Sea Watch 3 VS Salvini, ennesimo scontro

La complessità degli sbarchi non può essere ridotta a delle urla che vengono smentite sui tavoli internazionali.

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Il braccio di ferro tra il Ministro dell’Interno italiano Salvini e la ONG tedesca Sea Watch 3, a 47 miglia dalle coste libiche con a bordo 53 immigrati continua. A 15 miglia dalle coste di Lampedusa, l’imbarcazione ha chiesto la possibilità di sbarco e in queste ore ha reiterato la richiesta in quanto come ribadito anche dall’ONU i porti libici non sono porti sicuri, quindi impossibile portarli in Libia.

La Guardia di Finanza nella notte tra il 15 e il 16 Giugno ha notificato il decreto sicurezza bis alla Comandante capitano della nave; personale e immigrati restano ai confini delle acque italiane continuando a chiedere la possibilità di sbarco per necessità ed emergenza umanitaria.

Dopo 4 giorni in mare, il Viminale ha autorizzato lo sbarco di 10 immigrati tra cui malati, minori e donne incinta e il deputato europeo Riccardo Magi sostiene e ribadisce tramite Twitter che l’emergenza umanitaria persiste.

Il 15 Giugno Salvini ha firmato un provvedimento per il divieto di ingresso e transito nelle acque italiane per la Sea Watch3, come previsto dal decreto sicurezza bis che ha visto la sua approvazione martedi 11 Giugno. Il provvedimento è stato firmato anche dal ministro della Difesa nella persona di Elisabetta Trenta e dal ministro dei trasporti Danilo Toninelli.

Purtroppo Salvini continua a diffondere fake news. Ricostruiamo la mera cronaca degli eventi. In collegamento con Sky, Salvini dichiara che la nave dovrebbe rivolgersi alla Libia per approdare e che è stata proprio la Sea Watch a chiedere un porto sicuro alla Libia. La giornalista di Sky, Monica Napoli ha risposto che in realtà l’organizzazione non ha mai chiesto un porto sicuro a Tripoli.

Salvini a questa risposta, come sempre accade da un po’ di tempo, non argomenta, ma accusa dicendole che se vuole far politica può candidarsi con la sinistra.

La situazione reale è che la Sea Watch 3 ha recuperato gli immigrati all’interno dell’Area di Ricerca e Salvataggio (SAR) libica. Solo per questo la Comandante era tenuta a comunicare alle autorità libiche il soccorso effettuato.

La stessa comunicazione è stata inviata alle autorità italiane, maltesi e olandesi per richiedere un porto sicuro, per lo meno riconosciuto dalla comunità e dalle leggi internazionali.

Come già ribadito i porti libici non sono considerati porti sicuri da ONU, UNHCR, men che meno ufficialmente dall’Italia (escludendo quindi le boutade di Salvini).

È vero che vi è stata la comunicazione rispetto al soccorso, ma di certo non è stato richiesto lo sbarco in un porto libico, soprattutto per i conflitti ancora in atto sul territorio; infatti ricordiamo che dal 4 Aprile la Libia affronta la sua terza guerra civile dal 2011, come riporta l’Osservatorio dei diritti, conflitto che vede  il generale Haftar contro il governo sostenuto dall’Onu di Fayez al-Serraj.

Chi ne soffre è la popolazione di 8 milioni di libici e 200 mila migranti. Il bilancio per ora è di circa 400 morti e 45 mila sfollati.

Salvini ha precedentemente dichiarato, nel marzo 2019, che secondo la Commissione europea, la Libia può e deve soccorrere gli immigrati in mare e quindi è da considerare un Paese affidabile; il Ministro dell’Interno fu smentito prontamente dall’IMO (Organizzazione marittima dell’ONU).

Matteo Salvini è stato smentito anche di recente attraverso la portavoce della commissione europea Natasha Bertaud, che ha sottolineato come qualsiasi nave porti la bandiera UE è soggetta al rispetto del diritto internazionale quando si tratta di ricerca e soccorso, il che comprende lo sbarco in un porto sicuro e ha ribadito come la Commissione ha sempre detto che le attuali condizioni libiche non permette di considerare questo stato come porto sicuro.

Intanto la Germania, attua una politica di “scarico” del problema sull’Italia e aumentano gli arrivi in aereo dal paese tedesco. Salvini con la sua politica sull’immigrazione ha giocato d’azzardo e ha perso.

“La Repubblica” rivela che secondo le contraddittorie e discusse politiche dell’Unione Europea che prevedono il ritorno degli immigrati nei Paesi di primo approdo, la Germania ha rinviato in Italia in aereo circa 1200 immigrati quest’anno, alcuni di questi sono stati legati e sedati poiché contestavano la scelta. Il PD chiede al ministro dell’Interno di riferire in aula i dati di rientro da Berlino di cui nessuno ha mai parlato.

Filippo Sensi scrive su Twitter “Aumentano vertiginosamente i trasferimenti in aereo in Italia, dati alla mano. Ai proclami e alla faccia feroce del ministro degli Interni non corrispondono i fatti. Saldo negativo pesante sul quale dovrà venire in Parlamento a rispondere”.

L’idea, fatta presente all’inizio di questa propaganda mediatica, è che a fronte di un arrivo doveva andar via un immigrato presente sul territorio. In Italia non si è mai riusciti a ottenere un tal numero di rimpatri, la Grecia invece è riuscita a ottenere più uscite che entrate.

La propaganda politica di Salvini che puntava alla pancia degli italiani, insofferenti e spazientiti non tanto dalla presenza di “diversi” quanto dal calo della qualità di vita, ha abboccato all’amo non accorgendosi che vi fosse attaccato un pesciolino di plastica.