Populismo inverso: Equiparare la Shoah con la crisi migratoria è corretto?

Da un punto di vista operativo, il Populismo è quel pattern politico che amplifica, semplifica e sfrutta tutta la potenza dei vizi cognitivi, di queste distorsioni culturali per fornire soluzioni facili a problemi complessi partendo da considerazioni e asserti parzialmente o del tutto errati.

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I nazisti, nei lager, non hanno massacrato alcun essere umano.
I campi di concentramento e la sistematica distruzione degli ebrei sono stati preceduti da una massiccia operazione propagandistica di distorsione cognitiva. Il concetto di “ebreo” fu stato scorporato dal concetto “essere umano”: gli ebrei quindi prima di essere sterminati sono stati de-umanizzati. La de-umanizzazione degli ebrei in questo caso fu un’opera di bias cognitivo, opera propedeutica al massacro. Senza anni di propaganda distorsiva sulla natura degli ebrei, la Shoah non sarebbe stata possibile.

Nel precedente articolo sui Bias, abbiamo appurato quanto devastanti possano essere per l’opinione pubblica (e di riflesso per il policy making) le distorsioni linguistiche e i vizi culturali da esse generate. Queste distorsioni sono cicliche nella storia delle società e creano quei Cleavages fondamentali su cui si fondano le correnti culturali che plasmano l’opinione pubblica. Infatti queste distorsioni cognitive generano modi inesatti e viziati di percepire la realtà, influendo quindi negativamente sul comportamento dell’uomo nella società.

Tragedia dei morti in mare e sterminio degli ebrei nei lager nazisti: è corretto asserire che si tratti in entrambi i casi di genocidio o del medesimo crimine?

E’ corretto eguagliare queste due tragedie? L’essere tragedia, implica automaticamente che si tratti sempre di genocidio? Esiste un fondamento de iure per cui le politiche del governo italiano possano essere definite “genocide” o penalmente perseguibili dal diritto internazionale? E all’atto pratico, che effetto culturale avrà l’accostamento semantico del genocidio ebraico con i morti nel mediterraneo?

Tutte le tragedie sono genocidi?

Ovviamente no, ma andiamo più nello specifico.
Il genocidio è infatti una “Sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, una razza o una comunità religiosa” (Treccani).
Sistematica distruzione” sta a significare che vi è sia la volontà/dolo sia il metodo di uccidere ovunque essa sia, una data popolazione, stirpe, razza o comunità religiosa.
Questo elemento nella crisi migratoria è totalmente assente, sia da parte dei trafficanti di esseri umani sia da parte dei governi europei.

Giuridicamente, è equiparabile alla Shoah?

Non esiste un genocidio colposo, il genocidio va inteso sempre è comunque in termini dolosi. Il dolo è quindi un presupposto indispensabile, infatti una semplice omissione di adempimento a un “non-dovere” seppur reiterata in sé non costituisce dolo. Nelle morti dovute alla crisi migratoria manca, fra le tante cose, l’elemento del dolo.
Infatti non figura neanche l’elemento dell’omissione, in quanto essa si riferisce al mancato adempimento di determinati doveri. Dato che l’immigrazione non è un diritto non vi è neanche una controparte soggetta all’adempimento dei rispettivi doveri.
Il dolo potrebbe presentarsi nel caso in cui i migranti avessero sottoscritto con l’Italia un contratto che vincolasse le parti a determinati doveri: nel caso in cui l’Italia avesse violato i vincoli contrattuali deliberatamente al fine di causare la morte della controparte, allora si sarebbe riconosciuto il dolo. Ma così non è, in quanto non sussiste alcun vincolo contrattuale.
Manca anche la parte lesa. Infatti la parte lesa è titolare del bene protetto dalla norma penale violata. Infatti, se l’immigrazione fosse un diritto, l’Italia verrebbe meno nel garantire questo bene protetto. Ma le migrazioni non sono tutelate né da trattati né da norme consuetudinarie in quanto mancano praticamente tutti gli elementi eccetto la Prassi, peraltro non generale.

Quindi l’Italia non ha doveri nei confronti dei migranti? Non in quanto migranti. L’Italia ha dei doveri nei confronti di tutte le imbarcazioni in avaria entro le proprie acque territoriali.
Non ha il dovere di far sbarcare (l’obbligo di sbarco sarebbe un potenziale ingresso illegale nel paese), non ha il dovere di salvare vite fuori dalla propria competenza marittima (da non confondere con il dovere di ogni nave di soccorrere in mare una imbarcazione in avaria e condurla al primo porto sicuro – Malta / Tunisia).
Come invece ha ribadito ieri la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) l’Italia ha l’obbligo di fornire l’assistenza necessaria (caso Sea Watch, nda), ma nessun obbligo di sbarco.

Se un’imbarcazione fosse rintracciata in avaria entro le acque territoriali italiane e le autorità preposte, ripetutamente e sistematicamente, non interverrebbero a soccorso di tale imbarcazione, allora ci sarebbe un dolo o una preterintenzione, in quanto l’Italia è vincolata sia dal diritto pattizio sia dal diritto consuetudinario al soccorso marittimo entro le acque di propria competenza.
Ma ciò ancora non sembra essersi verificato, tanto meno con la sistematicità necessaria per rientrare nel concetto di genocidio.

Che effetto pratico avrà questo vizio/bias cognitivo?

Appurata la differenza fra un genocidio e quello che sta avvenendo nel mediterraneo possiamo affermare che l’eguaglianza è mal posta, in quanto mette sullo stesso piatto fenomeni che sia nel numero di morti, sia nei fini che nei mezzi, sia legalmente, sia come contesto, sono su due livelli molto diversi. Quindi che effetto ha questa specifica distorsione?
Eguagliare una Ferrari a una Panda ha inevitabilmente due effetti: sopravvalutare la Panda e svalutare la Ferrari.
Stesso effetto bidirezionale si ha eguagliando il furto di caramelle alla rapina a mano armata.
Sopravvalutare la gravità del furto di caramelle in sé non è il peggiore degli effetti del bias, ma la relazione è ovviamente bidirezionale, quindi ci si ritrova che il reato di rapina a mano armata si svaluta: e questo è ben più grave.
Diventerà quindi meno grave rapinare e più grave rubare caramelle. Il risultato di questo meccanismo è chiaramente preoccupante.

Nella fattispecie, svalutare il concetto di genocidio (la Shoah, o il genocidio degli armeni ad esempio), comporta che esso perda l’intensione di “orrore” e di “atrocità” che lo caratterizza come concetto. Essendo “sdoganato” e messo alla pari di un fenomeno di portata di gran lunga minore, porterà necessariamente l’opinione pubblica a rivalutare la fondatezza stessa del crimine di genocidio, la cui gravità invece non dovrebbe essere minimamente messa in discussione.
La dicotomia “Shoah=Crisi migratoria”, come la dicotomia “furto caramelle=rapina a mano armata”, è infatti facilmente interpretabile al contrario:
“dato che rubare caramelle non è poi così grave, e dato che rapinare ha la stessa gravità del furto di caramelle, non sarà poi così grave nemmeno rapinare”.

Quest’analisi puramente logica, ha purtroppo un riscontro empirico, con un numero nel mondo di negazionisti e di favorevoli all’operato nazista, sempre più alto.

Chiunque abbia seriamente a cuore la memoria dei genocidi, si guardi bene dall’associarla con fenomeni di tutt’altra natura.