Decreto sicurezza bis, i nodi e le incertezze

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Il decreto sicurezza bis è legge. Il suddetto si compone di 18 articoli, i quali dovrebbero disciplinare l’immigrazione, cavallo di battaglia mediatica e politica del Ministro Salvini e dovrebbero rafforzare le armi necessarie per disciplinare l’ordine pubblico, cavalcando l’onda mediatica del momento.

Viene stabilito che il Ministro dell’Interno “può limitare o vietare l’ingresso o la sosta nel mare territoriale” per ragioni di ordine e sicurezza in particolare se si sia compiuto il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Inoltre, si stabilisce una sanzione fino ad un massimo di 1 milione di euro per il comandante della nave in caso di violazione del suddetto divieto ed è previsto il sequestro della nave e la scelta, da parte dello Stato italiano, di usufruirne, venderla o abbatterla; inoltre vi è l’arresto in flagranza per il comandante nella nave che nello specifico compierebbe il “delitto di resistenza o violazione contro nave da guerra, in base all’articolo 1100 del codice di navigazione”.  Sono stati stanziati per gli anni 2019-2021, 3 milioni di euro per contrastare il reato di favoreggiamento clandestino e operazioni di polizia sotto copertura. Inoltre, si prevede lo stanziamento tra i 2 e 50 milioni di euro per il 2019.

Dall’articolo 6 il decreto si occupa della gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni di protesta e sportive. Nello specifico si inaspriscono i provvedimenti e le pene per chi, tramite l’utilizzo di mezzi contundenti, crei pericolo a persone o cose maggiormente durante una manifestazione pubblica. Si vieta l’uso di caschi atti al non riconoscimento della persona e si inasprisce la pena per chi compie resistenza ad un pubblico ufficiale o pratica minacce, violenza e oltraggio ad un pubblico ufficiale.

Un pool di esperti si è espresso soprattutto in materia di immigrazione facendo notare come un decreto viene emesso in caso di urgenza e necessità e questo non è il caso, come ha sottolineato l’avvocato Paolo Iafrate professore di diritto privato comparato all’università di Tor Vergata Roma e l’associazione Antigone.

Infatti, c’è stata una riduzione dell’arrivo degli stranieri e minori non accompagnati e del numero dei reati registrati in Italia. Un decreto deve contenere provvedimenti di “immediata applicazione” che riguarda un tema specifico e omogeneo e in questo caso non ci sono i presupposti né dell’urgenza né vi è un carattere omogeneo.

Secondo dati del ministero dell’interno gli sbarchi sono diminuiti dellì’84,3% con 2601 sbarchi al 06/2019 rispetto ai 16 mila sbarchi del 2018. Riguardo all’omogeneità l’avv. Iafrate sottolinea che il decreto contiene riforme del codice penale, della navigazione, ordine e sicurezza e sulla normativa dell’immigrazione. Aggiunge altresì che bisognerebbe verificare la conformità del disegno di legge con gli articoli 10, 11, 117 della nostra costituzione e l’articolo 3 della Carta dei diritti dell’uomo e con l’omissione di soccorso del codice penale italiano.

Cesare Pitea, professore di diritto internazionale all’università di Milano LaStatale sottolinea che la convenzione di Montengo Bay impone soprattutto di tutelare la vita delle persone in mare e inoltre il decreto si baserebbe su un principio errato ossia che le autorità libiche esercitino sovranità territoriale sulle acque internazionali in cui avvengono i soccorsi, ma la zona di ricerca e soccorso (Sar) non è zona di sovranità dello stato costiero; sulla zona Sar lo stato costiero esercita una responsabilità primaria, ma non esclusiva e strettamente legata al funzionamento di un servizio efficace di ricerca e soccorso e lo sbarco in un porto sicuro è parte integrante del dispositivo dei soccorsi.

Indi per cui gli stati vicini mantengono un obbligo di soccorso e coordinamento per favorire i soccorsi; altresì il comandante ha il dovere di individuare un porto sicuro che “non è necessariamente il più vicino se il più vicino non è un porto sicuro”. Completa l’analisi di Pitea, il professore di diritto internazionale Giuseppe Cataldi affermando che ciò deve avvenire anche se non c’è nessun diritto di una nave di entrare in un porto, fatta eccezione nel caso in cui si verifichi uno stato di necessità a bordo della nave, situazione che deve stabilire il comandante, il prof. Cataldi aggiunge che le sanzioni penali e amministrative previste sembrano voler ostacolare il soccorso.

Francesca de Vittor, ricercatrice in diritto internazionale, aggiunge “sembra diffondersi l’idea che il capitano della nave debba rivolgersi al porto più vicino o debba andare in giro in mare per sbarcare le persone soccorse … la normativa sul soccorso in mare prevede molto chiaramente l’obbligo degli stati di cooperare per liberare, in tempi brevi e con la minima deviazione possibile della rotta, il comandante dalla responsabilità di aver effettuato i soccorsi. Non liberarlo da quella responsabilità comporta un carico economico tale che si rischia di portare, non solo le ONG, ma anche le navi commerciali a non effettuare soccorsi per non incorrere in perdite economiche da parte degli armatori. Eventualità che è sempre un illecito perché il soccorso è un obbligo”.

Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio sottolinea che dei 49 sbarchi con 1084 immigrati, quelli avvenuti attraverso le ONG sono residuali. Preme sottolineare, appunto, che numerosi sono gli sbarchi fantasma anche negli ultimi giorni dalle coste siciliane a quelle pugliesi, che oltre a mettere a repentaglio le vite dei profughi non permette il controllo degli arrivi in quanto appena approdano spariscono sul nostro territorio.

Molti altri sono gli esperti che si sono espressi in materia e molte sono le perplessità e le irregolarità del suddetto decreto e molti sono i soldi che a quanto pare il governo ha scelto di stanziare gravando sugli italiani per una continua lotta mediatica all’odio e ad una fantomatica invasione che viene confutata dai dati. La domanda a questo punto è lecita: non sarebbe stato più facile e meno dispendioso presentarsi agli incontri europei con lo scopo di trovare una soluzione invece di continuare una lotta mediatica che grava sugli italiani, sui nostri principi, sulle nostre leggi e quelle internazionali? Quanti processi verranno fatti per poi decretare che questo “provvedimento d’urgenza” è incostituzionale e violante i diritti dell’uomo?