sabato, Settembre 26, 2020
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Coronavirus: scenari paradossali e tecnologia

Partecipi di una quotidianità in cui fatichiamo a riconoscerci, la tecnologia si sta rivelando il nostro più prezioso alleato.

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È una situazione a dir poco paradossale quella che l’Italia sta vivendo da un mese a questa parte.

Tutto sembra essersi fermato, un’atipica stasi investe le nostre abitudini: strade vuote, esercizi commerciali chiusi ed una tensione palpabile nell’aria.

Nessuno se lo aspettava, nessuno poteva nemmeno lontanamente immaginare che dal 21 febbraio scorso si sarebbero susseguite tutta una serie di restrizioni che stanno mettendo a dura prova il nostro rapporto con il prossimo e non solo.

La posta in gioco è molto complessa, non si tratta solamente di restare a casa per un periodo di tempo più o meno lungo: il sistema sanitario nazionale trema sotto i colpi degli innumerevoli contagi e quello economico non è da meno, tanto da far temere l’eventualità di una nuova, imminente recessione.

L’epidemia di Coronavirus che si è rapidamente diffusa in tutto il mondo, tanto da far dichiarare all’Oms lo stato di pandemia, rappresenta indubbiamente un arduo banco di prova per l’intera democrazia occidentale.

Se da un lato i governi si trovano a dover fronteggiare una situazione di sconosciuta emergenza sanitaria, dall’altro non è da meno lo sforzo richiesto ai cittadini; il fatto di non poter uscire di casa se non per comprovati motivi (fare la spesa, andare in farmacia) e sempre muniti dell’apposito documento di autocertificazione rappresenta una forte limitazione della libertà personale che in una società dove tutto è sempre stato a portata di mano suona davvero strana.

Gli spazi di socialità sono attualmente inesistenti: scuole ed atenei chiusi, stop a concerti, teatri, musei e manifestazioni sportive; sono inoltre fortemente sconsigliate e ridotte sia le attività di sport individuale all’aperto, sia le passeggiate con i propri animali domestici.

Si ha come l’impressione di dover vivere all’interno di una campana di vetro: si provvede costantemente ad igienizzare tutte le superfici degli ambienti, ci si lava le mani fino quasi a consumarle ed ogni qualvolta si ha la necessità di recarsi al supermercato un senso di angoscia fa capolino.

Proprio il supermercato è stato oggetto, in queste ultime settimane, di comportamenti alquanto inusuali e piuttosto inverosimili se non li avessimo visti con i nostri stessi occhi; un’innumerevole quantità di persone affollava il marciapiede adiacente l’esercizio creando incaute code, sguardi minacciosi imperversavano da un capo all’altro della fila per poi trovare, una volta riusciti finalmente ad entrare interi scaffali vuoti.

Fantascienza? No, cruda realtà.

Forse, alla base di suddetti comportamenti è possibile collocare la comune ed ingiustificata percezione di essere immuni: “a me non capiterà”, “cosa vuoi che succeda”; espressioni queste che troppo spesso affollano l’immaginario collettivo contribuendo ad una comprensibile, nonché umana esorcizzazione del problema.

La difficoltà, riscontrata inizialmente soprattutto nei giovani, a modificare le proprie abitudini sta anche nel fatto che finora siamo stati fortunati: abbiamo vissuto un lungo periodo di pace che ha permesso a moltissime generazioni di ragazzi di crescere sotto il segno dell’opulenza e del consumismo; ciò a cui concretamente si fa appello in questo momento è un sano ed onesto realismo che impone di guardare alle circostanze con chiarezza e lucidità.

Certamente quando tutto questo sarà finito l’Italia si riscoprirà più smart che mai.

Per ovviare alla chiusura di scuole ed uffici è stato infatti disposto a tutti i dipendenti di lavorare da casa ed innumerevoli operazioni finora effettuate in presenza ad oggi sono in via di digitalizzazione: le bollette si pagano online mediante home banking, la didattica di scuole ed atenei si svolge completamente in rete attraverso l’ausilio di apposite piattaforme, i medici cominciano a trasmettere elettronicamente le ricette.

In questa direzione si sono mosse anche iniziative culturali come quella promossa dall’ Unesco che ha messo a disposizione la propria biblioteca digitale o ancora la possibilità di visitare virtualmente i musei; è d’obbligo poi menzionare l’ingente quantitativo di videochiamate effettuate dai propri smartphone, così come la visione di film e serie televisive.

Una vera e propria rivoluzione sotto il segno della tecnologia che se per un verso coglie un pochino impreparati dall’altro, in questo momento così delicato, si sta rivelando estremamente preziosa.

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