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Coronavirus, tra droni e cane robot. Intanto, un genitore ‘fragile’ su 7 ha perso il lavoro

| 12 Maggio 2020 | TECNOLOGIA

Il Coronavirus ha cambiato le nostre vite, la nostra libertà. Con la scusa del virus, stiamo vivendo una nuova forma di totalitarismo planetario senza precedenti. Un controllo sulla popolazione, che lascia perplessi molti giuristi e non.

Non sono poche le regioni d’Italia, che da settimane registrano, per fortuna nessun contagio e questa continua rigidità negli spostamenti dei cittadini lascia qualche dubbio. Adesso però, per il controllo (come in un film di fantascienza) ci sono i robot.

Ma perché finanziare con milioni e milioni di euro questi progetti, quando ormai i contagi sono pochi ed insignificanti? Dobbiamo aspettarci un’altra ondata violenta? O tutto questo serve per scusa per controllare e tenere dentro una gabbia di vetro i cittadini? Non è certo una novità, che vengono utilizzati i droni per visualizzare gli spostamenti dei cittadini. Per carità tutto nel rispetto della privacy…come dicono.

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Adesso un’altra novità: un cane robot teleguidato pattuglia le strade. Un cane senza testa è l’immagine delle nuove regole di distanziamento sociale a Singapore. È un robot ed è stato sguinzagliato nel parco centrale della Città-Stato per “incoraggiare” la gente a mantenere un comportamento responsabile ai tempi del coronavirus.

Il robot non abbaia, ma dal suo corpo metallico che avanza sferragliando con rumore inquietante ripete le regole del lockdown. Il cane tecnologico si chiama Spot ed è prodotto dalla società statunitense Boston Dynamics, leader nell’ingegneria robotica sul mercato.

Nell’area di controllo c’è sempre un tecnico che accompagna il robot, e se tale sperimentazione avrà successo potrà essere impiegato anche in luoghi più affollati difficili da controllare. Avere tuttavia uno strumento dotato di 4 zampe piuttosto che cingoli o altri metodi di locomozione permette alla polizia di esplorare ogni tipo di terreno senza l’ausilio di un tecnico che lo trasporti.

Sempre a Singapore sono in servizio alcune squadre di piloti di droni per tracciare le presenze di visitatori in parchi e aree naturali ma, sebbene l’iniziativa sia giustificata dal contenimento di nuovi focolai del virus, c‘è già chi pensa che questo tipo di tecnologie saranno impiegate in futuro per la sorveglianza costante dei cittadini.

Mentre, la super tecnologia studia come controllarci, nessuno studia come risolvere un grosso problema, che rischia di trasformarsi in una bomba ad orologeria. Un rapporto di Save the children, “Riscriviamo il Futuro.

L’impatto del Coronavirus sulla povertà educativa”, parla chiaro: quasi 1 genitore su 7 tra quelli in condizioni socio-economiche più fragili, pari al 14,8%, ha perso il lavoro per via dell’emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente.

Circa 1 minore su 5 ha più difficoltà a fare i compiti rispetto al passato e, tra i bambini tra gli 8 e gli 11 anni, quasi 1 su 10 non segue mai le lezioni a distanza o lo fa meno di una volta a settimana.

Il rapporto include un sondaggio “L’infanzia in isolamento”, realizzato dal 22 al 27 aprile on line, per Save the Children dall’istituto di ricerca 40 dB su un campione di oltre 1000 bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori, che include un 39,9% del totale che si trova in condizioni precarie economicamente anche a causa della crisi dovuta al Coronavirus.

Emerge, inoltre, che più di 6 genitori su 10 stanno facendo i conti con una riduzione temporanea dello stipendio (compresi quanti sono in cassa integrazione o in congedo parentale) tanto che rispetto a prima del lockdown la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica che beneficia di aiuti statali è quasi raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%.

Si tratta di genitori che, nel 44% dei casi, sono preoccupati di non poter tornare al lavoro o cercarne uno perché i figli non vanno a scuola e non saprebbero a chi lasciarli. Infine, per quanto riguarda il rapporto dei bambini con la scuola digitale, fanno riflettere le parole dello psichiatra Paolo Crepet durante la trasmissione di La7 “Coffee Break”: “C’è qualcuno che pensa che i bambini fortunati siano quelli che hanno l’I-pad – ha spiegato lo psichiatra -. Io penso che i bambini fortunati siano quelli che hanno il pongo. I bambini hanno bisogno di giocare, di stare insieme. E se un ministro non capisce questo è meglio che vada al roseto comunale, perché non capire che un bambino ha bisogno di socialità, di carezze, di essere sgridato, di essere lodato, di prendere i voti e di non prenderli, di giocare e di giocare a pallone nel cortile. Avere una classe politica che non capisce questo, e che manda metà dei bambini nel solipsismo casalingo per diventare autistici digitali, è una cosa che mi fa venire i brividi. Sono decenni che mi occupo di questa cosa e mi fa orrore. Noi siamo stati dei pedagogisti straordinari! E adesso abbiamo dei burocrati che fanno con la monetina: tu stai a casa col tuo monitor e tu vieni due-tre orette a scuola”.

TAG: cane robot, coronavirus, povertà
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