M5S, una leadership incapace di decidere

L'indecisione dei vertici del Movimento 5 Stelle sul caso Tav e sulla vicenda dell'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini palesa il dilettantismo di una leadership incapace di decidere.

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Foto IPP/Emanuele Pennacchio Verona 30/11/2018 Il ministro del Lavoro e Sviluppo economico LUIGI DI MAIO incontra i giovani nell’Area Premio nazionale Innovazione (padiglione 7) e presenta il progetto “Crescere in digitale” con Google, Unioncamere, Anpal e Miur Job&Orienta2018 Nella foto italyphotopress world copyright

La tensione nei ranghi del Movimento 5 Stelle è palpabile

e forse non è esagerato parlare di crisi. La gestione politica della questione relativa alla concessione dell’autorizzazione a processare il ministro Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti, risalente allo scorso agosto, ha prodotto numerosi scontenti dentro e fuori il Movimento e ha palesato inequivocabilmente le carenze della sua leadership.

Nello specifico, in poche parole, l’oggetto principale delle critiche e dei malumori è il comportamento del capo politico Luigi Di Maio, che per quanto riguarda la concessione dell’autorizzazione ha deciso di….non decidere. Scaricando la responsabilità politica della decisione sugli iscritti alla piattaforma online Rousseau, Di Maio credeva forse di liberarsi agilmente di una brutta gatta da pelare. Pensava erroneamente di accontentare i suoi e allo stesso tempo salvare la faccia difronte al suo partner di governo. Ma alla fine della storia l’unico ad essere felice e contento è Salvini, che ha evitato il processo con la benedizione dei pentastellati, i quali hanno abdicato a uno dei loro princìpi fondamentali che da sempre li distingueva dalle altre forze politiche, seppur in modo doloroso. Così ha deciso la maggioranza di quelli che si sono espressi su Rousseau.

La scelta di Di Maio di affidare la decisione agli iscritti di Rousseau ha sollevato immediatamente dubbi e reazioni nel Movimento. Innanzitutto, gli utenti della piattaforma non avevano le competenze per esprimersi coscienziosamente su un fatto così specifico e tecnico, già solo per il semplice fatto che nessuno di loro ha potuto leggere e studiarsi i documenti che invece aveva a disposizione la giunta per le immunità parlamentari. E questo motivo sarebbe stato già più che sufficiente per spingere chi aveva il potere di decidere a evitare di optare per la votazione online.

Alla fine, oltretutto, Rousseau si è rivelato uno strumento totalmente inefficiente nell’adempiere al suo compito. Numerosi non sono riusciti a votare a causa della lentezza e dei problemi tecnici del sito che, sovraccaricato dal numero di accessi, è andato in tilt. L’inefficienza di Rousseau ha decretato la fine di un altro sogno rivoluzionario dei Cinque Stelle: la democrazia diretta tramite Internet. Oltre al danno la beffa. Per giunta, diversi esperti hanno denunciato l’obsolescenza del sito, che sarebbe particolarmente esposto agli attacchi degli hacker. Infine, il fatto che dietro al sito vi sia niente meno che l’Associazione Rousseau, e quindi Davide Casaleggio, potrebbe facilmente dar vita a più di un sospetto.

Il risultato della votazione ha decretato la vittoria totale di Salvini mentre il Movimento 5 Stelle, sconfitto su tutti i fronti, ne esce con le ossa rotte. Non solo si è sottomesso all’alleato, rinunciando a difendere uno di quei valori per cui milioni di italiani l’avevano votato, ma ora è pure attraversato da pericolose frizioni che potrebbero acuirsi nei prossimi mesi. “Mario Giarrusso (senatore pentastellato e membro della giunta per le immunità parlamentari del Senato, nda) dice che non ci sono spaccature? No, si è solo aperto il Mar Rosso”. Questo commento della senatrice 5 Stelle Paola Nugnes rende bene le tensioni che percorrono il Movimento. E in modo simile si sono espressi diversi altri parlamentari. Ma ad essere scontenti non sono solo alcuni parlamentari. Sono tanti gli elettori e gli attivisti ad essere disillusi da questa vicenda.

Tuttavia, il fatto più interessante emerso platealmente nelle ultime settimane di cronaca politica non è la (non) decisione di far votare gli utenti di Rousseau, né l’esito della votazione stessa. Bensì è il dilettantismo politico di Luigi Di Maio. Anzi, questo fatto più che interessante è preoccupante, poiché tale dilettantismo sta avendo e avrà importanti ripercussioni sul futuro del Movimento. Difatti, i malumori interni emersi negli ultimissimi giorni non sono altro che una conseguenza di questo dilettantismo, alla cui base vi è l’incapacità di prendere decisioni.

Tale imbarazzante incapacità si manifestò per la prima volta la scorsa settimana in merito al caso della Tav Torino-Lione. Dopo aver rimandato per mesi la decisione sul completamento dell’opera perché bisognava aspettare la redazione della famigerata analisi costi-benefici, quando questa analisi è stata finalmente resa pubblica i vertici del Movimento hanno fatto finta di niente e hanno evitato di prendere una decisione definitiva. Nel frattempo Di Maio e Di Battista sbraitavano ai quattro venti che fino a quando il Movimento sarebbe rimasto al governo la Tav non si sarebbe fatta. Ebbene, se per Di Maio e Di Battista la questione era già chiusa e siccome l’analisi costi-benefici ha dato, ovviamente, parere favorevole alla linea No Tav dei Cinque Stelle, che aspettano a mettere la loro decisione nero su bianco? Mesi di rinvii si sono infranti contro la plateale incapacità dei vertici di prendere una decisione, ovvero portare l’argomento in consiglio dei ministri e chiudere una volta per tutte la diatriba con la Lega, indissolubilmente a favore della Tav. Di Maio temporeggia e forse potrebbe addirittura rimandare tutto a dopo le elezioni europee. Forse preoccupato dai sondaggi, il capo politico dei 5 Stelle teme le ripercussioni elettorali di una soluzione di compromesso con la Lega che potrebbe scontentare quella parte di elettorato contraria all’alta velocità Torino-Lione.

Come sulla Tav la leadership pentastellata continua a

temporeggiare, dribblando la resa dei conti, allo stesso modo sulla vicenda dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini Di Maio ha scelto di non decidere. Perché scaricare la responsabilità politica sugli utenti di Rousseau significa non prendere una decisione. Il principio fondamentale che ha da sempre contraddistinto i 5 Stelle per cui la legge è uguale per tutti e i politici devono sempre sottoporsi ai processi parla chiarissimo. Ma Di Maio non ha scelto di agire coerentemente con questo principio, né ha deciso di preservare la tenuta dell’alleanza con la Lega. Ha scelto invece di scaricare la responsabilità sugli iscritti a Rousseau, piattaforma tanto celebrata che ha colto l’occasione per mostrare tutte le sue imbarazzanti falle.

Di Maio dovrebbe capire che stare al governo implica necessariamente

prendere delle decisioni. Per quanto scomode e difficoltose esse siano. Non è scappando dalle proprie responsabilità che si risolvono i problemi, anzi così facendo se ne creano degli altri ancora più gravosi. Rifiutandosi di metterci la faccia, Di Maio ha definitivamente rinunciato all’egemonia che il Movimento 5 Stelle deteneva nei confronti della Lega, consacrata dall’esito elettorale del 4 marzo. Nel frattempo il risentimento e la disillusione iniziano ad imperversare tra i parlamentari e gli elettori del Movimento. E Salvini incassa.