La Macedonia è riuscita a cambiare nome dopo 28 anni

Il parlamento greco ha ratificato l'accordo per cui il nome della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia diventa Repubblica di Macedonia del Nord. Termina così una diatriba durata quasi trent'anni tra Atene e Skopje. Ora per la piccola repubblica balcanica si aprono le porte dell'integrazione nell'Unione Europea e nella Nato.

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Dopo una curiosa diatriba con la confinante Grecia durata ben 28 anni, l’Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (acronimo inglese Fyrom), colloquialmente chiamata Macedonia, è finalmente riuscita a cambiare nome: d’ora in avanti la piccola repubblica balcanica si chiamerà Repubblica di Macedonia del Nord.

Ieri pomeriggio il parlamento greco ha ratificato l’accordo, stipulato lo scorso giugno dal primo ministro greco Alexis Tsipras e dal suo omologo macedone Zoran Zaev, che stabilisce la modificazione del nome della piccola ex repubblica jugoslava. Il parlamento di Skopje aveva ratificato l’accordo lo scorso 11 gennaio ma affinché esso entrasse in vigore occorreva la ratifica dei parlamenti di entrambi i paesi firmatari. Lo scorso 30 settembre si era tenuto in Macedonia un referendum in cui l’elettorato venne chiamato ad esprimersi sull’accordo. Di tale referendum avevamo parlato in un articolo che potete leggere cliccando qui. Sebbene il 91 % dei votanti si dichiarò favorevole, non venne raggiunto il quorum necessario per rendere valido il referendum (l’affluenza si fermò al 37 %). Ciononostante il referendum non era vincolante, perciò il risultato del voto non influì in alcun modo sulla procedura, conclusasi ieri, che ha portato allo storico cambio del nome.

La questione relativa al nome della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (Fyrom) si trascinava da quasi trent’anni. Esattamente dal 1991, anno in cui la repubblica divenne indipendente dalla Jugoslavia. Il fatto è che tal bizzarro nome doveva essere provvisorio. Una provvisorietà che è durata quasi tre decenni a causa dell’ostilità mostrata dalla confinante Grecia, la quale si è sempre opposta alla presenza del termine Macedonia nel nome della piccola repubblica balcanica. Pertanto, la Grecia ha costantemente posto il veto al suo ingresso nell’Unione Europea e nella Nato. Ed è qui che sta la dimensione internazionale della faccenda, la quale, in effetti, non riguarda solo la Grecia e la Macedonia, ma anche l’Unione Europea e la Nato, che si stanno espandendo sempre più in profondità nei Balcani occidentali, cuore eternamente debole ed instabile del continente europeo.

Ma perché la Grecia non vuole che la Macedonia si chiami…Macedonia? Tutti, più o meno approfonditamente, abbiamo studiato la storia antica. Già alle scuole elementari si studia la Macedonia in quanto patria della gloriosa civiltà ellenica e del mitico condottiero Alessandro Magno, che con le sue campagne militari conquistò un impero di vastissime dimensioni che dalla Macedonia arrivava fino al fiume Indo. Dunque, la Macedonia di Alessandro Magno ha a che fare molto poco e solo in parte con l’attuale Repubblica di Macedonia del Nord. La prima è una regione storica, la seconda è uno Stato-nazione dei Balcani occidentali che ha assunto il nome Macedonia in quanto occupa parte del territorio dell’omonima regione storica e rivendica un’infondata eredità della cultura ellenica. La regione storica della Macedonia, infatti, va ben al di là dei confini dell’omonima repubblica e comprende parte del territorio di Grecia e Bulgaria, ma anche piccole porzioni di Kosovo, Albania e Serbia. Oltretutto, la Repubblica di Macedonia del Nord non ha niente a che fare con la cultura ellenica, poiché si tratta di un paese etnicamente e linguisticamente slavo.

I greci, che si percepiscono legittimi eredi dell’ellenismo e che hanno ben due regioni amministrative che portano il nome Macedonia (Centrale e Orientale) non hanno mai mandato giù il fatto che i vicini settentrionali, per giunta slavi, si arrogassero il nome Macedonia per il loro Stato, poiché esso controlla solo una parte dell’antichissima regione storica. Da qui la precisazione Macedonia del Nord.

Questo cambio di nome non ha però ricevuto una buona accoglienza in Grecia dove il governo è finito nel mirino delle critiche. Secondo alcuni sondaggi l’opinione pubblica greca sarebbe per la maggioranza ostile all’accordo. Nei giorni scorsi ci sono state numerose manifestazioni nella centralissima piazza Syntagma di Atene, di fronte al palazzo del parlamento. Non sono mancati gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine che giovedì sera sono ricorse all’uso di gas lacrimogeni per disperdere la folla. I partiti d’opposizione sono particolarmente ostili all’accordo e non hanno perso l’occasione per criticare ferocemente il premier Tsipras. “Non si sarebbe mai dovuto firmare questo accordo, né portarlo in parlamento per la ratifica” ha commentato Kyriakos Mitsotakis, leader di Nuova Democrazia, il principale partito d’opposizione. “È una sconfitta nazionale…un abbaglio nazionale che è un affronto alla verità e alla storia del nostro paese” ha aggiunto. Forti accuse anche dal partito di estrema destra Alba Dorata i cui deputati durante il voto in parlamento si sarebbero messi ad urlare “traditori! traditori!” rivolgendosi ai colleghi della maggioranza. A dimostrazione di quanto la questione sia divisiva, l’accordo è stato ratificato dal parlamento con un margine strettissimo: 153 a 146.

Per la Repubblica di Macedonia del Nord si aprono le porte dell’integrazione europea e nord-atlantica. I negoziati saranno comunque molto lunghi e se la Macedonia entrerà nell’Unione Europea ciò avverrà tra diversi anni. Allo stesso tempo le speranze di Alexis Tsipras di vincere le elezioni legislative del prossimo ottobre sembrano assottigliarsi, poiché i greci ci tengono molto alla loro storia e al loro retaggio ellenico e non sembrano affatto contenti per il cambio di nome della, ormai ex, Fyrom.