Richieste d’aiuto da un gulag cinese contenute nei biglietti di Natale venduti dal gigante britannico dei supermercati Tesco.
“Siamo prigionieri stranieri nel carcere di Qingpu a Shanghai. Siamo costretti a lavorare contro la nostra volontà, per favore aiutateci e denunciate il nostro caso ad un’organizzazione che difende i diritti umani”, era scritto nella cartolina che faceva parte di un pacco dono acquistato da una bambina di sei anni, Florence Widdicombe.
Sul bigliettino c’era anche scritto di contattare un certo Peter Humphrey che il padre della bambina ha quindi cercato su Google scoprendo che si trattava di un giornalista britannico che aveva trascorso due anni nella stessa prigione. Ed è stato lui a raccontare la storia sul Sunday Times. Grande imbarazzo per Tesco che ha subito interrotto i rapporti con i suoi fornitori cinesi e annunciato un’indagine.
«Nella nostra catena di fornitori non è ammesso l’uso del lavoro carcerario», ha spiegato un portavoce. La società di Shanghai che produceva i biglietti natalizi è stata oggetto di un audit anche il mese scorso, si difende la multinazionale che quest’anno punta a ricavare 300mila sterline dalla vendita di cartoline benefiche, da devolvere a British Heart Foundation, Cancer Research Uk, e Diabete Uk.
Ma a beneficiare dell’operazione pare sia stato in primis il sistema carcerario cinese, il più popolato al mondo dopo gli Usa con 2,3 milioni di detenuti. Non è facile per le società straniere verificare se le catene di approvvigionamento siano collegate al lavoro carcerario. Ma il prezzo (soltanto 1,5 sterline per una confezione da 20 biglietti) e il tipo di prodotti deve mettere in guardia.