Chi è il vero responsabile della crisi venezuelana?

C'è una pista americana dietro la crisi venezuelana? oppure è colpa del modello politico instaurato da Chavez? Con i numeri alla mano possiamo scoprire la risposta

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Qualche giorno fa è stato impedito l’ingresso di aiuti umanitari e ieri sera è stata espulsa una delegazione di eurodeputati del PPE che provava a far visita nel Paese. Per contrastare la brutta prestazione degli ultimi giorni e pur di non accettare l’entrata dei soccorsi provenienti dagli USA e dall’Europa, Maduro ha dichiarato l’arrivo di 900 tonnellate di aiuti umanitari provenienti da Pechino e Mosca, questi ultimi sembrano destinati a sparire nel buco nero della burocrazia così come sono spariti i migliaia di dollari che entravano quando il petrolio costava oltre 100 dollari il barile.

Si tratta di una crisi che il Regime venezuelano evita di affrontare, reagendo a colpi di ostilità, chiudendo i confini e ogni canale diplomatico. Sebbene costituzionalmente non sia più il Presidente, il successore di Chavez detiene il controllo sui vertici militari e, di conseguenza, sul territorio. Allo stesso tempo, l’emergenza umanitaria sembra essere servita all’indebolimento cronico della popolazione sul quale Maduro ha garantito la propria permanenza al Potere.

Dietro la pista americana

Eppure c’è chi ancora afferma che il problema del Venezuela sia stato il calo dei prezzi del petrolio senza tenere conto circostanze reali del Paese durante gli anni di abbondanza. In altre parole, le opinioni che deresponsabilizzano Chavez e Maduro dall’attuale emergenza umanitaria che vive oggi il Paese, sembrano fondate su un estremo semplicismo basato nei luoghi comuni di chi, pur di segnalare l’America in tutte le sue teorie cospirative, non tiene conto delle trasformazioni alle quali fu sottoposto il Venezuela in quel tentativo maldestro di revoluciòn iniziato dal 1999 fino ai nostri giorni

Abbondanza

Se tra il 1999 e il 2014 il Venezuela ha ricevuto l’esorbitante quantità di 960.589 milioni di dollari, ovvero, 56.000 milioni di dollari l’anno, come mai oltre la metà della popolazione viveva sotto la soglia della povertà? Perché a Chavez, ormai membro del Panteon degli Statisti modello nel mondo dell’estrema sinistra, non è passato in testa l’investimento di quelle risorse oppure il loro risparmio? Mica non lo sapevano che il barile a 100 dollari era un’occasione da approfittare e che non sarebbe durata molto?

Dato che l’ignoranza non è un fattore da tenere in considerazione nell’analisi politica e prendendo atto della fitta rete ideologica che intrecciava il Regime di Chavez con l’Avana e i movimenti di Sinistra rivoluzionari presenti da Bogotà a Buenos Aires, possiamo facilmente affermare che il mancato sviluppo del Paese non è mai stato motivato da alcun ‘embargo’ o ‘blocco’ da parte degli USA, primo (e quasi unico) acquirente del Petrolio venezuelano, ma a un progetto politico mirato a rafforzare il Regime indebolendo la popolazione.

Sperperamento

L’arricchimento di un’élite a discapito di una popolazione sempre più povera sarebbe stato utile a detenere il Potere dello Stato in ogni circostanza. Così, mentre le entrate del Petrolio sono state distribuite tra i vertici militari e quelli del Partito, il Paese andava in bancarotta dovendo ricorrere all’indebitamento con Pechino e Mosca.

Dato che il petrolio non bastava per saziare le ambizioni della nuova élite, l’ex-presidente Hugo Chavez e il suo successore Maduro hanno indebitato il Paese di circa 92.750 milioni di dollari. Inoltre, il debito dovrebbe essere ripagato entro il 2027 ma le riserve internazionali del Paese sono state erose da 43.127 milioni a 15.000 milioni di dollari, il che dimostra come le risorse dello Stato venezuelano siano state destinate esclusivamente all’arricchimento della nuova élite.

Secondo l’economista Hausmann “il boom petroliero non è stato usato per risparmiare ma per moltiplicare il debito”. Tant’è vero che nel 2012, con il barile a circa 103 dollari americani, la spesa pubblica ha evidenziato un disavanzo del 17% del PIL. In parole povere, si sono spesi i soldi come se il barile fosse costato 197 dollari anziché 103.

In questo folle sperperamento di soldi, la popolazione iniziava a risentire il progressivo impoverimento e, più di recente, un’emergenza umanitaria che si manifesta nella carestia, nell’iperinflazione, nella violenza e nella fuga dal Paese.

Il modello 

Nella crisi che si sarebbe innescata, l’America non ha avuto alcun ruolo se non quello di acquistare la maggior parte del Petrolio venezuelano pagandolo con un’esagerata puntualità. Ciò che possiamo affermare invece è che la situazione attuale del Venezuela obbedisce a perfettamente al modello menzionato in precedenza, secondo il quale, per perpetuarsi al potere bisogna ridurre alla fame e alla povertà la maggior parte della popolazione e quest’ultima non farà altro che cercare di sopravvivere.

Stiamo parlando di un modello che il Venezuela ha provato ad instaurare anche assumendosi il costo di distruggere tutto il sistema economico del Paese. Un modello che gli era stato importato dall’Avana, da dove era stato esportato anche in altri Paesi del continente.

La realtà è questa: negli ultimi 20 anni, il Venezuela, pur arricchendosi grazie alla vendita di Petrolio agli americani, ha subito un processo di trasformazione politica che l’ha portata a soccombere sotto il dominio assoluto di Pechino e Mosca mentre la crisi socio-economica non è mai stata affrontata, ma strumentalizzata dai “revolucionarios” per restare al potere.