Militari Russi a Caracas, è botta e risposta tra Washington e Mosca

L’Arrivo del personale militare russo sul suolo venezuelano ha causato non poche perplessità negli organismi internazionali che compongono l’emisfero americano e, in particolare, negli Stati Uniti. Secondo Trump, la Russia deve andare via dal Venezuela. Zarajova: "gli USA escano dalla Siria".

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L’Arrivo del personale militare russo sul suolo

venezuelano ha causato non poche perplessità negli organismi internazionali dell’emisfero americano e, in particolare, negli Stati Uniti. Esplicite dichiarazioni di condanna sono giunte dall’OAS e dal Grupo de Lima in rifiuto a ciò che le diverse cancellerie considerano un’ingerenza sul territorio venezuelano. Da Washington hanno detto che non rimarranno a guardare ed esortano Mosca ad andare via da Caracas ma il Cremlino non fa un passo indietro.

Le reazioni dell’OAS e del Grupo de Lima

Il 25 marzo è stato pubblicato un comunicato stampa nel quale l’OAS ha condannato l’evolvere della crisi umanitaria nel Venezuela e, in particolare, l’ingresso dei due aerei militari russi in momenti di elevata tensione sia all’interno che all’esterno de Paese. L’OAS ha sottolineato che l’incursione militare russa non ha contato sull’autorizzazione dell’Assemblea Legislativa venezuelana come lo prevede il numerale 11 dell’articolo 187 della costituzione del Paese, ma ha obbedito a un atto unilaterale dell’Esecutivo tutt’ora sotto l’usurpazione di Nicolas Maduro. L’OAS ha ribadito che la presenza militare russa rappresenta un tentativo di intimidazione nei confronti del processo di transizione democratica rappresentato dal Governo ad interim di Guaidò. In sostanza, l’OAS ha dichiarato “inammissibile che un governo straniero abbia dei programmi di cooperazione militare con un Regime di usurpazione che è stato dichiarato illegittimo dalle diverse risoluzioni che obbediscono al Diritto Interamericano. Questo atto attenta contro la pace e la sicurezza nella Regione”.

Successivamente, il 26 marzo è arrivata la posizione di condanna da parte del Grupo de Lima nei confronti della presenza militare di Mosca a Caracas. Da un Comunicato Stampa reso pubblico dalla cancelleria di Buenos Aires i Dodici Stati membri del Grupo de Lima hanno dichiarato la propria posizione di condanna dinanzi a qualsiasi provocazione che minacci la Pace nella Regione. Nel comunicato stampa i Paesi del Gruppo di Lima

esprimono la propria preoccupazione per l’arrivo di aerei militari russi nel Venezuela e, in tal senso, ribadiscono una ferma condanna nei confronti di ogni provocazione o dispiegamento militare che minacci la pace e la sicurezza nella Regione.

La coalizione ha anche rinnovato il proprio appello agli Stati che mantengono dei vincoli di cooperazione con il regime illegittimo di Maduro perché collaborino nella ricerca di soluzioni che possano agevolare un processo politico attraverso il quale possa garantirsi la restaurazione della democrazia e dell’ordine costituzionale nel Venezuela.

Trump, la Russia deve andare via dal Venezuela

La presa di posizione unilaterale di Washington è stata resa ufficiale lunedì 25 marzo da Washington dopo una telefonata del Segretario di Stato Mike Pompeo a Sergei Lavrov. Pompeo ha avvertito il suo omologo che gli Usa non sarebbero rimasti a guardare mentre Mosca acuisce le tensioni nel Venezuela. Il colloquio telefonico Washington-Mosca è stato annunciato dal portavoce del Dipartimento di Stato Robert Palladino. Durante la telefonata, Pompeo ha denunciato il continuo inserimento di personale militare russo per sostenere il regime illegittimo di Nicolas Maduro  che rischia di prolungare la sofferenza del Popolo venezuelano che sostiene ampiamente il governo ad interim di Guaidò. Il Dipartimento di Stato ha chiuso la propria nota diplomatica facendo un appello a Mosca affinché cessi il proprio comportamento non costruttivo invitandola ad unirsi alle altre nazioni che cercano di garantire un futuro migliore per il popolo venezuelano.

