Brexit: tutti i possibili scenari dopo l’apertura ai laburisti

Theresa May ha annunciato che chiederà una nuova proroga per la Brexit per negoziare un nuovo accordo. Gli scenari possibili sono davvero molti. Analizziamoli uno ad uno.

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Ieri sera il primo ministro britannico Theresa May ha annunciato che chiederà una nuova proroga per la Brexit.

Dovrebbe essere una proroga breve, usata per negoziare un nuovo accordo sulla Brexit con il Partito Laburista. Questo è un cambio di rotta per la conservatrice May, che fino a pochi giorni fa pensava di riproporre il proprio accordo per la quarta volta in Parlamento.

Brexit oggi

Allo stato attuale, la Brexit si verificherebbe il 12 aprile e senza accordi con l’UE, dopo che il Parlamento britannico ha respinto per 3 volte l’accordo proposto da Theresa May.

La premier vorrebbe una proroga per uscire dall’UE prima del 22 maggio per non partecipare alle elezioni europee. Il nuovo accordo con i laburisti dovrà però mantenere la prima parte di quello proposto in questi mesi. Questa parte, chiamata ‘Withdrawal agreement’ è infatti non rinegoziabile dall’UE. Tuttavia, il parlamento europeo potrebbe rifiutare un’altra estensione. L’UE potrebbe fare invece una controproposta e la nuova data tornerebbe ai parlamentari britannici per vedere se fossero d’accordo. Quali sono allora gli scenari possibili?

No deal (nessun accordo)

Per come stanno le cose, avverrà una Brexit senza accordo il 12 aprile, in assenza di altre decisioni. Potrebbe esserci anche un’estensione ma, in assenza di accordi, sarebbe comunque questo l’esito.

Lasciare l’UE con l’accordo del Primo Ministro May

Theresa May potrebbe riproporre per la quarta volta il suo accordo e non possiamo escludere del tutto che passi. Potrebbe anche essere scelto in seguito ad un estensione o se ulteriori negoziati con l’UE dovessero fallire.

Grande rinegoziazione

Il governo potrebbe scegliere di negoziare un accordo sulla Brexit completamente nuovo. Sono escluse piccole modifiche dell’accordo attuale. Questa è una opzione difficile da realizzarsi visto il dictat dell’UE sul ‘Withdrawal agreement’.
Una rinegoziazione totale (con i parlamentari britannici prima, e con l’UE dopo) richiederebbe un ulteriore ritardo alla Brexit e il Regno Unito dovrebbe partecipare alle elezioni del Parlamento europeo a maggio.

La rinegoziazione potrebbe portare al cosiddetto ‘modello norvegese‘ che implicherebbe una più stretta relazione con l’UE rispetto a quanto proposto dall’accordo attuale.
Questa terza opzione è realizzabile solo nel caso in cui l’UE accetti il nuovo accordo.

Un accordo a metà

La strada intrapresa ieri sera sembra quella di un nuovo accordo con i laburisti ma sulla base dell’accordo esistente.
Tuttavia, non possiamo sapere se gli avversari di Theresa May accetteranno il ‘Withdrawal agreement’ e se si arriverà a un accordo comune.
Qualora fosse ottenuto un accordo, non è detto che l’UE sia favorevole. In ogni caso non è escluso anche in questo quarto scenario che i tempi portino la Gran Bretagna a essere ancora nell’UE il 22 maggio.

Brexit possibilità senza accordi: un altro referendum

Un’ulteriore possibilità è di tenere un altro referendum. Questo potrebbe avere lo stesso status del referendum del 2016, che era legalmente non vincolante e consultivo. Ma alcuni parlamentari vogliono tenere un referendum vincolante il cui risultato diventi automaticamente effettivo.
Secondo le leggi britanniche, ci dovrebbe essere un nuovo atto legislativo per fare un referendum e stabilirne le regole, come ad esempio chi potrebbe essere autorizzato a votare.

Ci deve essere tempo affinché la Commissione elettorale valuti il referendum e quest’ultimo venga approvato. Il referendum non può aver luogo immediatamente ma occorre che trascorra un ‘periodo referendario’ obbligatorio prima che la votazione abbia luogo.
Esperti della Costituzione, dell’Università di Londra, ipotizzano che il tempo minimo per tutti i passaggi richiesti sopra è di circa 22 settimane.

Nuove elezioni

Theresa May potrebbe decidere che il modo migliore per uscire dall’impasse sarebbe quello di indire elezioni anticipate. Tecnicamente la May non ha il potere di convocare un’elezione anticipata ma potrebbe chiedere il voto parlamentare.
Due terzi di tutti i parlamentari dovrebbero sostenere la mozione. La prima data per l’elezione sarebbe 25 giorni lavorativi dopo, ma potrebbe essere successiva a scelta del primo ministro.

Un altro voto di sfiducia

Il governo è sopravvissuto a un voto di sfiducia il 16 gennaio con 325 voti a favore contro 306. Il partito laburista potrebbe però presentare un’altra mozione di sfiducia in qualsiasi momento.
In caso di sconfitta, il governo in carica potrebbe proporre un’alternativa o farsi da parte. Qualunque proposta, del governo attuale o di uno alternativo, deve ottenere entro 14 giorni un nuovo voto di fiducia.
Se così non fosse, si convocheranno le elezioni, ma non prima di 25 giorni lavorativi.

Niente Brexit

La Corte di giustizia europea ha stabilito che sarebbe legale per il Regno Unito revocare unilateralmente l’articolo 50 per annullare la Brexit (senza la necessità di un accordo da parte degli altri 27 paesi dell’UE).
Con il governo attuale fortemente legato alla Brexit, è molto improbabile questa opzione. Prima di un’annullamento della Brexit dovrebbe avvenire un’ulteriore referendum o un cambio di governo.
Tuttavia, qualsiasi ulteriore ritardo alla Brexit sarebbe già per alcuni andare contro al referendum del 2016.

Theresa May dimissioni

Theresa May ha dichiarato in questi giorni che sarebbe disposta a dimettersi pur di far passare il suo accordo. Essendo già sopravvissuta a una sfida alla sua leadership, è improbabile che lei possa essere espulsa dal suo partito fino a dicembre, secondo le regole del Partito Conservatore.
Ma potrebbe scegliere di dimettersi in seguito al fallimento dell’accordo con il Partito Laburista.