I mostri liberal di Bibbiano e i replicanti di Blade Runner

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Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”. Partiamo da uno degli aforismi più noti di George Orwell per una riflessione sull’agghiacciante vicenda degli affidi illeciti a Bibbiano e dintorni.

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Le indagini coordinate dalla procura di Reggio Emilia sulla rete di servizi sociali della Val D’Enzahanno scoperchiato una realtà sconcertante, fatta di perizie falsificate e pressioni psicologiche utilizzate dai servizi sociali per riuscire a plagiare i minori, allontanarli dalle famiglie e darli in affido ad amici e conoscenti.

Tra i reati contestati frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso. I raccapriccianti dettagli degli abusi sui minori, contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Reggio Emilia, Luca Ramponi, sono tristemente noti.

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Due settimane dopo che è scoppiato il caso, la fase preliminare delle indagini ha confermato l’impianto accusatorio: le posizioni di ciascuno dei 17 indagati colpiti da misura (su un totale di 29 indagati) sono state considerate, ma senza portare a modifiche di quanto già disposto nell’ordinanza.

Sono le prime battute di una battaglia giudiziaria che si annuncia lunga, ed è già un caso nazionale. L’arena dello scontro tra colpevolisti e innocentisti è anche politica: al Sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, del PD, sono contestati i reati di abuso d’ufficio e falso ideologico. Il primo cittadino avrebbe conferito gli spazi della struttura pubblica “La Cura”, dove si svolgevano le sedute di psicoterapia dei minori (135 Euro a seduta) ad un ente privato, senza gara e a titolo gratuito.

L’ente in questione è la onlus “Hansel e Gretel” di Moncalieri, affidataria del servizio di psicoterapia e di convegni e corsi di formazione organizzati nella provincia di Reggio Emilia. Secondo Ramponi, gli affidatari venivano incaricati dai Servizi Sociali di accompagnare i minori alle sedute e pagare le relative fatture a proprio nome, ricevendo mensilmente rimborsi sotto una finta causale di pagamento. E durante queste sedute, i bambini venivano condizionati a « ricordare » abusi e abbandoni mai subìti nella propria famiglia, e a odiare e « seppellire » il padre e la madre. Cosi da spianare la strada ad un’altra famiglia, che avrebbe continuato ad alimentare la lucrosa macchina degli affidi. E magari perché no, una famiglia LGBT che per le vie canoniche un figlio non poteva averlo.

Mentre l’informazione “mainstream”, giornaloni, televisioni e organi d’informazione schierati o tacciono oppure si lanciano in impossibili “debunking”; mentre il Partito Democratico si schiera a difesa di Carletti; e mentre sui social esplodono le polemiche e l’indignazione dei più, con hashtag come #maipiùBibbiano e #Bibbianopoli, la giustizia farà il suo corso – almeno così ci auguriamo – per fare la dovuta luce sui fatti contestati.

Intanto, a margine di questo rumore – e di tanto colpevole silenzio – una riflessione s’impone.

Le indagini sugli affidi illeciti di minori a Bibbiano puntano i riflettori su alcune icone del pensiero “liberal”: il diritto all’adozione da parte di coppie LGBT; la valenza di “ipse dixit” in tribunale di quanto scrive uno psicologo in una perizia; e il diritto da parte dello Stato di decidere di strappare un minore alla famiglia dietro la perizia di uno psicologo.

L’inchiesta di Bibbiano getta un fascio di luce impietosa su queste icone. 

Le famiglie omosessuali di affidamento erano scelte così bene che – le intercettazioni ambientali non lasciano dubbi – una madre lesbica non esitava a scaricare per strada la bambina adottata, sotto la pioggia battente, gridandogli addosso “Porca puttana scendi! Scendi! Non ti voglio più! Io non ti voglio più, scendi!”.

Naturalmente è un caso, si obietterà, perché esistono eserciti di donne lesbiche che sono ottime madri. Naturalmente adottare un bambino è un diritto sacrosanto di una coppia gay. Naturalmente.

No. Per fare un bambino ci vogliono un padre e una madre, e un bambino ha diritto a un padre e a una madre. Mi sembra di dire qualcosa di ovvio e normale. Ma quanto sollevato dalla magistratura indica che nel sistema di affidi a Bibbiano di ovvio e normale c’era ben poco. 

Gli psicologi dei servizi sociali ai quali è dato potere assoluto di decidere attraverso una perizia se una famiglia vada bene per un bambino, sono stimati e competenti professionisti o spietati esecutori di un criminale progetto di mercificazione dei bambini? Nel Comune di Castelnuovo Monti (42 chilometri da Bibbiano) ad un padre, Stefano, sono stati strappati tre figli dopo esser stato definito “pazzo” dagli psicologi cittadini. Una diagnosi che poi è risultata priva di fondamento perché Stefano, pazzo, non lo è mai stato.

Lo stato ha diritto di togliere i bambini ad una famiglia ?

In casi estremi, si. Ma i casi estremi sono per fortuna pochi. Bibbianopoli, che richiama alla mente l’inchiesta “Veleno” di vent’anni fa nella bassa modenese, ha puntato i riflettori sulla strumentalizzazione legalizzata dell’ipocrisia liberal, che in nome dei diritti per tutti, senza porsi troppe domande e a fini di lucro toglie e affida minori “riprogrammando” le loro menti e i loro cuori.

Erano meglio i replicanti di Blade Runner. Perché loro, alla disperata ricerca di frammenti di quella umanità che non gli apparteneva, creavano artificialmente ricordi felici. Non orrori virtuali.