La Brexit è stata rinviata

Regno Unito ed Unione Europea hanno concordato il rinvio della Brexit, che sarebbe dovuta avvenire venerdì prossimo. Tutto dipende dalla votazione della Camera dei Comuni della prossima settimana.

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È ufficiale: la Brexit è stata rinviata.

Questo è quanto è emerso nella nottata al termine di un denso Consiglio Europeo che ha visto la controversa questione dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea al centro delle discussioni tra i 28 capi di governo dell’Unione.

Gli scenari che ora si prospettano sono due: se la prossima settimana il parlamento britannico approverà l’accordo negoziato dalla premier Theresa May, Londra uscirà dall’Unione il 22 maggio. 

Il giorno seguente in alcuni paesi europei si terranno già le elezioni per rinnovare il Parlamento europeo, che in Italia si terranno domenica 26 maggio. Questa data è stata accordata per evitare che il Regno Unito partecipi alle elezioni europee, uno scenario paradossale che delegittimerebbe in modo fatale l’esecutivo della premier May.

In precedenza, l’inquilina del numero 10 di Downing Street aveva richiesto un rinvio al 30 giugno. Proposta che è stata rigettata dal Consiglio Europeo il quale vuole che il governo britannico faccia ogni sforzo possibile per uscire dall’Unione prima delle elezioni del prossimo maggio.

Tuttavia, le probabilità che la Camera dei Comuni approvi l’accordo sono basse. In due precedenti votazioni il parlamento ha bocciato a larga maggioranza l’accordo negoziato dalla premier.

Il 15 gennaio, quando si tenne la prima votazione, il governo venne battuto 432 a 202, uno scarto di ben 230 voti. Si trattò della più grave sconfitta subita dal governo nell’ultimo secolo di storia britannica. Il 12 marzo si è tenuta la seconda votazione che ancora una volta ha visto il governo incassare una dura sconfitta.

In quell’occasione il governo venne battuto 391 a 242, uno scarto di 149 voti.  Insomma, considerando le ampie maggioranze che hanno respinto l’accordo nelle precedenti votazioni è improbabile che un terzo tentativo abbia successo.

Inoltre, questa settimana il presidente della Camera dei Comuni John Bercow ha impedito un terzo voto parlamentare sull’accordo per la Brexit.

Bercow ha preso questa decisione affermando che, secondo la consuetudine parlamentare britannica, lo stesso identico provvedimento non può essere votato due volte durante la stessa sessione parlamentare.

In pratica, per poter nuovamente votare l’accordo per la Brexit bisogna prima modificarlo. Lo speaker della Camera consentirà il terzo voto sebbene l’Unione Europea non abbia fatto nuove ulteriori concessioni?

Il secondo scenario di rinvio prende in considerazione la concreta eventualità che la prossima settimana l’accordo venga respinto. In tal caso la Brexit avverrà il 12 aprile. 

“Nel secondo scenario, cioè se l’accordo di uscita non verrà approvato dalla Camera dei Comuni la prossima settimana – scrive il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk in una dichiarazione – il Consiglio Europeo accorda un’estensione fino al 12 aprile, aspettandosi che nel frattempo il Regno Unito proponga una soluzione. In pratica ciò significa che fino a quella data – continua Tusk – tutte le opzioni rimarranno aperte”.

Il presidente del Consiglio Europeo afferma anche che “il governo britannico potrà ancora scegliere tra un’uscita con accordo, un’uscita senza accordo, una lunga estensione oppure una revoca dell’articolo 50”.

Tusk dichiara anche che se entro il 12 aprile il Regno Unito non avrà deciso di partecipare alle elezioni europee, “l’opzione di una lunga estensione diventerà automaticamente impossibile”.

Ancora una volta non è dato sapere che strada prenderà la Brexit. Il voto della prossima settimana sarà cruciale, ammesso che venga concesso da Bercow. Di certo l’uscita di Londra dall’Ue non avverrà nella data prestabilita del 29 marzo 2019.