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Libia: ancora incerto il futuro della nazione libica

| 1 Novembre 2019 | ESTERI

Dal 1969 ad oggi il passo sembra breve, ma in realtà si tratta si un passo lungo,come lo è la storia della nazione Libica all’indomani della presa del potere da parte del Colonnello Mu’ammar Gheddafi. Tutto sembrava risolto, o per lo meno in parte, ma in mezzo secolo di storia della Libia le cose non sono andate poi così bene e vogliamo essere sottili nel descrivere  i fatti di natura politica, sociale, economica  e in ultima analisi, militare.

Sappiamo benissimo che la storia è figlia degli uomini, sopratutto gli uomini di potere e il Colonnello Gheddafi avviò fin da subito quel processo dittatoriale figlio del tanto osannato programma dell’Islam Socialista che doveva congiungersi alle rigide logiche del Panarabismo- paventato e sperticato dai governi limitrofi con l’Egitto in testa – a quegli alleati che  dal Colonnello Gheddafi erano considerati di vitale importanza nella lotta al potere imperialista guidato dal nemico di sempre: Il Grande Satana, ossia gli U.S.A, quei capitalisti d’oltreoceano che muovevano e muovono ancora i fili per tenere sotto scacco la Nazione Araba.

In un quarantennio di dittatura la Libia rappresenta per il Panarabismo la terra fertile per sferrare il colpo decisivo ai nemici dell’Islam e a dimostrarlo erano le simpatie di Mu’ammar Gheddafi verso le nazioni più ostili al potere imperialista e impegnate nel conflitto Arabo Israeliano.  Più volte i servizi segreti  israeliani del Mossad avevano detto  al mondo intero che Gheddafi era  un personaggio di punta del terrorismo islamico dislocato anche nel Maghreb-al giorno d’oggi il Mossad dovrebbe ricredersi visto il dissenso del governo di Accordo nazionale di Al Serraj insieme alle posizioni del Generale Haftar nei confronti  del Califfato di Derna di matrice jihaddista -i dialoghi con il Leader dell’O.L.P Yasser Harafat erano sempre più frequenti e tutto lasciava presagire per i Cowboy d’oltreoceano e le nazioni europee, che la base logistica della Jihad si trovava  in Libia e nessuno poteva pensare che negli anni a seguire, il Colonnello avrebbe cominciato una politica di distensione internazionale  fatta da quella riapertura al dialogo con L’Italia di Berlusconi, gli U.S.A di Barack Obama e la nascente UE, fredda e scadente attrice nei dialoghi con i libici, come se non fosse un affare suo (in realtà a Burxelles prevedevano l’emergenza umanitaria dei giorni nostri?).

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Dai missili di Lampedusa, all’Operazione delle forze aeronavali americani, fino alla prova di forza dello Stato D’Israele contro la minaccia terroristica(Operazione Entebe),passando per una riapertura dei  dialoghi dove il Leader Libico sperava di avere aiuti da coloro che prima da lui stesso erano considerati i Vampiri Imperialisti. In realtà Gheddafi non sapeva di essere caduto in una trappola mortale per lui e a dimostrarlo furono i venti della Primavera Araba del secondo millennio, quando il Maghreb e parte dei paesi del Medio Oriente furono investiti dai venti liberali(?).

La Primavera Araba fu per Barack Obama e Nicolas Sarkozy, l’occasione giusta per liberarsi di un dittatore troppo scomodo per le potenze planetarie e liberarsi di lui significava rinegoziare l’asseto politico e sopratutto economico -viste le risorse petrolifere strategiche della Libia-di una nazione, che dopo l’avventura della Gran Giamahiria Araba Libica promessa sposa del nazionalismo Panarabo, diventava teatro di una sanguinosa guerra civile tra le forze militari del GNA – il Governo di transizione nazionale libico di stanza a Tripoli presieduto dal primo Ministro Fayez Al -Serraj voluto dai potenti di turno – e le forze dell’Esercito  Di Liberazione Nazionale LNA del Generale Khalifa Haftar ultimo baluardo che combatte le Formazioni paramilitari dei Fratelli Musulmani, come il Califfato di Derna e che all’indomani della caduta del regime è diventato strenuo difensore della sovranità del popolo libico minacciato dai rigidi schemi della causa Panaraba puntando  sulla ripresa di una Libia libera e democratica che  dovrà prendere  la via maestra; quella delle elezioni.

Parole non di un dittatore ,ma di colui, Khalifa Haftar, che con il sostegno dei paesi limitrofi, come l’Egitto, il Sudan, il Ciad e gli Emirati Arabi, si è auto proclamato paladino della sovranità del popolo libico. Peccato che lo stesso  Haftar e i suoi amici della C.I.A molto propensi ad appoggiare sia il Governo di Accordo nazionale di Tripoli presieduto dal servile Al Serraj, che le forze di liberazione libiche in Cirenaica guidate dallo stesso Haftar, abbiano dimenticato che la situazione peggiora giorno dopo giorno di fronte ad un emergenza umanitaria che ha trasformato la nazione libica – ormai divisa in due – in un enorme campo di concentramento controllato da colui che viene definito il capo del traffico di essere umani:Abdul Rhaman Milan Bija, più volte condannato dalla sterile propaganda dell’inerte governo di accordo nazionale di AL-Serraj.

A distanza di cinquant’anni la Libia di oggi è solo un enorme laboratorio per le potenze occidentali che non rinnegano la tradizionale logica legata a quel deleterio “Vampirismo Imperialista” nascosto sotto i finti governi democratici messi in piedi da loro stessi. Ad Est il generale Haftar lotta per la sovranità del popolo aiutato anche da consulenti militari russi-chiaro che la Russia vuole guardare da vicino le risorse  energetiche e strategiche della Libia in chiave anti USA? chissà cosa ne pensa il gigante petrolifero russo Lukoil già presente in Italia- Ad Ovest con un governo di accordo nazionale a stretto contatto con i Sommi Capi d’oltreoceano e i paesi della NATO tanto fedeli nel riproporre in carta bollata all’ONU le risoluzioni che davano il via libera alle “Crociate Liberali” in nome della democrazia e dell’integrità dei preziosissimi giacimenti petroliferi.

Otto anni fa, il venti Ottobre del 2011  veniva ucciso a Sirte  Mu’ammar Gheddafi, insieme a lui naufraga quel grande disegno politico dell’Islam Socialista e anti capitalista, naufraga la sua politica di distensione internazionale  voluta con i venti della Primavera Araba non è naufragato l’ultimo pensiero che ha manifestato la volontà di quello che fu Mu’ammar Gheddafi. L’eroe del passato anti colonialista, anti imperialista, che in quel drammatico Ottobre lasciò la Libia come l’eterna incompiuta di fronte al fallimento della rivolta di quel socialismo islamico in un solo ed unico grande paese: La Libia di ieri e la Libia di oggi divisa in due alla mercè dei poteri forti pronti a spartirsi le risorse energetiche sotto le insegne della demagogia e della Democrazia costruita per segnare le sorti di un popolo e dell’intera nazione libica.

TAG: Barack Obama, Bruxelles, Fayez Al-Sarraj, Khalifa Haftar, Libia, Muammar Gheddafi, USA
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