I Sudisti Italiani a Cesa e Rotondi: “No ai figli di papà nel PPI. Non bisogna ripetere lo stesso errore di Forza Italia”

Dovrà essere partito guidato dal popolo e non da “figli di papà”, come si è verificato per il partito Forza Italia

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Il Partito del Popolo Italiano dovrà essere un partito “a partecipazione” popolare, non solo di nome, ma di fatto. Donne e uomini capaci, provenienti dalla società civile, che nutrono profondi sentimenti umani e, perché no, forti ideali, tali da comprendere le istanze dei cittadini, in quanto vivono tra i cittadini.

Dovranno essere animati dal senso di lealtà e di giustizia, nonché dal desiderio di cambiare. Solo in tal modo potrà vivere il progetto politico del Partito del Popolo Italiano, altrimenti faremo lo stesso errore di Forza Italia che è stata guidata da personaggi provenienti dalle classi più abbienti, almeno la maggior parte, che amo definire con il termine di “figli di papà”, persone certamente perbene, tuttavia non in grado di comprendere le esigenze delle classi meno abbienti della società, in quanto non le conoscono e, quindi, sono animati solo dalla volontà della propria escalation sociale, dell’affermazione personale, nonché dalla volontà di ricoprire posti di comando, seguendo gli insegnamenti ricevuti dalle proprie famiglie.

Il Partito del Popolo Italiano deve far partecipare al proprio progetto politico soprattutto persone che appartengono alle classi meno abbienti, forti senz’altro di un’elevata formazione scolastica.

Forza Italia ha pagato lo scotto, soprattutto in Lombardia, della scelta dei propri esponenti, certamente  “bravi ragazzi”, ma attenti solo al potere, i quali hanno creato disastri che si sono riflessi sullo stesso partito, vedi lo scandalo delle tangenti.  

Se vi sono “figli di papà” che nutrono il senso della solidarietà umana, è vero che essi sapranno trasmetterla.

Tuttavia mi preme sottolineare,  non certo per invidia sociale, che i “figli di papà” spesso non sanno far propri i bisogni della gente comune, nonché i sacrifici che essa quotidianamente affronta: ciò va a scapito della collettività.

Silvio Berlusconi sicuramente ha capito la lezione e cerca le proprie risorse politiche nel tessuto sociale, tra le persone comuni, umili e forti nel contempo, capaci di fedeltà alla missione loro affidata. Quanti lo hanno tradito? In molti, proprio quando il suo partito perdeva consensi, dimostrando scarsa affezione e scarsa lealtà. La maggior parte dei suoi amati e fedelissimi generali se ne sono andati e sono confluiti in altri partiti per salvare la propria “poltroncina”. Il Partito del Popolo Italiano non può correre lo stesso rischio e deve, pertanto, verificare se i suoi rappresentanti siano motivati dalla passione sociale e politica, intesa come vocazione all’impegno politico perché cresca la società civile, economica e, nel contempo, siano salvaguardati i valori morali del cittadino e dello Stato.

Berlusconi sa bene che oggi la politica “si fa” sui social e che, per tale motivo, i suoi attivisti devono essere destinatari del consenso che proviene dalla gente comune che vive le problematiche della società contemporanea, che non si sente rappresentata certamente dai cosiddetti figli di papà o dagli scalatori sociali .

Lo stesso problema vivono i partiti cosiddetti di sinistra, che di “sinistra” hanno ben poco, rappresentati da personaggi con la “puzza sotto il naso”, molto distanti dai valori che appartengono al popolo.

La politica è cambiata e reclama una nuova voce che di essa parli: è la voce del popolo, dei suoi diritti, dell’equità sociale, dell’abbattimento delle discriminazioni, in poche parole, è la voce della democrazia che reclama di esistere, dopo la lunga notte del suo silenzio, dovuta alla grave crisi economica mondiale.  E’ l’alba di  un nuovo giorno: lo dimostra il Parlamento Europeo che dà voce alla Signora Liliana Segre per toccare gli animi induriti e ruvidi  di chi  inneggia al razzismo e all’esclusioneL’Europa dice, con vigore e con passione, che l’epoca attuale deve essere l’epoca dell’inclusione e non dell’esclusione. Occorre scrivere, pertanto, una pagina nuova perché si affermi realmente la democrazia, che divenga realtà e non resti parola. Il Partito del Popolo Italiano deve far proprie le istanze dell’anelito verso forme più elevate di democrazia, che tutti accoglie e nessuno esclude e deve prefiggersi, perciò, di porre in essere  una nuova lettura della vita economica perché viva “L’economia dal volto umano”.