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Un orizzonte per cantare. La ricerca di una nuova strada [Parte II]

| 16 Maggio 2020 | MUSICA

Chi si sente nostalgico di un’epoca musicale ormai lontana è quindi nostalgico di un certo tipo di mainstream. Se si fa riferimento al periodo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, il mainstream in questione è quello del grande rock [Un orizzonte per cantare. Parte I]. Ma come è indubbio che il passato ci abbia regalato grandi emozioni, così è scorretto un atteggiamento che condanni a prescindere le possiblità del presente.

Il problema, come già detto, è infatti legato al mainstream, e non alla musica nel suo insieme. Chi rimpiange gli anni ’70, per esempio, e si dichiara insoddisfatto dell’attuale panorama musicale, è infondo scontento perchè l’amato rock non coincide più con il mainstream in corso e quindi non ha più la rilevanza mediatica di un tempo. Nel mentre, infatti, hanno occupato la scena e ottenuto visibilità generi ed autori sempre diversi.

Se adottassimo un atteggiamento ottimista, che non metta sullo stesso piano epoche diverse e che quindi sappia contestualizzare il passato come il presente, potremmo percorrere diverse strade e in tal modo recuperare, costruire o, semplicemente, trovare in noi la magia di cui parlato in precedenza.

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Ascoltare e sentire 

Una cosa da fare è senz’altro ascoltare un maggior numero di artisti cercando di non fossilizzarsi sul passato, sulle solite canzoni o su ciò che è percepito come già sentito. Senza viverla come una fatica, va cercata un’apertura artistica che faccia entrare in noi ogni nuova forma di musica. E così, oltre ad ascoltare un brano bisogna imparare a ad ascoltarlo con il cuore, e cioè cercando di muoversi con la forza delle emozioni e della sensibilità. Non bisogna ascoltare, bensì sentire.

Certo, ognuno ha i propri gusti e chi vuole rimanere nel rock può continuare a farlo destreggiandosi all’interno del proprio genere e cercando stili più vicini alla linea classica così come alle correnti più originali o alle sperimentazioni più temerarie.

Entrare nel mainstream?

Grazie ad un ascolto più approfondito delle diverse voci musicali presenti nella scena -ascolto però che non deve essere concepito come un’imposizione bensì come una ricerca- le possibilità di avere consapevolezza del proprio tempo aumentano considerevolmente.

E giunti a questo punto, tutto è lecito. Si può essere delusi dal viaggio e tornare indietro, si può spingere la ricerca in altre direzioni e si può puntare al mainstream. E come? Com’è possibile portare i propri artisti all’interno del mainstream? La musica non parte dal basso? O forse parte dall’alto come opera di qualcuno di influente? In ogni caso, noi ascoltatori come possiamo avere voce in capitolo?

In quest’ottica può essere utile chiedersi se puntare al mainstream sia la cosa giusta da fare o se in fondo sia sufficiente trovarsi a proprio agio in artisti nuovi e in nuove melodie al di là del loro collocamento dalle loro linee artistiche. Quale potrebbe essere il nuovo orizzonte da cantare tra le mille possibilità? Di che cosa abbiamo bisogno?

TAG: musica
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