Maduro, l’errore politico che gli costerà caro

In questa situazione si pongono di fronte due realtà opposte. Cibo e medicine contro armi e fuoco, il tentativo di soccorrere migliaia di vite umane contro il regime che affama e uccide i venezuelani, la solidarietà contro la sottomissione e così via

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Bruciare Tre convogli carichi di cibo e medicine non è di certo un bel gesto, soprattutto se si è consapevoli della loro destinazione. Infatti, il 23 febbraio verrà ricordato come il giorno in cui Maduro decise di negare – con fuoco e sangue – l’ingresso degli aiuti umanitari nel Venezuela.

In questa situazione si pongono di fronte due realtà opposte. Cibo e medicine contro armi e fuoco, il tentativo di soccorrere migliaia di vite umane contro il regime che affama e uccide i venezuelani, la solidarietà contro la sottomissione e così via. Potremmo continuare a elencare all’infinito le molteplici dicotomie che si sono configurate ieri nel confine tra il Venezuela e la Colombia. Ci dicono tutte la stessa cosa. In tutte, Maduro sceglie la parte negativa della narrazione.

Nello specifico, la decisione di sparare a una popolazione in rivolta per causa della fame uccidendo almeno 5 persone e ferendone almeno 80, la repressione spietata nei confronti degli indigeni dell’etnia Pemòn, di cui sono stati uccisi almeno 20 per lo stesso motivo, offrono al Mondo intero l’immagine di un dittatore che mantiene sotto sequestro la propria gente.

Se a questo aggiungiamo il fatto che molte persone non si sono potute curare dalle ferite da armi di fuoco e sono morte dissanguate per causa della carestia che attraversano gli ospedali, si evince che il Paese sia diventato qualcosa di simile a un campo di concentramento o un territorio di schiavitù assoluta nel quale, il Capo esercita il proprio dominio attraverso la routine dell’umiliazione, la sottomissione e la morte. E’ diverso da ogni tipo di sadismo

Questa percezione fa sì che i venezuelani associno la scomoda presenza di Maduro nell’esecutivo con l’uso della forza e di ogni tipo di violenza per occupare il Palazzo. E’ la stessa percezione di essere di fronte a qualcosa di negativo e d’ingiustificabile che ha spinto ad almeno 100 soldati venezuelani a disertare verso la Colombia in meno di Due giorni.

E’ la percezione di stare dalla parte sbagliata e la consapevolezza di non poter dire/fare nulla in favore di tale causa che ha ispirato diversi chavistas dalla prima ora – tra cui l’ex procuratrice Luisa Ortega Diaz, l’ex presidente di PDVSA Rafael Ramirez, L’ex generale Hugo Carvajal e altri – a dissociarsi da Maduro e dalle sue azioni pur di salvarsi la pelle.

Di sicuro le cancellerie di Mosca e Pechino, nel silenzio degli ultimi giorni, inizino a provare la stessa sensazione di distacco nei confronti di Maduro. Prendendo atto dell’ultima smentita del portavoce russo Dimistri Peskov sull’arrivo di ‘aiuti umanitari’ provenienti dalla Russia a sostegno di Maduro oltre a qualche sottile contatto di Pechino con Guaidò, è probabile che ad Oriente si stia tentando di separare chirurgicamente l’immagine di Maduro dai propri interessi nella Regione.

La morale di questa storia sta nel fatto che Maduro sembra essersi ubriacato di potere fino a cadere nell’insopportabile arroganza di chi pensa di poter fare a meno di una buona reputazione nella politica estera. Può suonare sciocco, ma l’immagine e la percezione offerta sono sempre entrate nei calcoli politici di tutti, anche dei dittatori più cruenti, i quali, si sono sempre inventati un nemico interno/esterno nel nome del quale venisse giustificato ogni atto di barbarie.

Ogni uomo al Potere ha bisogno di giustificare le proprie azioni sotto l’ombra di una narrazione, soprattutto nel caso di regimi che fanno dello stato d’eccezione la loro normalità.

Se la narrazione venisse a mancare, si offrirebbe un’immagine nuda dell’esercizio del Potere, e cioè, un volto demoniaco e spogliato da ogni maschera di legittimità. Si tratta di un punto di non ritorno nel quale il leader viene percepito come un tiranno, un punto nel quale anche i più carismatici vengono abbandonati.

Maduro sembra aver ignorato questo passaggio fondamentale che il suo predecessore invece avrebbe curato alla perfezione. Sia all’interno che all’esterno, è diventato sinonimo di male e ingiustizia. Il nocciolo della questione risiede nel fatto che con le sue azioni, è lo stesso despota di Caracas a porre i presupposti per giustificare ogni tipo di misura – giusta o sbagliata che essa sia – per rimuoverlo.