Continuano i misteri intorno al giornalista Paolo Borrometi

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di Giuseppe Gallinella e Pino Guastella

Condivisioni a non finire, da Nord a Sud, sulla nostra inchiesta sul giornalista Paolo Borrometi sotto scorta per aver subito minacce dalla mafia, la cui credibilità comincia a vacillare e imbarazza anche colleghi giornalisti di mezza Italia, che ritenevano veritiera la sua denuncia di essere stato oggetto di un attentato con autobomba. In questo articolo riportiamo fedelmente indiscrezioni, al quanto imbarazzanti, che mettono in risalto alcune incongruenze nei racconti pubblicati dallo stesso giornalista.

Il New York Times riporta tre episodi raccontati da Borrometi che ci sono sembrati abbastanza incongruenti riguardo alle indiscrezioni che ci sono giunte sui fatti che hanno colpito il giornalista. In effetti stiamo parlando del pestaggio che avrebbe subito nel 2014 ad opera di due uomini mascherati, in seguito al quale ha riportato una lesione permanente alla spalla avvenuto nelle campagne di Modica in provincia di Ragusa; l’incendio doloso, sempre nel 2014, ai danni della casa di famiglia; l’ultimo articolo sul fallito attentato con un’autobomba di cui abbiamo ampiamente dimostrato il contrario.

Resta il dato certo che in tutti e tre gli articoli raccontati e pubblicati dalla nota testata giornalistica americana, ad oggi non risultano autori materiali puniti. Delegittimare un rispettabile giornalista non rientra nel nostro modus operandi, ma è pur legittimo sospettare che forse, Borrometi, non abbia detto complessivamente la verità sulle percosse, sull’incendio, e poi quell’interpretazione, a piacimento, sulle intercettazioni ambientali per far accreditare la tesi dell’attentato con un’autobomba.

Ad alimentare i nostri dubbi sulle dichiarazioni di Borrometi è la vicenda di Salvatore Spataro, ex consigliere comunale di Pachino, il quale ha querelato Paolo Borrometi per calunnia aggravata accusato, dallo stesso giornalista, di essere complice del boss Salvatore Giuliano nell’attentato dell’autobomba. Infatti Spataro, non solo ha chiesto al procuratore di Siracusa di sentire la dott.ssa Malandrino dirigente del Commissariato di Pachino, e al pm Sorrentino in servizio alla DDA di Catania, se sono stati loro a rivelare a Borrometi che era stato sventato l’attentato con un’autobomba, ma di chiedere anche al funzionario di Polizia e al magistrato della Procura di Catania di riferire se le indagini avessero determinato l’identificazione dei responsabili del disegno criminoso e la loro punizione.

Sebbene questi tre episodi confermano le nostre perplessità che: da una parte i racconti di Borrometi lo evidenziano agli occhi dell’opinione pubblica, ai giornali e ai media, un martire che lotta a costo della propria vita contro la mafia, è pur vero che dall’altra ci sono delle incongruenze nei suoi racconti che non delineano riscontri oggettivi. A legittimare ulteriormente le nostre perplessità sono appunto le migliaia di segnalazioni che giungono dai compaesani di Borrometi, i quali sostengono che il giornalista abbia pubblicizzato quei racconti per farsi assegnare la scorta armata con sei carabinieri. (Questi compaesani saranno tutti mafiosi!?)

Sempre riferendosi a Paolo Borrometi le perplessità degli stessi compaesani riguardano gli articoli pubblicati sul suo sito La Spia, dove il giornalista non ha mai pubblicato nulla su Montante condannato a 14 anni di carcere, nonché amico di Morgante licenziato dalla Rai poi diventato direttore di TV2000, e mai pubblicato nulla sul senatore Lumia, assiduo sostenitore di Montante, il quale pare abbia sponsorizzato Borrometi al Ministro dell’Interno per fargli assegnare la scorta facendogli dedicare una nota di apprezzamento dalla Commissione Antimafia parlamentare presieduta da Rosy Bindi.

Ed ancora sulla Banca Agricola, ad esempio, rea di aver gettato sul lastrico ventimila famiglie; sugli alberghi costruiti sulle dune di Marina di Modica; sulla vicenda del chiosco di Noto in gestione ad un mafioso di cui veniva rifornito dall’AG di proprietà di un cugino del padre di Borrometi; argomentazioni che i suoi compaesani avrebbero voluto leggere sul suo sito ma che il giornalista, forse, abbia ritenuto poco interessanti da pubblicare.

Sulla base di ogni ragionevole dubbio, le motivazioni che hanno spinto Borrometi a modificare alcuni fatti che lo riguardano sono ancora sconosciute e tanto meno smentite; fatti tra l’altro che sono stati pubblicati dal New York Times in vista del prestigioso premio PMA 2019 di cui sarà premiato il 25 settembre.