Salvare vite è un obbligo, Salvini non lo accetta

Una semplice ricostruzione degli eventi che hanno succeduto l'arresto di Carola Rakete

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Carole Rackete scagionata. Le accuse non sono ammissibili come spiega il procuratore di Agrigento in quanto l’imbarcazione della Guardia di Finanza diventa nave da guerra fuori dai confini italiani e in quanto il soccorso è un obbligo sancito sia da convenzioni internazionali che dalla nostra Costituzione, obbligo che si esaurisce con lo sbarco dei profughi in un porto sicuro. Ricordiamo che né la Tunisia né la Libia sono considerati porti sicuri, nonostante gli accordi bilaterali. Il procuratore ha inoltre chiarito che non sono emersi collegamenti né economici né politici né personali con nessun scafista e che analizzando i dati e le intercettazioni nessuna delle ONG operanti nel Mediterraneo ha percepito soldi in cambio dell’aiuto e dei salvataggi effettuati.

Salvini impazza sui social, tacciando anche l’operato dei magistrati come manovra politica e invita i Magistrati che hanno gestito questa incresciosa situazione, a togliersi la toga e a candidarsi con la sinistra.

Il procuratore Luigi Patronaggio nella conferenza stampa del 2 Luglio, svoltasi a Roma, ha anche chiesto alle ONG operanti nel settore un incontro per poter sentire anche la loro voce e capire come meglio gestire la situazione.

Open Arms e le altre ONG, forti della sentenza, fanno sapere che continueranno con il loro operato perché salvare vite è umano oltre che obbligo legale e che se ci sarà bisogno opereranno come la Sea Watch.

Salvini fa anche sapere che avrebbe fatto sbarcare la Sea Watch 3 il giorno dopo, ma non avendolo comunicato e avendolo detto a distanza di tre giorni dall’accaduto (l’attracco e l’arresto) vien da pensare che sia l’ennesima fake news, inventata ed espletata dal Ministro.

Le accuse contro la Capitana Carola Rackete si fondano sull’articolo 1100 del codice della navigazione e 337 del codice penale (rispettivamente non aver obbedito agli ordini della Guardia di Finanza resistenza a pubblico ufficiale), ma nella contestualizzazione degli accadimenti queste accuse vengono a cadere in quanto vige l’articolo 1158 del codice della navigazione che sanziona le omissioni di soccorso. Ancora, l’articolo 117 della costituzione obbliga le leggi italiane a uniformarsi agli obblighi sottoscritti in sede internazionale e legge del 1998 impone che “lo straniero giunto in territorio nazionale a seguito di salvataggio in mare deve essere presso appositi punti di crisi”; tutto ciò sono obblighi per i comandanti delle navi e per gli Stati motivo per il quale è stato espresso scetticismo da parte della Magistratura sul decreto sicurezza bis.

Inoltre la Convenzione sul diritto del mare e la convenzione di Londra 1974 che impone il dovere di prestare assistenza a persone in pericolo, oltre alla convenzione sulle zone Sar sottoscritta ad Amburgo nel 1979.

Tutto ciò porta a concludere che “Il segmento finale della condotta dell’indagata costituisce l’esito dell’adempimento di un dovere di soccorso il quale non si esaurisce nella mera presa a bordo dei profughi, ma nella loro conduzione fino al più vicino porto sicuro” queste le conclusioni del Giudice Vella in merito ai 15 giorni di Odissea vissuti dalla Sea Watch 3.

Gli sbarchi non si fermano né a Lampedusa né a Pozzallo e come sottolinea il Procuratore di Agrigento gli sbarchi fantasma sono molto più pericolosi delle ONG e sottolinea come non vi sia una emergenza immigrarti né quanto meno una emergenza legate alle ONG. Come riporta l’UNHCR rispetto ad altri paesi, l’Italia ha un numero ridotto di rifugiati collocandosi all’ultimo posto di 11 paesi con un 2,4 rifugiati ogni 1000 abitanti. Attenzione lo stato di “Rifugiato” è diverso dal profugo ciò nonostante la prima accoglienza alla quale l’Italia è soggetta non presuppone la permanenza a lungo termine, bensì una ricollocazione tra i paesi europei in base al numero della popolazione di ogni Stato.

Ringraziamo la magistratura per il lavoro svolto e per l’aver adempiuto al suo ruolo super partes nonostante le tante difficoltà. Ciò che forse non ha chiaro il nostro Ministro degli Interni che le leggi esulano dal pensiero di ognuno di noi, esulano dalla bandiera che difendiamo ed esulano dal proprio credo politico. Salvini non si rende conto, forse, che così facendo offende deliberatamente e illegittimamente l’operato di chi nonostante tutte le pressioni sociali e politiche cerca di attuare la legge in quanto tale a prescindere da quello che è il pensiero personale. Richiede anche l’espulsione di chi è stata appunto scarcerata in quanto le accuse sono decadute in seguito all’indagine e alla verifica dei fatti. In base a quale criterio, allora, dovrebbe subire l’espulsione dall’Italia?

Magari se il Ministro si facesse prendere un po’ meno dal suo delirio di onnipotenza potrebbe un attimino ridimensionare le sue dirette facebook provando a fare il politico e magari spiegandoci anche che fine hanno fatto i 49milioni di euro conclamati e certi che sono stati sottratti agli italiani, questo si che è un atto criminale, da delinquenti.