Successivamente, il 26 marzo, il Presidente Trump ha alzato il tono delle tensioni. In un incontro con la moglie di Guaidò, il Presidente degli Stati Uniti ha affermato che fuori dal contesto militare, non si può esercitare una pressione che vada oltre alle misure che sono già state prese, aggiungendo schiettamente che la Russia deve uscire dal Venezuela. Lo stesso Trump ha affermato che la sua amministrazione sta facendo molta pressione sugli interessi di Maduro sottolineando come il regime sia rimasto senza denaro né petrolio. Avvertendo, infine, che la crisi in Venezuela si aggrava con il trascorrere dei giorni, Trump ha ripetuto il mantra con il quale Washington ha condito le proprie dichiarazioni sin dall’inizio della controversia: tutte le opzioni rimangono sul tavolino, quindi anche quella di un intervento militare. All’incontro, la moglie di Guaidò ha detto di temere per la vita del proprio marito raccontando come il regime di Maduro abbia iniziato a giustificarsi dietro la scoperta di una specie di congiura terroristica nei suoi confronti per giustificare l’arresto di Marrero, Planchart e altri membri del cerchio più vicino a suo marito .

Zarajova, gli USA mettano in pratica il proprio concetto di uscita

Dall’altra parte, la risposta del Cremlino non si è fatta attendere. Secondo la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zajarova, prima di suggerire a qualcuno di andare via da qualunque posto, gli Stati Uniti dovrebbero mettere in pratica il loro concetto di ‘uscita’, particolarmente nella Siria(…) e’ già trascorso un mese e mi piacerebbe se venisse chiarita la situazione. Sono usciti o no?  Secondo la portavoce, gli Stati Uniti dovrebbero compiere le promesse fatte alla Comunità Internazionale prima di suggerire agli altri cosa fare o meno. Zarajova  ha parlato di una specie di Golpe promosso da diversi Paesi che sotto pressione di Washington hanno congelato circa $30 miliardi appartenenti al Venezuela. Allo stesso modo, il cancelliere Jorge Arreaza, fedelissimo di Maduro, ha denominato cinica e ipocrita l’ingerenza degli Stati Uniti sia nel programma di cooperazione bilaterale tra Mosca e Caracas che negli affari interni venezuelani.

Conclusioni

Dalle posizioni di condanna espresse dalle Organizzazioni Multilaterali costituite dai diversi Stati del continente, quali  l’OEA e il Grupo de Lima – quest’ultima creata ad hoc per contenere la possibile destabilizzazione regionale originata dalla crisi venezuelana – possiamo percepire che, in entrambi i comunicati emessi tra il 25 e il 26 aprile, viene manifestata una profonda preoccupazione per la destabilizzazione che la costante presenza militare russa potrebbe generare nella Regione. Vale anche sottolineare come le stesse Organizzazioni avrebbero insistito, in precedenza, nell’offrire una soluzione politica delle tensioni che non degeneri nell’uso della forza.

Sono da sottolineare anche le parole dello stesso Elliott Abrams dopo la riunione del 19 marzo con il Viceministro degli Esteri russo Ryabkov, il quale, dopo aver qualificato l’incontro come positivo ha affermato che l’intervento militare degli Stati Uniti nel Venezuela non era previsto nel percorso prestabilito da Washington. Dalle dichiarazioni dell’inviato di Washington per il Venezuela poteva leggersi l’apertura di un processo di distensione con Mosca. Impressioni, queste ultime, smentite proprio dall’arrivo il 24 marzo ultimo scorso di due aerei militari russi provenienti da Damasco.

Anche se non è probabile un’intervento armato degli Usa in Venezuela, le tensioni russoamericane stanno aprendo uno scenario imprevedibile, soprattutto se si considera che, per la prima volta da trent’anni gli Stati Uniti sembrano trovarsi un passo dietro al Cremlino.