Libia: sull’asse Ankara-Tripoli Erdogan mostra i muscoli davanti alle coste italiane

UE evanescente di fronte ad un'altra prova di forza del Sultano Turco.

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escalation Iran

Sembra una spy story scritta da uno dei  migliori autori di romanzi del genere, purtroppo non è un romanzo, ne tanto meno uno di quei famosi film con Tom Cruise e che hanno come titolo Mission Impossible. No nemmeno questo appartiene al mondo dei romanzieri o del cinema, è tutto vero e la Missione Impossibile è quella di trovare un accordo che garantisca la pace non solo in Medio Oriente dove lo sdegno e la rabbia del popolo iracheno e degli Ayatollah iraniani aumenta giorno dopo giorno a causa dell’assassinio del Generale Soleimani.

Oltre alla zona calda del Medio Oriente sull’asse Baghdad-Teheran per quanto riguarda le mire espansionistiche iraniane in Iraq, c’è da analizzare l’intervento militare turco in Libia che potrebbe aprire nuovi scenari geopolitici per quanto riguarda l’area del Maghreb dove l’Italia fino al giorno d’oggi si è semplicemente espressa con un laconico comunicato del Premier Giuseppe Conte che invita al dialogo e alla moderazione. L’Unione Europea è ancora più abulica e poco chiara nell’affermare che per la crisi libica non c’è soluzione militare e nel  frattempo le forze del Sultano verranno dispiegate in Libia a supporto del leader del GNA Al Sarraj.

D’altro canto la nostra “italietta” dovrebbe avere un ruolo di rilievo visto e considerato che oltre a gestire una crisi umanitaria senza precedenti, adesso si ritrova non a gestire ma a guardare dalla finestra la macchina bellica turca che scorrazza tra Brega e Misurata cercando di scacciare colui che ancora si ritiene il Sovrano della Cirenaica: Khalifa Haftar. Forse a preoccupare i potenti è proprio il Generale Hftar che rivendica la sovranità del popolo libico e in questo frangente Erdogan dopo la repressione nel Rojiavi contro il popolo curdo adesso si impegnerà a proteggere il caro amico Al Sarraj che ha stretto l’alleanza con il sultano arrivando a quel risultato che con ogni probabilità aprirà nuovi scenari sugli assetti geopolitici e sulla stessa politica internazionale al centro del Mediterraneo, sull’asse Ankara-Tripoli.

La macchina militare turca potrebbe entrare in azione da subito con cinquemila uomini delle forze terrestri e altri quattromila impiegati nelle operazioni aeronavali nel golfo della Sirte nel caso fosse necessario l’appoggio alle truppe di terra che raggiungeranno Tripoli con un ponte aereo. Nel frattempo Ankara ha chiuso lo spazio aereo- anche questa una mossa strategica per guadagnarsi il si per l’intervento in Libia- come se volesse ricordare all’UE che la porta per il sud est asiatico si apre e si chiude quando ci sono e ci saranno i presupposti. La Turchia è ancora un paese appartenente all’alleanza atlantica e lo spazio aereo turco è di vitale importanza per le operazioni militari NATO in medio oriente.

Alla luce dei fatti sembra che Erdogan voglia apparire agli occhi della UE come un salvatore vista la figuraccia nel Rojiavi terminata con una barbara repressione ad opera dei militanti separatisti curdi e con una zona cuscinetto creata dai militari russi per fermare l’avanzata turca, inoltre ci sarebbe anche da considerare la presenza di consulenti militari russi in Cirenaica con altrettanti mercenari Wagner a supporto del Generale Haftar insieme alla Francia dell’affarista Macron, alla stessa  Russia, all’Egitto e agli Emirati Arabi Uniti opposti ai governi occidentali che appoggiano l’evanescente governo di Al Sarraj. In ultima analisi sembra che la Libia sia diventata uno stagno troppo piccolo per tanti “Eccellenti Nuotatori”, chiaro che le risorse energetiche libiche fanno gola a chiunque in quella finestra mediterranea dove l’Iran ha rafforzato i legami con il Libano degli Hezbollah, e dove  adesso c’è un nuovo competitor a minacciare la già compromessa stabilità libica: la Turchia e le mire espansionistiche che richiamano l’antica minaccia ottomana.

Haftar dal canto suo ha chiamato i fedeli alla Jihad contro il Sultano Erdogan e la Turchia intenta ad infiltrare nel territorio libico più di duemila mercenari siriani pronti a combattere contro le forze della Cirenaica. Sembra un War Game, ma questo scenario mette in evidenza quelle mire espansionistiche turche che adesso vedono un terreno fertile come la Libia. Servono a ben poco gli sterili proclami dell’Unione Europea e della stessa Italia che dovrebbe essere la protagonista nel bacino del Mediterraneo e che invece non osa alzare la voce per paura di perdere un importante partner commerciale come la Turchia.

La nostra Italia come realtà geografica che si propende sul Mediterraneo dovrebbe avere un potere marittimo (insieme di energie marittime militari, commerciali, portuali e industriali) nei limiti delle sue risorse. Questo non significa che la nostra stessa Italia dovrebbe avere un ruolo egemone sul territorio libico, ma semplicemente doveva a suo tempo migliorare e avviare le relazioni diplomatiche con Tripoli al fine di monitorare in primo luogo l’emergenza umanitaria ed in secondo luogo con la presenza di un gruppo da battaglia italiano schierato nel golfo della sirte che doveva far desistere le intenzioni del Generale Haftar ed in ultima analisi poteva stroncare sul nascere la crisi libica. In parole povere lontano dalle logiche imperialistiche, l’azione diplomatica italiana doveva essere accompagnata da un incisiva dimostrazione del potere marittimo e subito dopo si potevano anche avviare rapporti di cooperazione e sviluppo in un asse politico ed economico diverso, ossia quell’asse tra Roma e Tripoli.

Di conseguenza oltre a vivere il dramma delle violenze e dei soprusi per le popolazioni locali, allo stato attuale ci ritroviamo con trenta stati nel mondo e ben diciotto aree di crisi nel pianeta che vivono da decenni martoriate da conflitti etnici, religiosi e politici senza che ci sia il ben che minimo spiraglio di una soluzione pacifica. Il ruolo dell’ONU è sempre lo stesso, quello di votare l’ennesima risoluzione contro il secolare nemico (?) reo di minacciare gli interessi economici e politici degli stati occidentali che riescono a camuffare le logiche imperialistiche. Dietro tutto questo si nasconde l’amara verità che sta emergendo ora e che vede un ritorno agli antichi imperi con una logica che sta letteralmente offuscando sempre di più l’idea dello stato nazione a favore della logica per così dire sovranista, ma che in realtà rappresenta il braccio armato della rinascita degli imperi nascosti ancora sotto le insegne delle  fallimentari e blande democrazie. l’Europa resta a guardare, mentre i diritti umani vengono ancora una volta calpestati e svenduti ai potenti di turno.