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Libia: milizie pro Haftar alle porte di Tripoli, combattimenti in corso

| 6 Aprile 2019 | ESTERI, IL FORMAT

Continua l’escalation militare in Libia. Il paese nordafricano, che dalla caduta di Gheddafi nel 2011 vive in uno stato di anarchia e latente guerra civile, è nuovamente sconvolto dagli scontri tra milizie armate rivali.

Negli ultimi giorni la situazione è degenerata: giovedì il generale Khalifa Haftar, il cosiddetto uomo forte della Cirenaica, regione orientale che confina con l’Egitto, ha lanciato l’offensiva per conquistare Tripoli, dove ha sede il Governo di accordo nazionale (Gna) del primo ministro Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite ma anche da Stati Uniti e Italia, tra gli altri.

Tuttavia, al-Sarraj è molto debole e la sua autorità è limitata a Tripoli e alle zone circostanti. Oltretutto, il primo ministro non può contare su un esercito vero e proprio, bensì sull’appoggio di una serie di gruppi armati la cui fedeltà nei suoi confronti non è una certezza. In particolare, al-Sarraj fa affidamento soprattutto sulle potenti milizie di Misurata, città a circa 200 chilometri a est di Tripoli, intenzionate a bloccare l’avanzata di Haftar verso la capitale.

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Il generale della Cirenaica, sostenuto in primo luogo dall’Egitto ma anche da Turchia, Russia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, può contare sull’Esercito nazionale libico (Lna), apparato militare più strutturato e forte.

Le truppe della Cirenaica proseguono la loro avanzata verso Tripoli, e ora si trovano alle porte della città. Ieri l’Esercito nazionale libico ha conquistato diversi centri abitati che si trovano a poche decine di chilometri dalla capitale. In particolare ha ottenuto il controllo di Qasr Bin Gashir, località strategica situata accanto all’aeroporto internazionale di Tripoli, a circa 25 chilometri in linea d’aria dal centro. Ieri si è battagliato a lungo per l’aeroporto internazionale ed entrambe le parti hanno rivendicato di averne preso il possesso. Ora l’aeroporto sarebbe in mano alle truppe di Haftar. L’offensiva del generale si sviluppa anche via mare: truppe sono sbarcate presso la base di Sidi Bilal, 17 chilometri a ovest di Tripoli.

La controffensiva dei miliziani fedeli ad al-Sarraj non si è fatta attendere. L’aviazione di Misurata ha bombardato postazioni della tribù dei Ben Gashir, che sono passati dalla parte di Haftar. Le truppe del generale, pur essendosi avvicinate a Tripoli, stanno incontrando resistenza ed è ancora presto per dire chi avrà la meglio. Miliziani pro al-Sarraj avrebbero catturato 145 soldati dell’Esercito nazionale libico e 60 veicoli a Zawija, centro abitato a ovest di Tripoli.

Nel frattempo gli scontri continuano, con i miliziani fedeli al Governo di accordo nazionale determinati a impedire che l’esercito di Haftar entri a Tripoli.

Gli sforzi diplomatici fatti finora dalle Nazioni Unite non sono riusciti a bloccare l’escalation. Ieri il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si trovava in Cirenaica e ha incontrato il generale Haftar, nel vano tentativo di convincerlo a porre fine all’offensiva.

“Me ne vado con il cuore pesante e profondamente preoccupato” afferma un Guterres sconsolato al termine dell’incontro con Haftar a Bengasi. “Qualunque cosa accada – continua – l’Onu rimarrà impegnata e io rimarrò impegnato a sostenere il popolo libico che merita pace, sicurezza, prosperità e rispetto dei diritti umani. Spero ancora che sia possibile evitare un confronto sanguinoso a Tripoli e fuori Tripoli”.

Ieri il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha tenuto una riunione di emergenza per affrontare la questione libica. “Il consiglio ha chiesto all’Esercito nazionale di mettere fine alle manovre militari” ha dichiarato l’ambasciatore tedesco alle Nazioni Unite Christoph Heusgen. “Il consiglio ha anche chiesto a tutte le forze coinvolte di ridurre l’escalation e cessare ogni azione militare. Non può esserci soluzione militare al conflitto” ha aggiunto.

Dello stesso avviso sono anche i ministri degli interni e degli esteri del G7, riunitisi in Francia, i quali hanno condannato l’escalation e sottolineato che soluzioni militari non sono ammissibili.

Dal canto suo Haftar ha difeso a spada tratta la legittimità della sua azione militare. “L’operazione verso Tripoli continuerà finché il terrorismo non sarà eliminato” dichiara perentorio l’uomo forte della Cirenaica, che considera terroriste le milizie che difendono Tripoli e quindi il governo di al-Sarraj.

“Ci aspettavamo un sostegno dal Consiglio presidenziale alla nostra operazione per liberare Tripoli, ma al-Sarraj ha deciso di stare dalla parte delle milizie” ha dichiarato Ahmed al-Mismari, portavoce dell’Esercito nazionale libico. “Il tempo gli mostrerà la debolezza delle milizie e che l’esercito sta arrivando non per rimuovere al-Sarraj ma per combattere il terrorismo. Non vogliamo la battaglia di Tripoli, il nostro obiettivo sono le milizie” conclude il portavoce.

Per questo mese era prevista la conferenza nazionale in cui si sarebbero dovuti incontrare tutti gli esponenti politici, militari, tribali che compongono il mosaico libico, nel tentativo di dare un assetto stabile al paese. La conferenza organizzata dalle Nazioni Unite con il contributo anche della diplomazia italiana è ora in seria discussione.

Forse Haftar vuole consolidare ulteriormente il suo potere proprio in vista della conferenza, così da mettere i partecipanti di fronte al fatto compiuto che è lui a detenere la supremazia nel paese. Sta di fatto che la ripresa degli scontri armati, che ora sono giunti a poca distanza da Tripoli, fa traballare tutti gli sforzi diplomatici fatti finora, anche e soprattutto dall’Italia, per dare un ordine all’anarchia che da quasi un decennio regna in Libia.

TAG: Antonio Guterres, Cirenaica, Consiglio di sicurezza Onu, escalation, Esercito nazionale libico, Fayez Al-Sarraj, generale Haftar, Governo di accordo nazionale, gruppi armati, guerra civile, Khalifa Haftar, Libia, milizie, Misurata, Nazioni Unite, Onu, tribù, Tripoli
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