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Terra dei fuochi, metalli pesanti in malati di tumore

| 17 Dicembre 2019 | AMBIENTE

Diventa difficile calcolare ad oggi, quante persone sono morte in questa aera del paese per tumore. Ma intanto è arrivata una conferma del legame tra l’illecita gestione dei rifiuti in comuni come Giugliano, nella cosiddetta Terra dei fuochi in Campania, e lo sviluppo di tumori in quelle aree.

Ricercatori italiani hanno infatti evidenziato concentrazioni elevate e fuori norma di metalli pesanti come cadmio e mercurio nel sangue di pazienti oncologici residenti nella Terra dei Fuochi (dove sono presenti molti siti illegali di smaltimento dei rifiuti che rilasciano nell’ambiente quantità ingenti di metalli pesanti) in Campania, rispetto alle concentrazioni nel sangue di individui sani. Pubblicato sul Journal of Cellular Physiology, è l’allarmante risultato di uno studio pilota coordinato da Antonio Giordano, direttore dell’ Istituto Sbarro di Ricerca sul Cancro della Temple University a Philadelphia e docente dell’Università di Siena e condotto da Iris Maria Forte dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale CROM Mercogliano.

La Terra dei fuochi è una vasta area tra la provincia di Napoli e Caserta, tristemente nota perché divenuta sito illegale di interramento di rifiuti tossici e speciali, e di numerosi roghi di rifiuti. Gli esperti hanno confrontato le concentrazioni del sangue medie di metalli come cadmio, mercurio, arsenico, piombo di 10 pazienti oncologici (con diversi tumori, per esempio cancro del seno, leucemie, neoplasie del cervello) di uno dei comuni interessati (Giugliano) con quelle di 27 soggetti sani di controllo e 85 pazienti oncologici di altre aree di residenza.

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Qualcuno continuerà ad usare la solita superficialità, senza risolvere il problema per salvare delle vite umane. Ricordiamo in breve la storia di questa terra. La definizione di Terra dei fuochi comprende un territorio di 1076 km², nel quale sono situati 57 comuni, nei quali risiedono circa 2 milioni e mezzo di abitanti: 33 comuni sono situati nella provincia di Napoli e 24 comuni sono ubicati nella provincia di Caserta. È compresa circa un terzo della provincia napoletana, mentre del casertano è colpita soprattutto la parte meridionale e sud-occidentale.

Il termine apparve per la prima volta nel 2003, quando fu usata nel Rapporto Ecomafie di quell’anno curato da Legambiente. Nel 2007 la Regione Campania emanò un “Divieto di pascolamento” (che sostanzialmente equivale a divieto di coltivazione), per la presenza di diossina su ortaggi ed erbe varie oltre i limiti consentiti. Il divieto colpiva diversi territori dell’hinterland napoletano e casertano. Dal punto di vista investigativo, i primi sospetti sull’attività illegale dello smaltimento dei rifiuti tossici furono evidenziati nella prima metà degli anni novanta da un’indagine della Polizia di Stato condotta dall’allora ispettore della Criminalpol Roberto Mancini.

La sua informativa del 1996 in cui presentava i risultati delle indagini e i dettagli sui reati e i presunti autori non ebbe però ulteriori sviluppi fino al 2011, quando venne ripresa dal Pubblico Ministero Alessandro Milita che riavviò le indagini. Nel 2011, secondo un rapporto dell’ARPA della Campania, un’area di 3 milioni di metri quadri, compresa tra i Regi Lagni, Lo Uttaro, Masseria del Pozzo-Schiavi (nel Giuglianese) ed il quartiere di Pianura della città di Napoli, risulterebbe molto compromessa per l’elevata e massiccia presenza di rifiuti tossici.

Nel 2015, nel comune di Calvi Risorta, il Corpo forestale dello Stato ha scoperto un’area di sversamento clandestino dei rifiuti, ritenuta la più grande discarica sotterranea d’Europa di rifiuti tossici. Si ritiene sia opera della camorra, con un stesso sistema di sigillamento degli strati della discarica, simile a quello utilizzato dal clan dei casalesi. Nel 2016 la Regione Campania ha avviato in collaborazione con l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno di Portici il progetto SPES per analisi ambientali e sulla popolazione in relazione all’esposizione a fattori inquinanti.

Il progetto, con la partecipazione anche della Federico II, della SUN, dell’Università degli Studi di Milano, dell’IRCCS Pascale e del CNR, parte dall’area della cosiddetta Terra dei fuochi ma è poi esteso ad altre criticità, quali le Fonderie Pisano di Salerno. Se qualcuno ancora non era convinto, anche questa volta è stato provato, che in un territorio contaminato si muore.

TAG: inquinamento, regione Campania, Terra dei fuochi
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