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I manipolatori affettivi: come riconoscerli e difendersi

| 2 Aprile 2019 | IL FORMAT

Negli ultimi anni c’è uno stile di personalità che si va affermando, una modalità forse temporanea, ma al passo coi tempi, una strategia per affrontare le richieste della società. Sono uomini e donne, ma più uomini, e non solo adolescenti, ma anche 40enni o 50enni con storie fallimentari alle spalle, e spesso con valori di riferimento esterni: sono “uomini che si concedono a metà”. Sono adulti che, dopo una lunga storia finita, si riapprocciano all’altro sesso con mille paure e barriere sempre più alte da mantenere, confini eccessivamente rigidi, maschere ormai delineate da portare avanti e cambiarle a seconda delle situazioni. Poichè devono proteggere la loro facciata, nella fase dell’investimento affettivo, hanno una grande paura della vicinanza e di sentirsi smascherati. A volte prende le distanze lui, altre volte affida al partner questo compito. Entrambi sono inconsciamente d’accordo nel tenere le distanze, è come un patto che assolutamente va rispettato. Una parte del loro Io rimane sempre esclusa e può rivelarsi solo al di fuori del rapporto.

In questi tipi di relazioni, è come se i partner esistessero solo per metà, mentre l’altra metà, quella che fa più paura, quella che non si vuol riconoscere, rimane all’esterno.

Perchè sono sempre di più gli adulti che non riescono a mostrarsi per quello che sono? A viversi e ad amarsi senza riserve?

Una parte di responsabilità va assegnata alla società contemporanea, che riserva molta importanza al mondo esteriore, all’immagine, alle apparenze. Quei “nuovi adulti” che ormai hanno costruito la loro nuova vita su questi valori, riscontrano sempre più difficoltà nello sgretolare queste certezze ed abbandonarsi all’amore, quando arriva, a qualsiasi età.

E voi avete mai incontrato uomini così?

Spesso sono uomini che non riescono ad affrontare i conflitti e le sofferenze che derivano dal chiudere una relazione, ad esempio. E così preferiscono fare “ghosting”, ossia scomparire dalla vita dell’altro senza lasciare traccia alcuna, aiutati dall’avvento dei nuovi strumenti di comunicazione, grazie ai quali

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basta un click per cancellare i messaggi dell’ex o bloccarlo.

Una recente evoluzione del ghosting è lo “zombieing”, ossia il ritorno dei ghosters, che ricompaiono come se niente fosse accaduto, senza chiedere o accennare minimamente alla situazione precedente.
Ma chi è questo ghoster? Vediamo più da vicino la sua personalità e il motivo che lo conduce a comportarsi così. La sua struttura di personalità si sovrappone ad una categoria più conosciuta, nota come manipolatore affettivo. È una persona, più frequentemente uomo, che non riesce ad affrontare situazioni emotivamente intense, avendo una forte paura della responsabilità. Dunque nei rapporti sceglie sempre la fuga, apportando come scusa il preoccuparsi dell’altro e della sua felicità. Spesso questo comportamento di fuga dalle responsabilità farà nascere in lui sentimenti di colpa, che andrà ad evitare sempre più situazioni emotivamente intense, così come eviterà qualunque tipo di conflitto, non solo in amore, in quanto fonte di ansia eccessiva. Per questo motivo il ghoster si allontana dal partner lasciandolo nella sua rabbia, intrappolato in un circolo vizioso di pensieri, rimuginazioni, domande senza una risposta. Lasciandolo solo, senza un confronto reale. In genere, chi mette in atto tali comportamenti ne è stato in precedenza vittima. E non è riuscito a superare le delusioni che queste esperienze dolorose hanno provocato in lui. Spesso ha avuto genitori disinteressati a lui o con uno stile di attaccamento “evitante”, come insegna lo psicologo londinese J. Bowlby, o semplicemente delle esperienze percepite da lui come abbandono.
Queste persone, detti manipolatori affettivi, sono caratterizzate, inoltre, da una instabilità emotiva, accompagnata spesso da un’incapacità assoluta di mettersi nei panni dell’altro e di comprenderne pensieri ed emozioni, senza empatia, dunque. Provocatori, in ogni discussione, tendono a suscitare reazioni di rabbia nell’altro, così da farlo passare facilmente dalla parte del torto, agli occhi esterni.
Allora, avete chiaro ora il quadro? Sono uomini che vivono tutto in funzione del proprio ego, e addirittura le relazioni sono per loro una fonte di nutrimento e di esaltazione dell’io. Li riconosciamo soprattutto da quest’ultima caratteristica, che è anche la base di una personalità manipolativa o addirittura del disturbo narcisistico di personalità.
Come difendersi allora da questi perfetti manipolatori? Cosa fare quando fanno parte della nostra vita?
Ecco qualche semplice strategia da utilizzare se si ha, o si ha avuto, un partner così:

1. Non parlare al suo posto

I manipolatori spesso sono persone dalle risposte molto ermetiche (yes/no men, come dicono gli americani) molte volte sono uomini all’apparenza duri, che non chiedono mai e ai quali proprio “non si può chiedere” più di tanto. Se ti viene spontaneo parlare al posto suo, allora poniti qualche interrogativo. Come mai succede questo? Perché non posso chiedergli delle cose? Prova invece a farti da parte e a stimolarlo a parlare, un po’ di sana introspezione può portare all’emergere di problematiche nascoste.

2. Concentrati sulle emozioni che l’altro ti rimanda.

Le emozioni fanno da specchio alla qualità della relazione che viviamo. Se viviamo una storia appagante, allora ci sentiremo sereni.
Se invece vivi una relazione in cui non ti senti apprezzata o valutata per le tue capacità, è un importante spunto per rifletterci su. Concentrati sulle emozioni che l’altro ti rimanda ogni volta che ti guarda o parla con te. Se ne esci con una visione di te negativa, vuol dire che l’altro non ti apprezza come meriti.

3. Non farti domande le cui risposte non dipendono da te

Molte volte, soprattutto quando si viene lasciati da un partner senza una spiegazione, si fanno mille domande e si cerca la risposta dentro di noi. Ma non possiamo leggere nella mente dell’altro, e soprattutto non è nostra competenza. Sono risposte che l’altro non ci VUOLE dare, per mancanza di interesse nei nostri confronti o addirittura di rispetto. Conviene piuttosto, per il nostro benessere, accettare la sua decisione e andare avanti per la propria strada. Non possiamo controllare tutto!

4. Tutti uguali me li trovo!

Se hai mai fatto questa affermazione, evidentemente vivi delle situazioni simili che si ripetono, forse con uomini dalla stessa personalità. Allora sarà utile soffermarsi, non sulle proprie colpe, ma su quali elementi ci spingono ad essere attratti dalle stesse tipologie di persone. Affidarsi ad un professionista con cui intraprendere un percorso psicologico aiuta a conoscersi e a comprendere meglio l’origine delle proprie scelte. Riprendi in mano la tua vita! Hai fatto delle scelte, consapevole o meno, di quello che esse avrebbero comportato. Ma ora puoi iniziare a cambiare strada.

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