Educazione, una bella parola se seguita da altrettante buone azioni e maniere. “In italiano il termine educato è anche sinonimo di un individuo che segua una condotta sociale corretta”.
Le basi dell’educazione, sono quelle norme di comportamento, attenzione e cortesia verso gli altri, che si acquisiscono in famiglia. I genitori sono l’esempio da seguire e i primi educatori che trasmettono le buone maniere, per favorire una morale rispettosa della famiglia e a “modo” nella vita sociale. Per educazione s’intende quindi “lo sviluppo di tutti gli aspetti della personalità umana, fisici, intellettuali, affettivi e del carattere.”
Tali principi sono essenziali per una propria morale, relazionarsi in modo corretto con il mondo esterno, e nei rapporti personali. La scuola, la chiesa e la nazione contribuiscono a un modello educativo di riferimento. L’educazione non va confusa con istruzione, che invece riguarda “l’educazione intellettuale”, ma come attenzione per il prossimo, l’amore fraterno e la “civile convivenza”.
Purtroppo però, sempre più spesso in giro, in qualsiasi luogo, si nota una mancanza, o rilassamento di queste regole fondamentali, con una crescente indifferenza dell’altro e meno controllo sulle emozioni, rabbia e il proprio corpo, estendendo umori e situazioni verso una sociale maleducazione.
Ormai è diventato normale assistere a telefonate personali, dettagliate e pure sconce. Racconti a voce alta d’impegni, cene, dubbi, scelte, visite.
A feroci litigate su accordi, separazioni, figli, recriminazioni, vendette, discussioni lavorative e familiari, con livore, toni alti, arroganza e tanta ragione. Parolacce, imprecazioni, prive di senso, di fronte al comune e attonito spettatore.
Alle parole si aggiungono esigenze naturali, come se fossero soli: grattandosi, alitando, sbadigliando a bocca aperta, invadendo spazi, sporcando; esplorando naso, orecchie, unghie, con dita curiose e operose.
Tra i protagonisti di questa “indifferenza”, intolleranti, oppositivi e sgraziati, sono le molte figure distinte e curate, adulti e tanti giovani, ben vestiti, alla moda, tra sguardi seri e angelici, che usano parolacce come un intercalare, rafforzativo, fico e naturale.
Le azioni personali, si vivono come in un reality, costantemente condivisi e perennemente connessi. I social hanno velocizzato e alleggerito modi di dire e di fare, per sostenere una perenne “visibilità”, da Facebook, Instagram, Twitter e Whatsapp. E sempre più spesso nelle chat ci si lascia andare a modi villani, si appare e scompare senza neanche un “Ciao”, “Come stai”, come se oltre la rete ci fossero solo una foto e un distributore automatico di parole, non anime, persone.
In generale in ogni dove, o altrove, l’educazione, la cortesia, il contegno, il rispetto, l’attenzione, sembrano ormai superflui, domina tanto ego e un immenso io io io, che regna assoluto e sovrano. Per strada si mangia, sparla, litiga, offende, strattona e sorvola su scuse e carità. Dicendo addio alle buone maniere e al comune senso del pudore, assopito o inesistente tra protagonismo e grandi star.
Eppure basterebbe poco, cedere il passo, la priorità alla cassa o dal dottore, per un sorriso e un po’ di umanità e all’occasione un gradito: permesso, grazie, prego, scusi, mi dispiace, buongiorno e buonasera.
Il benessere invece, ha reso tutti boriosi e il ruolo dei genitori istruiti e moderni, meno efficace delle precedenti generazioni, che spesso senza neanche sapere né leggere né scrivere, tra un detto e l’altro: “Mazz’ e panella fann e figl’ bell, panella senza mazz’ fann e figl’ pazz”, hanno avuto sicuramente risultati migliori, quantomeno nell’educazione. Troppo presi da sé oggi, per considerare l’altro, andando verso un decadimento morale e una cattiva educazione. Ma forse è anche il “Troppo che storpia” come nota Arthur Schopenhauer:
“In questo gli uomini sono proprio come i bambini: diventano maleducati se lì si vizia; dunque non si deve essere con nessuno troppo accomodanti e affettuosi.”