Coronavirus, in calo i nuovi malati. il rapporto della Protezione Civile

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Giuseppe Conte e Angelo Borrelli

Calo sensibile dei nuovi malati per coronavirus. “Oggi – ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli in conferenza stampa – si registra una crescita di soli 880 pazienti rispetto a ieri. E’ l’incremento più basso registrato dal 10 marzo. Il dato relativo ai guariti nelle ultime 24 ore – 1.555 persone – è il secondo incremento più alto da inizio emergenza”.

Sono complessivamente 94.067 i malati in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 880, vale a dire meno della metà dell’incremento di lunedì quando erano stati 1.941. Il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – è di 135.586. Il dato è stato fornito dalla Protezione Civile. Sono 3.792 i pazienti nei reparti di terapia intensiva, 106 in meno rispetto a ieri.

Di questi, 1.305 sono in Lombardia. Dei 94.067 malati complessivi, 28.718 sono poi ricoverati con sintomi – 258 in meno rispetto a ieri – e 61.557 sono quelli in isolamento domiciliare. Sono 17.127 le vittime dopo aver contratto il coronavirus in Italia, con un aumento rispetto a ieri di 604. Lunedì l’aumento era stato di 636. Sono 3.792 i pazienti nei reparti di terapia intensiva, 106 in meno rispetto a ieri. Di questi, 1.305 sono in Lombardia.

Dei 94.067 malati complessivi, 28.718 sono poi ricoverati con sintomi – 258 in meno rispetto a ieri – e 61.557 sono quelli in isolamento domiciliare. Sono 24.392 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 1.555 in più di ieri. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. Ieri l’aumento dei guariti era stato di 1.022.

“Finalmente – commenta Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Iss Giovanni Rezza – sembra che si inizi a vedere una diminuzione di nuovi casi: nella curva epidemica, dopo una fase di plateau, sembra esserci una discesa, la curva tende a flettere in basso. Ma aspettiamo domani o dopodomani prima di tirare un sospiro di sollievo. Speriamo di assistere ad una flessione, ma bisogna sempre tenere a mente che il virus resterà nella popolazione, non è che arriviamo a zero tra una settimana o un mese e allora tana libera tutti. Bisognerà ingaggiare con il virus una “dura lotta”. Dobbiamo mantenere rigorosamente tutte le misure di distanziamento sociale – ha aggiunto – perché ogni rilassamento può significare una ripresa della circolazione. Finora le caratteristiche dei test sierologici non sono del tutto soddisfacenti, l’affidabilità è ben lungi dal 100%. Per questo si stanno valutando vari test, come quello che cita lei al San Matteo di Pavia. Patentino di immunità? Se anche avessi un test anticorpale positivo non mi avvicinerei ad un’altra persona – ha aggiunto -, potrebbe essere un falso positivo, insomma mi dà un’indicazione di massima. I risultati dei test sierologici vanno presi con cautela. C’è incertezza ed è bene ammetterlo, le conoscenze sono cresciute moltissimo sul coronavirus, ma ci sono ancora carenze informative. Una è sul periodo durante il quale una persona resta contagiosa. Nella maggior parte dei casi 14 giorni dalla comparsa dei sintomi e con doppio tampone negativo può essere rimessa in società, distanziata socialmente dagli altri. Possono esserci casi eccezionali, una persona che resta positiva per più tempo oltre le due settimane. I casi di ritorno dell’infezione sono eccezionali. Non sappiamo se chi resta a lungo positivo è ancora contagioso e quanto è contagioso. C’è – prosegue Rezza – una sottostima intrinseca, non solo in Italia ma in tutti i Paesi, del numero dei casi e degli asintomatici, tanto è vero che diciamo che per ogni caso probabilmente che viene riportato dal sistema di sorveglianza ci sono magari 10 persone infette. La sottostima della mortalità è una cattiva notizia, quella degli infetti è buona perché vuol dire che ci sono molte più persone infette che hanno superato la malattia – aggiunge -. Non è il problema maggiore la sottostima dei casi, importante è individuare i focolai e arginare il contagio”.