Federlazio, segnali ancora negativi per le Pmi del Lazio

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Purtroppo la prima considerazione che emerge è una sostanziale conferma del trend negativo registrato già nei mesi scorsi. Una immobilità e assenza di crescita che, emerge da quasi tutti i dati raccolti sia sul piano nazionale che su quello regionale.

Questa in sintesi il risultato dell’indagine congiunturale della Federlazio, sullo stato di salute delle piccole e medie imprese del Lazio su un campione di 450 imprese associate, presentata ieri. Nel secondo semestre 2019 il saldo di opinioni sull’andamento degli ordinativi per quanto concerne il mercato nazionale si attesta a +0,5 punti, accentuando la riduzione che si era già manifestata nella prima parte dell’anno (+1,1) rispetto al valore di +9,3 registrato nel secondo semestre 2018.

Negativi i saldi relativi ai mercati internazionali: quelli dal mercato UE passano da -2,7 punti a –6,4, mentre quelli dal mercato extra-UE migliorano leggermente pur continuando a rimanere di segno meno, da -9,1 a -7,6. Anche il saldo di opinioni sul fatturato dal mercato domestico arretra passando da +1,7 punti a +1,0. Ancor più negativi i valori registrati sul mercato UE (da -2,9 a -9,7) e quelli sul mercato extra-Ue (da -1,9 a -10,8). Coerentemente con quanto visto fino ad ora, anche il saldo di opinioni delle aziende intervistate sull’andamento della produzione fa registrare un certo arretramento, attestandosi a -4,8 rispetto a -1,5 del 1° semestre 2019.

Rimane invece stabile il dato sugli investimenti: il 32,7% delle imprese dichiarano di averne effettuati nell’ultimo semestre, contro il 32,6% del semestre scorso e il 37% di quello ancora prima. Crolla l’occupazione: dopo che il saldo di opinioni tra il secondo semestre 2018 (+15.1%) ed il primo semestre 2019 (+8,2%) accusava un significativo calo, si registra una nuova diminuzione tanto da diventare negativo attestandosi a -0,5%; tutto ciò a conferma della difficoltà che le imprese stanno evidenziando in questa fase economica.

Riguardo le tipologie di contratto attivate dalle imprese in cui l’occupazione è cresciuta, aumentano i contratti a tempo indeterminato (dal 40,5% al 50%), mentre rimangono stabili quelli a tempo determinato (dal 47,6% al 47,4%). In controtendenza rispetto al primo semestre dell’anno aumentano i contratti di apprendistato (da 23,8% a 28,9%), i tirocini (da 7,1% a 18,4%) e garanzia giovani (da 7,1% a 15,8%).

Passiamo ora alle previsioni espresse per il primo semestre 2020. Per quanto riguarda gli ordinativi arrivano segnali positivi da parte degli imprenditori che dichiarano valori tutti in aumento: mercato interno (da 6,7 a 9,9), Unione europea (da -3,2 a +2,8) e Extra UE (da -2,2 a +8,6). Le previsioni sul fatturato confermano lo stesso trend anche sia sui mercati UE (da -6,7 a 0) che su quelli Extra UE (da 0 a +3,4), mentre sono in leggera diminuzione sul mercato italiano (da 8,7 a 7,9).

Per le previsioni sull’occupazione nel primo semestre 2020, il saldo atteso rimane sostanzialmente stabile (da -2,3 a -2,5). Per quanto riguarda la formazione, il prossimo semestre l’orientamento sembra improntato a un maggiore utilizzo dei fondi appositamente stanziati: sale dal 31% al 43% la percentuale di aziende che intenderebbe sviluppare iniziative di formazione delle risorse umane attraverso le opportunità di finanziamento disponibili. “Anche le rilevazioni registrate nel 2° semestre 2019 – ha dichiarato il Presidente Federlazio, Silvio Rossignoli – confermano un trend fortemente negativo.

Purtroppo parliamo di una tendenza costante ormai da alcuni semestri ed è preoccupante la continua assenza di segnali di ripresa. Piccoli segnali incoraggianti li troviamo solo sul tasso di crescita delle imprese nel Lazio, in crescita e migliore del dato nazionale, e sulle previsioni per il prossimo semestre. Si tratta ancora però di segnali troppo timidi per poterli considerare utili ad una prossima crescita economica.

L’auspicio – ha concluso Rossignoli – è che la politica faccia presto scelte strategiche, perché in questo momento abbiamo bisogno urgente di rimettere al centro dello sviluppo l’industria e quella manifatturiera in particolare, ovvero il settore che negli anni ha fatto grande questo Paese e che invece oggi si trova in forte affanno”.

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