Lasciamoli lavorare

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Lasciamoli lavorare.

Un flebile e sommesso conato di cautela ricaccia nella lingua dubbi, sgomento e domande che non vogliono trovare risposte. Perché le risposte potrebbero fare troppo male.

Dopo piazze piene di italiani sinceri e sinceramente stufi, che hanno voluto e votato il cambiamento; dopo un’indigestione di social, di talk-show, di dibattiti al vetriolo; dopo svarioni, rosari, appelli inconsulti e mozioni degli affetti, beviamo per il momento questo amaro calice e sospendiamo il giudizio.

Lasciamoli lavorare.

Non ci metteremo molto a capire se quello che fanno ci piace o no. Ma sospendiamo il giudizio fino ad allora. Ributtiamo giù l’amarezza per l’abbraccio mortale tra braccia reciprocamente ostili. La nostalgia per quelle piazze pacifiche e “sane” nelle quali si percepiva un fermento ideale oggi agonizzante. Mai come oggi, un bel tacer non fu mai scritto.

Cavalchiamo questo appello al chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdámmoce ‘o passato. Per il tempo che serve per testare non già la credibilità (che è già imputato in attesa di giudizio), ma quello che sapranno fare.

Lasciamoli lavorare.

Se dal Governo del Cambiamento ci si attendeva molto, dal Governo GialloRosso si esigeranno miracoli. Non sarà facile: l’asticella è altissima. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia promettono opposizione durissima. L’elettorato del PD e soprattutto quello del M5S guarda a questa strana coppia con lo stesso entusiasmo con il quale guarderebbe al Titanic inabissarsi.

Perché non sia Titanic, il Conte bis dovrà rigare non dritto ma drittissimo, e dimostrare tutto. Ce la faranno?

Speriamo.