagioni.

Piccoli non era solo un artista che ha colto grandissimi successi. Come abbiamo già detto l’uomo Piccoli aveva un’altra passione, la passione politica, condivisa con moltissimi cineasti dell’ epoca.
Comunista fin da giovanissimo, nel dopoguerra oltre all’impegno nel partito aderì al Mouvement de la Paix, espressione diretta dei Partigiani della pace.
Negli anni ’50 si avvicinò al gruppo di artisti ed intellettuali che gravitava intorno al crocevia di Saint-Germain-des-Prés, nel quale lo scrittore e filosofo Jean-Paul Sartre e la sua compagna Simone de Beauvoir erano figure di spicco. Oltre a loro incontrò Simone Signoret e a Juliette Greco, che sarebbe diventata la sua seconda moglie.

Juliette Greco, cantante ed attrice, aveva preso parte all’ultima fase della resistenza e ad appena 16 anni era stata arrestata dalla Gestapo, rischiando anche di essere deportata in Germania. L’artista era considerata una musa dell’esistenzialismo e si esibiva con successo in un repertorio musicale i cui testi erano scritti da autori famosissimi: Jacques Prévert (Les feuilles mortes), Raymond Queneau (Si tu t’imagines), e lo stesso Jean -Paul Sartre, di cui la cantante era amica e che scrisse per lei La Rue des Blancs-Manteaux.
In questo periodo Piccoli interpretò anche il film Ernst Thälmann – Führer seiner Klasse (Ernst Thälmann, guida della sua classe) un lavoro del 1955 oggi ampiamente dimenticato con la regia di Kurt Maetzig prodotto dalla DEFA, azienda cinematografica di stato della DDR (Germania Orientale). Si tratta di un’opera dedicata al leader comunista tedesco, assassinato in un capo di concentramento nazista nel 1944. Il film risente molto della cupa stagione politica e fu criticato dal Lexikon des internationalen Films come opera propagandistica di autoaffermazione della SED (il partito comunista della DDR) piena di errori e falsificazioni storiche, da considerarsi tutt’al più un esempio di cinema del realismo socialista.

In una fase successiva Piccoli si avvicinò al partito socialista e nel 1974 sostenne la candidatura di François Mitterrand alle presidenziali, che furono poi vinte quell’ anno da Valéry Giscard d’Estaing.
In questo periodo l’artista si oppose alla repressione dei dissidenti nel blocco sovietico e nel 1981 sostenne anche la lotta del sindacato libero Solidarnosc in Polonia.
Michel Piccoli fu sempre uno strenuo oppositore della destra criticando con forza il Front National ed esprimendosi con decisione contro il razzismo e a favore degli immigrati sans papiers sprovvisti di permesso di soggiorno.
Nel febbraio 2007, insieme ad oltre centocinquanta intellettuali, Piccoli ha firmato un appello pubblicato su Le Nouvel Observateur ispirato allo slogan “contre une droite d’arrogance”, pour “une gauche d’espérance” invitando gli elettori a votare per Segolene Royal prima che fosse troppo tardi. In questo appello venivano rivolte critiche pesantissime a Nicolas Sarkozy, considerato non solo il candidato del potere finanziario, del potere personale e del disordine mondiale, ma definito anche un capo vendicativo ed esaltato nonché troppo legato al potere americano, fino al rischio dell’avventura imperialista.
Nel maggio 2009, assieme a Juliette Gréco, Maxime Le Forestier e Pierre Arditi, Piccoli ha firmato una lettera aperta indirizzata alla segretaria del Partito Socialista Francese Martine Aubry, invitandola a promuovere l’approvazione della Loi Création et Internet destinata a tutelare i diritti della creazione e della proprietà intellettuale in rete. La battaglia fu stata coronata da successo con l’approvazione di due leggi, comunemente chiamate HADOPI (acronimo di Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur l’Internet), che sanzionano lo scaricamento illegale da Internet di opere protette dal diritto d’autore. Per quanto poco applicate tali leggi sono molto rigorose perché i colpevoli rischiano fino a 3 anni di carcere e 300 000 euro di multa.
Piccoli è stato un uomo guidato dalla passione ed impegnato a sinistra per tutta la vita. «Bisogna rimanere vigili rispetto al posto che si occupa nel mondo, vivere senza politica è da pigri». Sono parole sue, che lo descrivono perfettamente.

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